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domenica 17 febbraio 2019

Haselwurm, il Serpente del Nocciolo





Che il Serpente, animale totemico peculiare della Dea Brigit, legata al periodo di Imbolc, sia un simbolo antico come l'umanità è risaputo, e che lo stesso simbolo poi, all'interno di culture che a loro volta hanno sviluppato spiritualità e religioni diverse abbia acquisito valenze differenti anche. Ma per la Cultura celtica e pre-celtica ha un valore fondamentale tanto che molte leggende e racconti ne parlano. 

La Regina dei Serpenti, come la definì Brunamaria Dal Lago Veneri nel suo racconto Il serpente con la corona d’oro del 1989, e di cui nell’articolo dal titolo: Brigit la Dea Serpente della Trasformazione e del Mutamento, della Conoscenza e della Fortuna, chi scrive inserì un breve video che ne parlava, mostra come pure in ambito alpino-germanico sia figura foriera di fortuna e favori.

Tendenzialmente dalle grandi dimensioni è peculiarmente bianca, fra le figure mitologiche dell’area a cavallo fra le alte vette alpine e l’area germanofona in una variante, che andrò ad analizzare, la simbologia articolata e profonda della serpe si potenzia, nel contesto narrativo, di un altro potente simbolo celtico e druidico, il nocciolo. E’ proprio da questo albero che esce solo di notte, abita fra le sue radici per nutrirsi del cuore delle sue foglie. E sono le lacerazioni del fogliame di cui si ciba che segnalano la sua presenza al pari del cespuglio di vischio che spesso è ospitato sull’albero, è l’Haselwurm (letteralmente il verme del nocciolo).

Anche in campo celto-germanico la rassegna di animali leggendari si veste così di una figura fondamentale, definita come il Serpente della Conoscenza.
Di questo animale però oltre a conoscere che è bianco, sappiamo che dispone di una carne che fa acquisire a chi se ne nutre proprietà magiche come apprendere i segreti di erbe, piante e fiori, oppure la capacità di comprendere il linguaggio degli animali, o ancora l’abilità a rendersi invisibile. Leggenda vuole che anche il famoso alchimista svizzero Paracelso che a lungo svolse la sua opera in Tirolo se ne cibò. La profonda trasformazione che trasmuta in comprensione magica un solo boccone di carne, riporta alla trasformazione che vive il serpente a partire dal primo accenno di primavera e che muta la sua pelle, trasformandolo di anno in anno, rinnovandolo, eppure lasciandolo sempre uguale a sé stesso.

Il nome tedesco Haselwurm oltre alla sua traduzione letterale ha come sinonimo italiano il  termine Milauro. Figura di un bestiario che principalmente appartenente  alla zona che giunge sino a Brixen-Bressanone, Bozen-Bolzano, Ritten-Renon e la Fleimstal-Val di Fassa La sua forma può variare da quella di una semplice biscia albina dal grande aspetto, a quella di un animale dalle sembianze di drago, essere umano e bambino; in altre apparizioni ancora, invece avrebbe manifestato la testa di un bambino ed un corpo dotato di aculei, ed anche nelle varianti possibili esce sempre dalla base di un nocciolo dove dimora.

La Tradizione vuole che chi ha l’opportunità di incontrarlo debba essere nato di domenica, ed il suo incontro porta con sé il dono di un sacchetto d’oro. Da questo origina il detto trovare Milauro per dire che si è incontrata la fortuna. Notare come il giorno festivo, implichi la fortuna del non lavorare nel giorno di riposo e festa, e l’essere nati in quel momento corrispondeva già a qualcosa di particolarmente propiziato dalla sorte, a cui si aggiungeva l’oro della conoscenza e del buon auspicio che porta con sé il Milauro.

In questa narrazione la valenza della serpe della Dea Brigit con attributi trasformativi, forieri di buoni auspici e fortuna, amplifica e potenzia i suoi significati attraverso il nocciolo e dal suo essere albero che genera nutrimento di saggezza. Il pensiero inevitabilmente ci conduce alla mitologia irlandese che all’interno dei propri tratti peculiari, ci offre confronto fra diverse figure creando intrecci molto interessanti.



                                  
Note:

Il fiume irlandese Boyne, che prese il suo nome dalla Dea Boann, porta con sé il ricordo mitologico della sua sorgente in un pozzo della saggezza, chiamato Pozzo di Connla o di Segais, da cui originano sette corsi d’acqua fra cui quello dedicato a Boann appunto, considerato il primo e più importante di tutti i fiumi, quello in cui lo Spirito della Dea dimora. La pozza, racconta il mito, fu una cavità in cui nuotavano cinque Salmoni, i Salmoni della Conoscenza, che si nutrivano ogni giorno di nove nocciole ciascuno, che cadevano in acqua da nove alberi di nocciolo, le cui fronde si protraevano verso la cavità stessa. Cibandosi di sapienza i pesci acquisivano nelle loro carni la stessa qualità e di conseguenza chi avesse mangiato la loro carne, avrebbe assimilato le stesse peculiarità di Saggia Conoscenza del Mondo, esattamente come chi si fosse cibato dell’Haselwurm. La leggenda narra che Boann, desiderosa di aumentare i suoi poteri si avvicinò al Pozzo per abbeverarsi delle sue acque per fare sua la Conoscenza anelata da molti, ma le acque di fronte alla sua presenza non autorizzata, esplosero inondando la terra e fluendo verso il mare, quel momento coincise con la nascita di sette corsi d’acqua sacri fra cui il Boyne che originò dal suo nome e che custodisce la sua essenza. Ma il Boyne a livello mitologico, fu considerato il primo a nascere in una sorta di origine prima di tutte le acque. E sebbene ad una prima lettura sembra che il mito veda la tragica fine di Boann, c’è invece da osservare come quell’acqua divina, tesoro sacro, inondando la Terra, regala le sue caratteristiche di sapienza e conoscenza al mondo, così come la Dea Boann diventa lei in primis nutrimento dal prezioso valore, per la Terra.

Nell’analisi, interesechiamo con la sua figura quella della Dea Brigit, che è colei che unisce in sé gli elementi del fuoco e dell’acqua e del polivalente simbolismo serpentino. Dea solare, figlia di Dagda, attinge forza dall’acqua del freddo e del gelo che ancora ammantano il suolo, ma grazie al cui scioglimento, permettono alle profondità oscure di iniziare a trarre il loro alimento che con il rafforzamento delle ore di luce e di sole, consentirà il primo germogliare e lo schiudersi della manifestazioni della primavera. Quindi in questo intreccio Boann e Brigit sono entrambe Divinità che portano purificazione attraverso le acque profonde, che rappresentano il primo elemento vitale per la creazione, un altro legame lo hanno anche con colui che per la seconda è padre e per la prima amante, il Dio Dagda.

L’aspetto della guarigione è susseguente quello della purificazione per Brigit. La rigenerazione che attinge dalle acque primordiali che connotano entrambe le Dee, aprirebbe ad una disquisizione sull’elemento, di cui questa non è la sede. Ritorniamo alla valenza del serpente come purificatore e rigeneratore. Questo attributo che si è protratto anche nella mitologia greca e romana, accompagna ancora i nostri giorni visto che il Caduceo, bastone alato lungo il quale si intrecciano due serpenti, oltre a manifestarsi come sinonimo di prosperità, acquisisce in questa accezione il significato di riequilibrio che i farmacisti attraverso i loro rimedi e le loro cure offrono, riportando armonia fra le energie dei due serpenti che rappresentano le forze che si integrano a creare salute, e che avvolgono le loro spire lungo la verga simbolo del Mercurio romano o dell’Hermes-Ermete greco. Allo stesso modo dei simbolo dell'Ordine dei Farmacisti, il simbolo dell’Ordine dei Medici è rappresentato dal Bastone di Asclepio o Esculapio, in questo caso il serpente è uno solo che avvolge la sue spirale intorno all’asta simbolo del Dio greco.

Tornando al nocciolo, l’albero ha un così forte valore che per la sua sacralità il legname è utilizzato ancora oggi per creare le bacchette che servono al rabdomante per individuare vene d’acqua sotterranee, esattamente come si pensava che le sue verghe fossero utili a individuare tesori nascosti, e quindi non solo portasse fortuna in senso lato, ma anche in senso molto materiale. Inoltre l’Ogham, l’alfabeto arboreo celtico, secondo cui ad ogni lettera è legato un albero, era inciso su tavole dello stesso legno. E sempre dello stesso legno si dice anche fosse fatto il bastone dei pastori, in quanto li avrebbe protetti dall’eventuale morso dei serpenti.

Simbolo di nutrimento della vita ed anche della morte, fu il primo albero a sfamare gli abitanti del Neolitico dopo l’ultima glaciazione, in effetti le nocciole hanno alti contenuti di acidi grassi, in particolar modo di Omega 9. Come simbolo di fecondità, i suoi frutti si offrivano ai matrimoni insieme alle noci, ma li si è ritrovati anche in tombe, lasciati ai defunti come cibo rituale. Sempre legato al discorso morte, si diceva che i maghi usassero un coltello nuovo per recidere un ramo di nocciolo, per mezzo del quale avrebbero comunicato con i defunti. A questo aspetto si aggiunge che i rami di nocciolo venivano utilizzati anche negli altri ambiti rituali e religiosi. 

Proviene dalla Conoscenza profonda e ad essa conduce, se solo si riesce ad andare oltre il suo guscio (esteriorità/apparenza) per accedere al suo frutto vero e proprio (centro delle manifestazioni).

Una leggenda del Tirolo narra che la Sacra Famiglia nella sua fuga in Egitto si riparò all’ombra di un nocciolo, da quel momento (o forse molto prima n.d.r.) l’albero venne considerato immune da fulmini. Presso i Germani esisteva il divieto di fare legna di noccioli e querce, in quanto abitati da entità di beneficio a tutto il bosco. L’associazione nocciolo-serpente, unione dalle peculiarità guaritrici appartiene anche alla cultura greco-romana. Solo dal Medioevo inizia ad acquisire proprietà malefiche, in quanto la saggezza e la fertilità delle attribuzioni antiche, ebbe con l’avvento del cattolicesimo una trasformazione in negativo, come del resto per molti altri animali e piante. 

Il nocciolo, in ultimo si lega ad un numero: il nove. Può arrivare sino a nove metri di altezza ed impiega nove anni per raggiungere la sua massima estensione ed oggi le ricerche recenti ci dicono anche che l’Omega di cui offre maggiore disponibilità e come scritto più sopra sia proprio il nove. 

Varco, soglia fra la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo, porta nel simbolo del tre che moltiplica se stesso, il potenziamento del simbolo serpentino, che amplifica.
Rompere il guscio del nocciolo per gustarne il frutto affianca il liberarsi della vecchia pelle della serpe. Ciò che sta per sbocciare è celato all’interno, e la loro figura liminale, a cavallo fra termine ed inizio, fra completamento e rinnovamento, volge lo sguardo verso Est e verso la primavera che verrà.

I Fratelli Grimm, narrano in più fiabe di serpi bianche ma in una sola si  riferiscono a questa Serpe candida della Conoscenza e del suo riparo, le radici del Sacro Nocciolo.










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*depositphotos.com


Bibliografia

*Tersilla Gatto Chanu Saghe e Leggende delle Alpi Newton Compton 2011 

*Dino Coltro  Gnomi, anguane e basilischi, Cierre edizioni 2012

*Alberto Cattabiani Florario, Mondadori 2017 

*Kondratiev Alexei Il tempo dei celti. Miti e riti: una guida alla spiritualità celtica, Apogeo 2005    

*J.C. Cooper Enciclopedia illustrata dei simboli, Franco Muzzio Editore 1987

Sitografia

Miei articoli 2016

*Anagantios il Tempo celtico di Febbraio e del Fuoco Sacro di Brigit la Triplice


*Brigit la Dea Serpente della Trasformazione e del Mutamento, della Conoscenza e della Fortuna 28-5-2016




sabato 26 gennaio 2019

E dopo venne il caos




Ci fu un Tempo antichissimo in cui gli esseri umani tutti, comunicavano non solo fra di loro, ma con gli animali, con le piante, con l’acqua dei ruscelli. Quando ci si recava in un bosco a raccogliere erbe o a tagliar legna, le erbe dicevano a chi raccoglieva in quale ora avrebbero mantenuto le loro più alte caratteristiche e così era per il legname, ogni albero consigliava al tagliaboschi come essere abbattuto e come offrire la sua vita per il migliore legname, per costruire case o divenire utensile, o ancora ardere, bruciato dal nobile elemento fuoco. Ma poi venne il Concilio di Trento [1] che si impose sulle popolazioni e sulle loro tradizioni sebbene già cristianizzate e tutto questo scomparve.


Note:

[1] E’ nel 1545 che ebbe inizio il Concilio di Trento, come risposta della Chiesa di Roma all’espandersi della Riforma protestante in atto, ad opera principalmente di Martin Lutero. Dal Concilio che durò ben diciotto anni, sino al 1563 sotto il pontificato di tre Papi, nacque il termine Controriforma con cui il Cattolicesimo intese rinnovare il proprio potere teologico-spirituale nonché liturgico.

Questo brevissimo racconto segna un passo importante fra un prima ed un dopo. Fra una Cultura e Tradizione che fu di tutti ed una che venne imposta. Fra una Cultura nella quale si era in stretto contatto con la Natura, i suoi Tempi i suoi Riti che tramandati oralmente rappresentavano il Patrimonio di interi Popoli, e ciò che imposto dogmaticamente pensò di estirpare Tradizione ed Identità. Ho voluto riportarlo, perché oggi quella Tradizione orale è scomparsa, almeno fra le persone più giovani che io ho potuto incontrare. Nonostante queste aree vivano con estremo fervore i preparativi di eventi oggi legati a passaggi annuali e festività cattoliche anche se di chiara quanto negata origine pagana, quando viene domandato loro perché lo facciano, rispondono che è la loro tradizione ed è antichissima, ma ignorando il substrato culturale e sociale millenario in cui nacque. La versione originale a cui mi sono rifatta è riferita alla versione della Prof.ssa Dal Lago Veneri, estrapolata da un’opera di inizi ‘900 dal titolo Il Vescovado di Trento e Bressanone-Antiche fonti e leggende di K. Atz e Pater Adelgott Schatz, e nella quale versione il Concilio viene reso (forse ricalcando la versione originale da cui l’ha tratta) come una benedizione per uomini ed animali, piante ed acque.









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*createwithtlc.blogspot.com


Bibliografia

*Bruna Maria Dal Lago Fiabe del Trentino Alto Adige, Mondadori 1997 Pag.195


venerdì 25 gennaio 2019

Nostalgia delle Origini





E’ nella Terre delle Alte Vette Dolomitiche  e specialmente nella Passeiertal-Val Passiria che si narra che la Grande Madre si mostra nel mondo attraverso i fiumi e le spiagge, attraverso le profondità del mare e le altezze vertiginose dei picchi rocciosi spesso coperti da ghiacci antichissimi. E fu quando gli abitanti del pianeta iniziarono a dividersi per aree, che alcuni scelsero le zone pianeggianti, altri la campagna ed altri ancora il mare, ma in montagna era davvero difficile la vita e nelle vallate sudtirolesi nessuno voleva andare a viverci, troppo dura la vita. Alle alte quote poi è una prova continua, distese verdi di erba e fiori in piena estate che si stagliano su cieli azzurrissimi, ma è un periodo brevissimo, poiché la primavera inizia a maggio che è il mese che rinnova tutto, ma nel quale sono ancora possibili nevicate. Giugno è piovoso e spesso ancora fresco, di quel fresco che chi abita in pianura definirebbe più vicino all’ inverno ed è solo dalla fine di giugno che le temperature diventano calde e l’estate inizia veramente, ma così vicini al cielo non è raro che intorno alla fine di luglio, solo un mese dopo l’inizio dell’estate avvengano nevicate sulle punte più elevate, che rinfrescano bruscamente il clima, creando un contrasto con un sole caldissimo e scintillante e così i mesi con temperature notturne sotto lo zero, sono all’incirca otto, nove, questo rende difficile qualsiasi tipo di coltura. Temperature che trovano il loro apice in inverni da favola, abbigliati di manti candidi di neve e ghiaccio, ma rigidissimi. Così chi doveva venire ad abitare qui valutando e riflettendo su tutto questo chiese : “Grande Madre! Tu sei ovunque ed offri a tutti i tuoi frutti perché si sostengano, ma noi che vorremmo abitare qui cosa mangeremo? Erba e fiori colorati? Nuvole e arcobaleni? Sassi ed aghi di abete?”. Fu così che la Dea prese una scheggia di roccia da un pendio montano, due rami di abete profumatissimo e gocce di laghi cristallini, li unì alla magia di alcuni fiocchi di neve e li mise nel cuore di coloro che avevano scelto questa Terra tanto dura ma impareggiabile per viverci. La Dea facendo dono ai loro cuori disse “Potrete andare da molte parti, ma non potrete mai stare lontani da questi luoghi,visiterete posti bellissimi, ma solo queste montagne fatte di roccia e ghiaccio che custodisce il fuoco della vostra anima, vi chiameranno a tornare per essere solo qui e non altrove, a Casa.”


Note:

La storia appartenente alla Tradizione orale di Niederdorf-Villabassa è declinata da chi la raccontò verso il Dio monoteista, io l’ho rinarrata in maniera rivisitata e riferita e dedicata alla Dea Madre. Anche questo racconto nella sua versione originale raccolta dalla Professoressa Dal Lago appartiene ad Anna Lechner.














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*Tratta dall’archivio personale

Didascalia

*Pragser Wildsee-Lago di Braies

Bibliografia

*Bruna Maria Dal Lago Fiabe del Trentino Alto Adige, Mondadori 1997
Pag.196,197



giovedì 24 gennaio 2019

I Mondi, quello di Sopra, di Mezzo e di Sotto






Un antico racconto di origine ugro-finnica [1], giunto sin qui non si sa come, si è mantenuto però vivo anche in questa Terra e narra di Tre Mondi. Il Mondo di Sopra costituito di acqua e vapore, il Mondo di Mezzo costituito dalla Terra ed il Mondo di Sotto, il cui elemento è il fuoco ed è fatto di profondità inimmaginabili. Solo un leggero strato di nuvole fra le quali si nasconde un ponte, divide il Mondo di Mezzo da quello di Sopra e la crosta terreste ospita luoghi ed anfratti che permettono di accedere al Mondo di Sotto. Ci fu un tempo, molto lontano che i Tre Mondi erano in perfetto equilibrio, gli abitanti della Terra, se avevano bisogno di pioggia si rivolgevano agli abitanti del Mondo di Sopra che gliela procuravano, così come gli stessi abitanti si relazionavano con il Mondo di Sotto, in pace e collaborazione. Gli abitanti dei Tre Mondi non solo comunicavano, ma erano anche in grado di spostarsi da un Mondo all’altro e così facendo sentivano le storie che venivano raccontate. C’era un profondo riguardo, si sapeva perfettamente come comportarsi, a chi rivolgersi, chi non andava disturbato, si conoscevano i luoghi a cui poter accedere e quelli che invece non bisognava avvicinare, ed il rispetto di antichi equilibri, arcaici come le tre dimensioni, permetteva armonia che stringeva patti di amicizia forti e duraturi e collaborazioni fra i Mondi che consentivano a tutti di vivere bene. Sempre in quel tempo orsi, lupi e aquile parlavano con gli esseri umani, e lo stesso facevano piante e fiori, anzi di più, potevano spostarsi e magicamente volare in cielo. Fu un tempo lontano quello, quando gli esseri umani vivevano nel grembo della Terra fra rocce e grotte, cibandosi per lo più di erbe e frutti selvatici  e vivendo in piena armonia con la natura che li circondava e le sue stagioni. La leggenda ci narra come tutti vivessero semplicemente e nella considerazione degli uni verso gli altri, sino al giorno in cui tutto questo scomparve. Un caos improvviso alterò equilibri  e concordia. Il Mondo di sopra riempì d’acqua il Mondo di Sotto, ed in molti morirono. Coloro che si salvarono, che furono pochissimi trovarono la salvezza in una porta che attraversarono, e tramite la quale poterono sopravvivere.



Note: 

[1] Ugro-finnico detto di popoli originari della Russia settentrionale e più precisamente della zona uralica, di matrice non indoeuropea, diffusisi poi all’Europa del nord e dell’est.

La narrazione fa parte di una raccolta orale effettuata in Valle e nello specifico nel comune di Niederdorf–Villabassa ed appartenente ad Anna Lechner

Questa leggenda mi ha colpito innanzitutto per la provenienza così lontana che però ben si compara anche con narrazioni più autoctone per origine, che ci parlano di un’Età di pace ed equilibrio che finì in tempi rapidi. Questo racconto inoltre, sebbene con una storia diversa fondamentalmente, mi ha riportato alla leggendaria popolazione locale di Fanis, i cui superstiti ripararono all’interno della montagna il cui accesso, secondo quanto indicato chiaramente dalla leggenda corrisponde a ciò che ancora oggi si chiama il Sass d’la Porta cioè il Sasso della Porta, il varco di roccia dal quale una volta all’anno la principessa Lujanta e la vecchia Regina sua madre, ricompaiono a questo Mondo, navigando sulle acque del lago di Braies attendendo la nuova Era dell’Oro che verrà, un nuovo periodo di pace e serenità, come fu quello da cui originarono.











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*David Ladmore Forest Light 33 davidladmore.com



Bibliografia

*Bruna Maria Dal Lago Fiabe del Trentino Alto Adige, Mondadori 1997 Pag. 193,194

lunedì 24 dicembre 2018

Frau Drude-Trude





Questa è la storia di come la curiosità fine a sé stessa, e l'insolenza non portino mai nulla di buono. Questa è la storia di una ragazza che osò sfidare Frau Trude.


Fu in una fredda giornata — complice l’ozio che porta con sé la stagione invernale — che una giovane ragazza si rivolse ai suoi genitori, dicendo loro che avrebbe voluto andare a trovare, nel fitto del bosco, Frau Trude.
Era mossa da pura curiosità: voleva scoprire se le strane storie raccontate su quella
donna fossero vere, se davvero la sua casa fosse piena di oggetti insoliti e misteriosi. Voleva solo dare un’occhiata.
I genitori fecero di tutto per dissuaderla. Le parlarono con saggezza, la misero in guardia, ma lei non volle ascoltare. Senza esitazione, si incamminò verso il bosco.

Cammina, cammina, giunse infine alla casa di Frau Trude. Appena la vide sulla soglia, la donna le domandò:
«Come mai sei così pallida?»
La ragazza rispose, tremando:
«Ho visto una cosa che mi ha fatto paura… un uomo nero sulla vostra scala.»
Ma
Frau Trude rispose:
«Era solo un carbonaio.» Il dialogo continuò:
«Ho visto un uomo verde sulla vostra scala.»
«Era un cacciatore», ribatté la
Trude.
«Ho visto un uomo rosso sulla vostra scala.»
«Era un macellaio», disse
Frau Trude con voce calma.

«Frau Trude, che terrore! Ho guardato dentro la vostra casa», sussurrò la ragazza, «e non vi ho vista così come ora... vi ho vista orrenda, terrificante!»
Frau Trude, con un ghigno, le rispose:
«Bambina mia, mi hai vista solo per ciò che sono davvero. Ti attendevo da tanto... e ora diventerai luce per i miei occhi!»

La toccò, e in un istante la trasformò in un ciocco di legno, che gettò nel camino ad ardere.



Note

La fiaba n. 43 dei fratelli Grimm è qui presentata in una versione ispirata all’adattamento del 2010 curato dalla Professoressa Dal Lago Veneri, basato su un’edizione del 1936.

Frau Drude — o Trude (anche Drud o Trut, con variante maschile in Drudner o Trutner

Appare in questo breve racconto con tratti ben specifici, riconducibili alle Figure del Tempo associate al Solstizio d’Inverno. Si tratta di una figura ambivalente, che in parte si sovrappone alla celebre Holda, condividendone alcuni tratti simbolici. A partire dal XVI secolo, il nome Trude venne progressivamente associato al concetto di "Strega".

Curiosità

La fiaba mette in evidenza un tema ricorrente nella Tradizione Popolare: la curiosità priva di consapevolezza e rispetto può trasformarsi in un gesto pericoloso, capace di provocare danno a chi si avvicina a potenze arcaiche senza la giusta preparazione interiore.
Non è l’atto di esplorare in sé a essere condannato, ma l’approccio superficiale, spinto da desiderio e presunzione più che da vera comprensione. Se la ragazza avesse compreso la vera natura di
Frau Trude, difficilmente avrebbe cercato l’incontro. Ma è proprio questa inconsapevolezza a segnare il suo destino.

La figura del Diavolo

Nella versione originale dei fratelli Grimm, al momento in cui la ragazza racconta di aver visto all’interno della casa una figura terrificante, diversa da quella di Frau Trude sull’uscio, viene evocato il Diavolo.
Questa scelta riflette una tipica rilettura cristiana, in cui tutto ciò che richiama la decadenza stagionale, la morte simbolica e la trasformazione tipiche del tempo invernale viene proiettato sulla figura diabolica.
In questa mia rielaborazione, ho volutamente evitato tale associazione: il legame tra
Strega e Diavolo è una costruzione relativamente recente e, con certezza non apparteneva alla versione più antica della storia.
Così,
Frau Trude si presenta come una figura archetipica e ambivalente, vicina per molti aspetti alla Holda o alla Perchta, che custodiscono il doppio volto del Ciclo Naturale: generoso e crudele, luminoso e oscuro.

Veggenza e destino

Quando Frau Trude dice alla ragazza di averla attesa, manifesta una forma di veggenza: sa che la giovane sarebbe giunta da lei ancor prima che l’evento si compisse.
Questo dettaglio arricchisce il carattere della 
Trude che, in quanto Strega, conosce i destini, li accoglie o li punisce secondo logiche antiche, radicate in un Sapere che non appartiene al tempo degli uomini.

L’atto stregonico

La trasformazione finale — la ragazza che diventa un ceppo da ardere nel camino — è frutto di un atto stregonico. In questa immagine potente si può leggere un rimando simbolico al ceppo di Yule, Tradizione antica legata alla rinascita del Sole e alla ciclicità del tempo. È anche per questo che Frau Trude può essere considerata la Strega per eccellenza.

Il ceppo di Natale

Affonda le sue radici in un’antichissima usanza, certamente anteriore alla sua prima attestazione scritta, che risale al 1184 in Germania.
Da lì si diffuse verso sud, raggiungendo diverse regioni del continente e oltre i suoi confini. È una tradizione ancora viva in alcune zone d’Italia, tramandata anche attraverso uno dei dolci simbolo del periodo natalizio, specialmente nel Nord e nel Centro: il
tronchetto di Natale.

Il ceppo — o ciocco — veniva scelto con cura in un contesto rituale, spesso da uno o più membri della famiglia, secondo le consuetudini locali.
La ritualità comprendeva anche il trasporto solenne e l’accensione del tronco.
Il pezzo di legno, idealmente raccolto alla base di un albero, doveva appartenere a specie precise, come il frassino o l’abete. Una volta portato in casa, il ceppo veniva decorato e acceso con la brace rimasta dall’anno precedente.
Doveva bruciare lentamente, alimentando la luce e il calore simbolico, durante tutte le
Dodici Notti Sante.

Il Drudenfuß: fra Trude, Druidi e simbolismo sacro

Con il termine Drudenfuß, o “Piede della Trude” (talvolta chiamato anche “Piede del Druido”), si indicò, a partire dal Medioevo, il simbolo del pentacolo inscritto in un cerchio.
È curioso osservare come, a livello popolare, si sia creata una confusione grafica e fonetica tra i termini
Drude/Trude e Druide/Druida in lingua tedesca. Sebbene non vi sia alcuna relazione etimologica, entrambi vennero accostati, secondo la visione del tempo, alla sfera della Stregoneria. Un’associazione suggestiva, ma non linguisticamente fondata.

I fratelli Grimm ipotizzano anche un’altra possibile origine del termine Trude, riconducendola alla figura mitologica della valchiria Þrúðr – il cui nome, in Antico Norreno, significa “forza”. Þrúðr, figlia di Sif e Thor, appare nelle saghe come una figura potente, il cui nome fu successivamente anglicizzato in Thrud.

Questo simbolo, il pentacolo nel cerchio, è anche uno degli elementi centrali della tradizione alchemica medievale: non solo come strumento di guarigione, ma come sigillo protettivo, capace di custodire l’individuo e gli spazi abitati.
Rappresenta l’integrazione dell’essere umano nella
Natura, e proprio per questo — in chiave apotropaica — può assumere una valenza inversa e terapeutica: ciò che è considerato potenzialmente pericoloso, può anche essere ciò che protegge e risana. “Ciò che ammala può guarire”, come recita uno dei principi fondanti dell’alchimia.

Del resto, secondo la Tradizione Cristiana, la Vita ha origine da un Dio monoteista, trascendente e creatore; nelle religioni politeiste, invece, essa scaturisce dai suoi molteplici aspetti divini: Dea, Dee, Dei, Forze multiple connesse tra Universo e Terra.

Un' interessante testimonianza dell’impiego apotropaico del simbolo si trova all’interno del Burg—Castel Taufers, imponente maniero del XIII secolo.
Nella camera da letto della Principessa Margarethe, è conservata una culla su cui compare, ben visibile, un pentacolo a punta rivolta verso
l’alto, inscritto in un cerchio.
Questo simbolo fu inciso sulla parte frontale della culla, a protezione del neonato, mentre sul retro venne scolpita una croce cristiana.

Il fatto che un segno magico di Tradizione Pagana sia stato usato all’interno di un contesto nobiliare e cattolico dimostra quanto fosse radicata la paura della Trude, al punto da spingere anche i seguaci della Fede Cristiana a ricorrere a simboli considerati estranei — o addirittura contrari — alla loro religione ufficiale. Non a caso, il termine Drudenfuß viene utilizzato anche per indicare il vischio, pianta a cui veniva attribuita la stessa funzione protettiva contro Demoni, Spiriti e Streghe. 

Trude e la Protezione Invisibile: simboli magici tra privato e pubblico

Una curiosità: il termine Drudenfuß rappresenta, in araldica tedesca, qualsiasi pentacolo inserito all’interno di uno stemma comunale o nazionale, indipendentemente dall’orientamento della figura (con la punta rivolta verso l’alto o verso il basso).
Viene utilizzato in alternativa ad altri sostantivi come
Alpfuß o Pentalfa.

Un esempio si trova nel circondario di Rems—Murr, nella regione del Baden—Württemberg, non lontano da Stuttgart—Stoccarda. Il villaggio di Weiler, oggi frazione di Schorndorf ma un tempo Comune autonomo, presentava nel proprio stemma un pentacolo rovesciato.
Si tratta solo di uno fra i molti esempi disponibili di utilizzo araldico del
Drudenfuß, che mostrano come — da simbolo magico e apotropaico — abbia trovato una forma di legittimazione ufficiale, fissandosi addirittura nei segno distintivo di una comunità.




L’Alp: volto maschile della Trude

Tra i nomi associati a Frau Trude vi è anche Alp — forma maschile di questa figura.
Come la
Trude, anche l’Alp è capace di penetrare negli spazi domestici passando attraverso piccoli fori, spiragli nelle pareti o persino il buco della serratura: simboli di soglia e vulnerabilità, attraverso cui l’invisibile entra nel visibile.

I tre colori della visione

Nella visione della giovane si presentano tre colori, ciascuno carico di significato:

Il nero: colore della morte, ma anche della trasformazione rigenerativa, preannuncio del destino che, in ogni caso incombe.

Il rosso: il sangue dell’offerta rituale, vita sacrificata alla Divinità. La trasformazione della giovane in ceppo ardente nel fuoco è espressione vivida di questa ritualità sacra.

Il verde: la natura terrena, luogo d’origine e dimora della Trude. È il colore che radica la sua figura nel ciclo naturale, al di là del bene e del male.






Immagini

* Tratte da internet:

1. Fairytale.wikia.com

2. Wikipedia.org, Weiler—Rems stemma

Bibliografia

* Dal Lago Veneri Brunamaria (a cura di), Grimm—Tutte le Fiabe, Newton Compton Editori 2010

* Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas Edizioni 2017

Videografia

* Burg Taufers, Ritter, Sagen und Geschichte—Il Castello di Taufers, Cavalieri, leggende e storia, Rai Bozen 2013

Sitografia

* Cfr. L’ Alp

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/l-alp.html

lunedì 17 dicembre 2018

L' Alp




Da questa figura dai caratteri complessi e talora contraddittori nascono sogni angoscianti ed opprimenti. Vive nelle profondità di oscuri boschi, ma, di tanto in tanto, visita i valligiani che hanno imparato a riconoscerne i rumori che annunciano il suo arrivo nei masi, esclusivamente di notte. Il suo nome deriva da una storpiatura del vocabolo tedesco “Elfe”(elfo) che, a differenza dell’Italiano, è un termine femminile; tuttavia, in questo contesto, è noto per essere invariatamente di sesso maschile: lui è l’Alp, a sottolineare la sua singolare anomalia nel folklore.

In alcune aree della Germania, è considerato una forza primordiale, simile ad un piccolo essere, mentre in altre zone dell’Austria è spesso visto come lo spirito di un defunto mosso da influssi malevoli. In quest’ultimo caso, il suo attacco è diretto verso la famiglia che ha lasciato. L’abilità del mutaforme di assumere sembianze umane o animali, lo rende particolarmente temuto, poiché maschera la sua vera natura rendendo difficile il suo riconoscimento. Eppure anche nell’oscurità più completa, alcuni rumori peculiari confermano il suo desiderio di entrare proprio in quella casa.


1. L'Alp: tra leggenda e mistero nelle Tradizioni Alpine

L’Alp con astuzia e determinazione cerca, in case le cui porte e finestre siano accuratamente chiuse, un varco che lo conduca all’interno. Predilige infiltrarsi attraverso le strette fessure tra gli assi o i travi di legno; la sua presenza esterna si manifesta attraverso rumori distintivi di pressione contro le pareti dell’abitazione. Se il contadino lo percepisce, scende al piano terra e attende che l’Alp sia entrato costringendolo a promettere di non disturbare altre persone. Ciò può essere fatto solo sigillando la fessura attraverso la quale l’Alp è penetrato. Infatti, una volta all’interno, questo essere può uscire solo attraverso lo stesso varco tramite cui si è introdotto all’interno della casa, anche se porte e finestre fossero spalancate come possibili vie di fuga. Proprio per questo motivo, è successo che si siano verificati episodi in cui l’Alp abbia tentato di suscitare la compassione del contadino che aveva preso di mira, raccontando che, a casa, lo aspettavano i figli, bisognosi di cure.

L’Alp può essere allontanato anche prima di entrare, se si interviene mentre tenta di introdursi all’interno, semplicemente invitandolo a tornare il giorno dopo per una bevuta. In questo caso chi lo ha invitato dovrà farsi trovare. Esiste anche una breve filastrocca da recitare prima che entri: “Trud vieni domani da me, che presto qualcosa a te”. L’ Alp si darà, allora, alla fuga, tornando il giorno seguente, in sembianze umane e con il pretesto di prendere qualcosa in prestito. Inoltre, se la persona prescelta dell’Alp si sveglia all’improvviso e lo riconosce, l’entità non potrà fargli più del male, ritornando magari il giorno dopo, in sembianze umane per bere qualcosa di caldo insieme. Tuttavia, in rarissimi casi, l’Alp, scoperto e forzato dagli eventi, è in grado di comportarsi bene.


2. L'Alp: manifestazioni vampiresche e impatto culturale nel Folklore Europeo

In alcune aree, l’Alp, può assumere diverse sembianze: in talune zone è un anziano, in altre un potente mago, mentre in altre ancora è un nano. Secondo alcune versioni di leggende specialmente medievali, assume le forme di un gatto, di un uccello, o ancora di un maiale. Altre storie lo descrivono, invece, come un servitore delle streghe, sotto forma di topo di campagna o di gatto per diffondere sortilegi e malefici. È capace di volare o galoppare e può anche trasformarsi in farfalla. In quest’ultima forma può appoggiarsi sulla schiena di qualcuno che stia dormendo, succhiando il sangue dai capezzoli di uomini e bambini, anche se preferisce nutrirsi del latte delle donne. Per questo atteggiamento, spesso viene visto come una figura vampiresca. Ama anche succhiare i capelli delle persone prescelte, arruffandoli ed annodandoli. L’Alp, tuttavia, nella maggior parte dei casi non ucciderà mai l’essere umano che prende di mira.

Nella sua incarnazione vampiresca, l'Alp può rivelarsi anche come un morto che ritorna e, non pago della sua sola manifestazione, attaccare anche altri defunti. Durante il proprio funerale, lacera il proprio sudario e divora le proprie carni, per poi nutrirsi dei corpi di coloro che gli riposano accanto. Di fronte a tali profanazioni la Chiesa alimentò nella popolazione un intenso timore e una serie di fobie. La risposta a queste ossessioni arrivò nel 1679, con un trattato: la “Dissertatio Historico-Philosophica de Masticatione Mortuorum” scritta dal teologo tedesco Philipp Rohr. Quest’opera segnò un punto di svolta divenendo fulcro della letteratura sui vampiri, diffondendosi e radicandosi fra Germania ed Austria.


3. Origini e legami sovrannaturali dell'Alp nella Cultura Popolare

Nel contesto della Chiesa di quel tempo, dominato da una visione persecutoria delle donne, si riteneva che la nascita di un Alp fosse attribuibile esclusivamente a una colpa della madre. La credenza diffusa sosteneva che un peccato commesso durante la gravidanza potesse manifestarsi nella nascita di un Alp, o che il consumo di bacche, contaminate dalla saliva di nani, potesse avere lo stesso effetto. Inoltre, se non venivano prese determinate precauzioni durante il parto — non meglio specificate — si aumentava il rischio di crescere un bambino destinato a diventare un futuro Alp. Un pericolo analogo emergeva se la madre provava paura verso animali selvatici, in particolare cani o cavalli.

Inoltre, si riteneva che un bambino nato avvolto nella placenta potesse diventare un vampiro, anche se in altre aree la stessa condizione, conosciuta come “nascita con la camicia”, era considerata un augurio di buona sorte. I neonati con queste caratteristiche erano soggetti a ispezioni particolari per identificare macchie o segni premonitori del loro futuro o per scongiurare il rischio che si trasformassero in vampiri. Un'altra preoccupazione emergeva se venivano trovati peli sulle mani del neonato, un presagio che poteva indicare una futura trasformazione in lupo mannaro. Legato a questa credenza, esiste un racconto in cui l'Alp appare come un grande cane dall'indole libidinosa, poiché si credeva che in vita fosse stato un lupo mannaro. In queste narrazioni, l'Alp si fonde con altre leggende del folklore.

Nelle narrazioni, l'entità ha generalmente la forma di una scimmietta e in tutti i casi presenta un corpo estremamente peloso, con le sopracciglia unite in una singola linea. Anche quando assume forma umana, conserva questa caratteristica villosità. Un tratto distintivo che lo rappresenta è un cappellino chiamato “Tarnkappe” o cappello magico che gli conferisce abilità sovrannaturali, come trasformarsi in forme adatte alle varie situazioni o rendere sé stesso invisibile per agire indisturbato. Per questo motivo, guarda sempre con molta cura al suo morbido copricapo dalle peculiari tese larghe, poiché perderlo significherebbe perdere i suoi poteri. In alcune varianti, lo stesso copricapo può assumere la forma di un velo che copre gran parte del volto.

Abbiamo visto l'Alp agire come un vampiro, quindi ha un'avversione per la luce e si rivela solo di notte, ma fondamentalmente incarna l'incubo stesso. La sua presenza durante il sonno provoca una forte sensazione di pressione sul petto, generando brutti sogni che disturbano il riposo della persona colpita. Inoltre, può indurre lo sviluppo di malattie croniche, rendendo impossibile liberarsi dal suo influsso.


4. Le origini linguistiche dell'Alp e le sue manifestazioni storiche

Dal nome dell'Alp originano le parole tedesche “Alpdruck” e “Alptraum” entrambe traducibili con “incubo”. Un altro termine correlato, “Mahr" ha generato la parola “Nachtmahr" che significa fantasma notturno/incubo da cui deriva il termine inglese “nightmare”. Attualmente, “Mahr” è classificato come maschile, ma un'analisi etimologica mostra che originariamente il termine era utilizzato sia al maschile che al femminile. In passato l'Alp era sempre rappresentato come una figura femminile che causava tormento alle donne, sedendosi sul loro petto mentre dormivano.

I suoi sinonimi sono “Alb” o “Alm”, quest’ultimo termine ha anche il significato di malga con valenza di prato montano utilizzato per alpeggio. Il plurale è Alpen, che indica anche la catena montuosa delle Alpi.

L’Alp è in grado di effettuare, nella stessa notte, più visite a luoghi vicini. Secondo un racconto, alcuni pastori che attendevano che le loro greggi si radunassero lungo un fiume, videro un Alp arrivare e sciogliere le funi che tenevano una barca legata al molo, giungendo così dall’altra parte della riva. La stessa scena si ripeté per diverse sere, tanto che i pastori decisero di nascondere l’imbarcazione. Quando l’Alp arrivò e vide che la barca non c’era, si infuriò e iniziò ad urlare e strepitare, minacciando i pastori di fare avere loro dei problemi se non avessero restituito la barca.

In Austria, l'Alp è temuto per la sua capacità di manipolare la volontà dei dormienti, provocando sonnambulismo e convulsioni in chi viene prescelto. Si ritiene che queste azioni siano compiute sotto l'influenza delle streghe. L’Alp è spesso associato al “Mahr”germanico, entità simile ad un cavallo bianco che incarna l’incubo. Nel contesto culturale, l'immagine del cavallo è frequente anche in riferimento all'Alp, che lo cavalca per tutta la notte fino allo sfinimento.


5. Metodi di difesa e caratteristiche degli Alp nel Folklore Europeo

Tra i metodi usati per tenere lontano un Alp dalla propria casa o dalla propria vita ci sono diverse pratiche peculiari. Tra queste, le teste di cavallo possono allontanare l'Alp. È importante anche fare attenzione a come si posiziona una sedia nella camera da letto, per non offrirla come sella all'Alp. Alcuni pongono un pettine sull'addome per evitare attacchi; tuttavia, c'è il rischio che l'Alp usi la parte appuntita per ferire la persona. Un metodo più sicuro ed efficace consiste nel posizionare, sempre sull’addome, uno specchio, in questo caso l’Alp vedendo la sua figura riflessa, spaventato così tanto della sua bruttezza fuggirà. Altre difese includono posizionare ciabatte o scarpe con l'apertura o il tacco rivolto verso il letto, attaccare oggetti di ferro alla testiera del letto, o dormire con la luce accesa.

Le levatrici che fasciano un bambino, dovrebbero segnare croci sui tessuti mentre lo avvolgono, altrimenti l’Alp potrebbe fasciare il bambino a sua volta, con conseguenze potenzialmente letali.

Gli Alp(en) sono tenuti naturalmente lontani da coloro che sono arrabbiati ed in quel caso proprio dalle sue sopracciglia unite, uscirà in forma di farfalla bianca per andare a cercare un’altra vittima.

Tuttavia, gli Alp(en) essendo intrinsecamente legati a forme mentali di paura che si manifestano nel sonno non possono essere uccisi. Anche se si crede che reliquie benedette o croci possano liberare da questi esseri, in realtà, questo non corrisponde al vero, in quanto essi sono appartenenti ad una Tradizione molto lontana dal Cristianesimo che non riconosce nei simboli tipici di questa religione un deterrente al loro agire.


6. L'Alp e le Alpi: considerazioni sulla connessione tra Mitologia e geografia europea

Alla luce di quanto sopra, emergono due considerazioni significative. L’Alp, con i suoi molteplici nomi e attributi fisici, potrebbe semplicemente essere interpretato come un vampiro energetico, un archetipo presente nell’esoterismo di diverse origini e tradizioni. Questa entità viene spesso associata dalla Chiesa a manifestazioni animali legate alla stregoneria. Tuttavia, sorge un dubbio quando si considera che uno dei suoi sinonimi è Alm-malga e, al plurale, il termine designa anche la catena montuosa delle Alpi.

Oggi le malghe non sono solo prati alpini per il pascolo estivo del bestiame, ma anche strutture ricettive. Alcuni masi, un tempo esclusivamente abitazioni estive delle famiglie di pastori, sono attualmente popolari punti di ristoro. Nonostante oggi, prevalentemente, siano ancora abitazioni permanenti, si trovano su versanti montuosi alti e impervi. Queste costruzioni sono erette su antichi insediamenti celto-retici, particolarmente nell'area delle Alpi e delle Dolomiti. Alcuni di questi masi, con una storia di 600-700 anni, sono stati costruiti su preesistenti agglomerati millenari.

Le abitazioni, specialmente in passato, non venivano costruite casualmente; invece, considerando che determinate caratteristiche naturali, come la presenza di una fonte d’acqua, erano essenziali per le Culture che vivevano in simbiosi con la Natura, possiamo ragionevolmente ipotizzare che le case fossero erette in luoghi dove si era stabilito un contatto e un equilibrio con i numi tutelari del territorio, noti come il Genius Loci, ovvero lo Spirito del Luogo.

Pertanto, l'Alp potrebbe essere visto non solo come una figura negativa ma, come descritto in alcune narrazioni, anche come un'entità, talvolta, benevola. Ciò solleva una domanda: che cosa influisce sul comportamento di questo spirito? Le leggende e le fiabe suggeriscono che l'atteggiamento mentale degli umani possa influenzare il comportamento di queste figure mitologiche, portandole verso azioni benevole o malevole. L'Alp, così come altre figure leggendarie percepite come diaboliche, è collegato alla figura dell'archetipo della Strega: Frau Trude. In queste narrazioni, vediamo come l'intenzione modifichi l'esito delle storie, come accade con le due sorelle nella fiaba di Frau Holle.

Il termine “Alpen”, oltre a essere il plurale di questa entità, indica anche la catena montuosa più importante d'Europa, suggerendo che l'importanza di questa figura mitologica fosse tale da essere associata al nome di queste montagne.

Sebbene oggi il termine “Alpi” sia etimologicamente legato al latino “Alpes”, derivato da un vocabolo molto più antico che sembra indicare pietra, roccia o comunque luogo elevato, il primo a utilizzare il termine “Alpi” fu Erodoto, il filosofo greco vissuto fra il 480 a.C. e il 430 a.C., considerato il padre dell’etnografia. Nelle sue Storie (IV, 46), Erodoto si riferisce alle Alpi come il nome celtico originario di due fiumi come l’Alpis ed il Carpis, entrambi affluenti del Danubio. Questi nomi sono oggi associati a specifici corsi d’acqua originari di quella Terra che fu l’Illiria; il Carpis corrisponde all’attuale Culpa che nasce dal Monte Risnjak in Croazia e segna per parte del suo percorso il confine fra la Croazia e la Slovenia, confluendo poi nella Sava, uno dei maggiori fiumi sloveni che a sua volta è uno dei maggiori affluenti del Danubio.

Sapendo che i fiumi, nell’antica cultura celtica e non solo, spesso prendevano i nomi da un vasto pantheon di Divinità e Semi-Divinità, inclusi i Demoni, non è azzardato pensare che l'Alp potesse essere una figura tanto diffusa quanto nota e importante, tanto da legare il suo nome a corsi d'acqua che poi avrebbero potuto dare il nome a un gruppo montuoso così prestigioso, perpetuandone così il ricordo. Oppure, secondo l'interpretazione più accreditata oggi, il nome della catena montuosa potrebbe derivare dalle figure che abitavano questi monti e che ne diedero il nome.


Conclusioni

L' Alp rappresenta una presenza potente nel folklore europeo, come evidenziato in questa ricerca di specifica matrice germanica. Questa figura leggendaria radicata nelle regioni alpine, ha attraversato secoli e culture per giungere sino a noi con il suo carico di simboli ed evocazioni. L’Alp non ci parla soltanto di una figura notturna; incarna anche le preoccupazioni ed i timori suscitati dalla sua presenza o dal solo narrarne le storie, originariamente legate alla figura archetipica della Strega: Frau Trude. Questo legame si è evoluto fino alle moderne interpretazioni psicologiche degli incubi.

La sua influenza potrebbe aver lasciato il segno anche sui nomi geografici, come quello della catena montuosa delle “Alpi", testimoniando il profondo e indissolubile legame tra questo spirito e l'ambiente naturale.

L'Alp ci rivela anche quali interpretazioni e soluzioni le generazioni passate hanno trovato per i fenomeni che si manifestavano intorno a loro, fenomeni che altrimenti non avrebbero trovato spiegazione, se non nel legame con le forze della natura.









Immagini

* Tratte entrambe da Wikipedia.org, la prima si riferisce al dipinto Nachtmahr, Johann Heinrich Füssli 1781


Bibliografia

*Curran Bob, Vampires: a field guide to the creatures that stalk the night, New Page Books 2005

*Mari Alberto Kindl Ulricke, La montagna e le sue leggende, Mondadori 1988

*Troye Charles, Storia d’Italia del medio-evo e codice diplomatico longobardo, Napoli della Tipografia del Tasso 1839 




lunedì 10 dicembre 2018

L'oscurantismo mai trasformato





Storicamente associamo la parola oscurantismo ad un fenomeno relegato a secoli passati in cui venne fatta una ferrea opposizione a progresso ed a diffusione di cultura. Se però osserviamo bene, quella manifestazione che si impone ed impone agli altri ignoranza e sottomissione è ancora molto viva.

Ieri non ho letto molte notizie, ma una mi ha portata a riflettere, sto parlando della dichiarazione del capo gabinetto del Ministero della Famiglia, Cristiano Ceresani, il quale in un’intervista ha asserito che i cambiamenti climatici sarebbero parte dell’opera di Satana verso il Mondo.
Al di là dell’opinione che rimane sua, come propria rimane quella legata alla lettura di eventi secondo una data fede o culto, sin da subito ho trovato grave che in uno Stato che dovrebbe (e quanto mai il condizionale è d’obbligo) essere laico, si manifestino  idee e valutazioni che pur nella liceità delle stesse, all’interno di un ruolo istituzionale, danno una declinazione religiosa che è faziosa e non accettabile.

In un’Europa nella quale spesso le origini della stessa vengono addotte al Cristianesimo, ponendo prima dell’anno zero dell’epoca cristiana il vuoto cosmico, quando invece di cosmico c’è un’incompetenza senza pari, mi attenderei che nel 2018 non si ostenti l’ignoranza come vessillo di (pseudo) cultura, ma questo richiede studio ed assenza di pregiudizio, entrambe merci rarissime.

In verità però la ciliegina sulla torta è arrivata verso l’ora di cena, quando un quotidiano locale ha pubblicato un articolo che ho letto nella sua brevità tutto d’un fiato, perché incredula di quanto i miei occhi stessero scorrendo.
L’articolo parlava della terza edizione della sfilata dei Krampus(sen) di Natz-Schabs/Naz-Sciaves, località molto belle e rinomate per la produzione di mele su un altipiano nei pressi di Brixen-Bressanone, che si è tenuta sabato sera e delle lamentele arrivate dalle associazioni cattoliche, in quanto la manifestazione coincideva con la data di nascita della nonna del Papa Emerito Benedetto XV, originaria del paese. Subito ho sorriso, poi lo sgomento ha preso il sopravvento, quando ho letto che verso tali associazioni, coloro che avevano organizzato l’evento hanno presentato formali scuse, dicendo che la manifestazione era stata organizzata dall’anno precedente, senza valutare la concomitanza della ricorrenza, e che non si sarebbe più verificato  l’increscioso fatto.

Non credevo ai miei occhi, poiché sebbene le stesse associazioni di Krampus(sen) e Perchten portino quasi sempre la dicitura Teufl (Diavolo), rimandando ad un concetto che decontestualizza queste figure dalla loro Cultura di origine affiancandole in antitesi a San Nicolò, nella lotta tutta monoteista del Bene contro il Male, in effetti questa figura assume una lettura molto diversa se inserita nel contesto di origine. Si manifesta così una peculiarità che tocca questa Terra quanto si applica a livello nazionale a troppi ambiti, ben più gravi, dove la laicità e l’aconfessionalità di uno Stato troppo spesso vengono meno.

Da sempre asserisco che ognuno deve essere libero di credere in ciò che vuole, o anche di non credere, perché il rispetto è fondamento di libertà. Ma la libertà di un altro finisce dove inizia la mia, e su questo non arretro di un passo. Del resto la stessa carta costituzionale asserisce nell’articolo 8 quanto segue.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [cfr. artt. 19, 20]. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.”

Credo serva più tutela verso la rivivificazione di certe Tradizioni che già di origine medievale attingevano da bacini culturali e cultuali ben più antichi che si perdono nella notte dei tempi. Durante l’Inquisizione il rituale di inizio dicembre fu proibito e tale divieto durò per secoli, ma la Tradizione così radicata continuò a vivere nelle valli più isolate e ricominciò in sordina nel XVII secolo, per riprendere ufficialmente con cortei e manifestazioni organizzate nella seconda metà del XIX secolo. Ed è proprio nelle valli più isolate, come quella in cui abito e che vide una presenza politeista slava fino al 600 d.C. quando si decise di evangelizzare (senza mai estirpare completamente e fortunatamente aggiungo), che antichi riti ed usanze non sono mai andati persi.

Il grosso problema è che non è che credo che abbiamo imboccato solo ora questa deriva, ma oggi è più visibile perché paganesimo e politeismo o anche solo manifestazioni che riportano ad un’Europa arcaica stanno prendendo sempre più piede, riemergendo da un oblio al quale si pensava di averli relegati.
Alla luce di queste mie considerazioni fatte durante la cena, poco prima delle venti, ricercando l’articolo, mi rendo conto che è stato rimosso, ed al suo posto se ne trova uno nuovo che celebra solo l’apprezzamento della manifestazione brissinese, accompagnato da molteplici foto.

Il Tempo del Solstizio si avvicina e porta con sé una nuova luce, che mi piacerebbe illuminasse pagine di cultura. Che sotto gli alberi, fra i regali possano esserci più libri, magari di quelli che parlano di qualcosa di diverso da ciò che pensiamo di conoscere, che ci svelino qualcosa di nuovo, che facciano soprattutto uscire da quelle piccole grandi certezze, che costituiscono per moltissimi la zona di comfort e che rappresentano le pseudo sicurezze che invece affondano radice nella non conoscenza che può generare solo bieca ignoranza, dove questa diventa madre dell’unica figlia possibile, la paura.


















Immagini tratte da 
altoadige.it Sfilata Krampus Natz-Schabs/ Naz-Sciaves 8 dicembre 2018