Il
termine “archeologia” deriva dalle parole greche archaios [antico] e logos
[studio] e significa “storia dell'antichità” o “scienza dell'antichità”, sempre riferita alla storia dell'uomo e del suo
ambiente.
In
origine, l'archeologia si occupava di epoche caratterizzate
dall'assenza o dalla presenza di fonti scritte, ossia della
preistoria e della protostoria [epoca romana]. Questo nella misura in
cui tali epoche possano essere studiate con degli scavi, ossia
portando alla luce ritrovamenti archeologici. Essi possono consistere
in interi insediamenti, fondamenta, necropoli e tombe. Altri indizi
di attività umana sono, ad esempio, i luoghi di culto, i ripostigli
e i depositi di scorie, ma anche i ritrovamenti di arnesi di pietra,
oggetti di metallo, ceramiche, manufatti in osso o resti di ossa.
L'archeologia
ha il compito e lo scopo di disseppellire, documentare e interpretare
nel modo più preciso possibile questi ritrovamenti e reperti. Essi
permettono di trarre informazioni sulla storia degli uomini e del
loro ambiente naturale, nonché di formulare ipotesi storiche...
Dalla
targa posta all'inizio della Sezione Archeologica del
Rätisches
Museum-Museo Retico di Chur-Coira
Indice
degli argomenti trattati
1.
Età della Pietra ed Età del Rame 600000-2200 a.C.
1.1
Paleolitico. La Prima Età della Pietra 600000-9500 a.C.
1.2
Mesolitico. L'Età Media della Pietra 9500-5500 a.C.
1.3
Neolitico 5500-2200 a.C.
2.
Età del Bronzo 2200-800 a. C.
2.1
Introduzione
2.2
Insediamenti
2.3
Reperti funerari
2.4
Ritrovamenti in quota e nei corsi d'acqua
2.5
Gioielli
3.
Età del Ferro 800-15 a.C
3.1
Reti
3.2
Celto-Reti e Celti
3.3
Leponti
3.4
Commercio nel periodo preistorico
4.
Chur-Coira
5.
Reperti
5.1
Frammenti di selce e cristallo di rocca Chur-Coira
5.2
Frammenti di selce e cristallo di
rocca Mesocco Tec-Nev
5.3
Statua-stele di Sietchen-Lumbrein
5.4
“Dispensa del Neolitico” vaso di Tamins-Crestis
5.5
Arnesi ed utensili in osso Cazis-Petrushügel
5.6
Vasi, contenitori e oggetti Età del Bronzo
5.6.1 Insediamento Lumbrein-Surin-Crestaulta
5.6.2 Complesso insediativo Cazis-Cresta
5.7
Stampo per colare il bronzo e reperti ossei
rinvenuti a Savognin-Padnal,
ca. 1600-1400 a.C.
5.8
L’insediamento abitativo di Padnal presso
Savognin, uno spaccato
di vita quotidiana nell’Età
del Bronzo
5.9
Riti funebri delle Alpi
5.10
Pietra coppellata
5.11
I gioielli nell’Età del Bronzo, lo spillone con
testa a disco di
Falera-Mutta
5.12
Le Necropoli di Castaneda, Mesocco-Coop e
Santa Maria in
Calanca
5.13
Stele di Benabbia e Davesco-Soragno
5.14
Celto-Reti e Celti
5.14.1 Coira
5.14.2
Tamins Unterm Dorf
5.14.3
Trun-Darvella
5.15
Fra Bronzo e Ferro
5.15.1
Ramosch-Mottata
5.15.2
Scuol-Munt Baselgia
5.15.3
Ardez-Suotchasté
5.15.4
Scuol-Russonch (Brandopferplätze)
5.15.5
Zernez-Dart
5.16
Reperti di montagna e offerte votive alle acque
1.Età
della Pietra ed Età del Rame 600000-2200 a.C.
1.1
Paleolitico. La Prima Età della Pietra 600000-9500 a.C.
Durante
il Paleolitico le valli alpine furono coperte da spesse coltri di
ghiaccio. Per questo motivo, nel Graubünden-Grigioni luoghi di
ritrovamento e reperti sono praticamente inesistenti. Solo lungo i
bordi dei ghiacciai o sopra di essi, in grotte o sotto ripari sono
ipotizzabili reperti di cacciatori di orsi delle caverne. Di tali
reperti, databili a più di 50.000 anni fa, abbiamo traccia nel
Drachenloch sopra Vättis nel Kanton Sankt Gallen-Cantone San
Gallo a circa 2450 m s.l.m. dov'è stata rinvenuta traccia di
cacciatori neanderthaliani. Medesima situazione presso l'Apollohöhle
sopra St.Antönien-Partnum, sempre nel Graubünden-Grigioni a 2300 m
s.l.m.
In questi luoghi sono stati scoperti focolari e arnesi in
osso e pietra, evidenziando così come gli antichi cacciatori
dell'Età della Pietra transitassero attraverso i valichi alpini.
Tra
il XIV ed il XII millennio a.C. i ghiacciai della Valle del Reno
alpino si sciolsero, a seguito di ciò si formò una prima forma di
vegetazione, mentre la selvaggina proveniente da nord si spinse più
a valle. Così, nei mesi estivi, i cacciatori ne seguivano i
tracciati, mentre d'inverno, con forte probabilità, essi risiedevano
nella zona del Voralberg (Austria).
Gli
esseri umani costituivano gruppi nomadi ed erano veri e propri
predatori dediti esclusivamente a caccia e raccolta; abitavano in
caverne, sotto ripari rocciosi o in costruzioni simili a tende.
1.2
Mesolitico. L'Età Media della Pietra ca. 9500-5500 a.C.
Il
Mesolitico, cioè
quel periodo che intercorse fra l'ultima glaciazione ed il Neolitico,
ha portato a ritrovamenti degni di nota solo in pochi casi. Durante i
lavori di costruzione dell'autostrada 13 nel 1972 a Mesocco in Val
Mesolcina, una delle quattro valli italofone della Cantone, è stato
rinvenuto uno strato culturale con il ritrovamento di numerosi
manufatti in selce e di quattromila frammenti di selce e cristallo di
rocca provenienti sia dal Primo che dal Tardo Mesolitico, il tutto
riemerso insieme a schegge di ceramica e selce del Primo Neolitico.
Sia
gli insediamenti che le aree di stazionamento riferite al Mesolitico
sono oggi ubicate nei fondovalle, probabilmente sepolti sotto molto
materiale detritico o franoso, mentre in altri casi sono stati
completamente distrutti dai fiumi nel corso nei millenni.
Le
aree di stazionamento di cacciatori mesolitici più facilmente
riscontrabili oggi si trovano in alta montagna, ad esempio: Pian dei
Cavalli (Valle San Giacomo-Italia 2200 m s.l.m.) non lontano da
Mesolcina. Plan Canin nella Valle del Forno (a sud di Maloja 1990 m
s.l.m.) o la Regione del Lai da Rims (Val Monastero, 2400 m s.l.m.).
L'uomo
vive ancora in relazione ad un'economia basata sul nomadismo e quindi
perdura la sua fase di cacciatore-raccoglitore. In questo momento
della storia, però, inizia la produzione dei propri raffinati arnesi
in selce.
1.3
Neolitico 5500-2200 a.C.
Il
Neolitico (IV-III millennio a.C.) differisce dai periodi più antichi
della preistoria in quanto basato sull'agricoltura. Ciò che avvenne
può considerarsi quasi rivoluzionario poiché l'essere umano divenne
stanziale, iniziando a costruire case e, come detto sopra, iniziò a
dedicarsi alla coltivazione di cereali ed altri prodotti agricoli
tanto quanto all'allevamento del bestiame. Nel Graubünden-Grigioni
vi è certezza di nove insediamenti risalenti a questo periodo: si
tratta di insediamenti di piccola entità che sono esistiti per una
durata non superiore ai cento/
centocinquant’anni.
Peculiare è la prova dell'utilizzo dell'aratro sia a Coira che a
Castaneda, così come il fatto che questi insediamenti si
concentrassero nelle valli di transito a bassa quota (Mesolcina,
Domigliasca, Valle del Reno).
Numerosi
anche i singoli ritrovamenti, sempre neolitici, di alta quota, con
reperti quali asce in pietra, attrezzi in selce e in cristallo di
rocca a testimonianza del passaggio di cacciatori o alpigiani che
transitavano da un territorio all'altro, tanto quanto, forse, di
stanziamenti stabili.
2.
Età del Bronzo 2200-800 a. C.
2.1
Introduzione
Dopo
la fase avanzata del Neolitico in cui erano comparsi utensili di
rame, si assistette alla creazione di arnesi costituiti da una lega
composta da rame e stagno: il bronzo.
A
differenza del Neolitico in cui, come visto più sopra, gli
insediamenti furono limitati, durante il Bronzo Antico, l'area del
Graubünden-Grigioni venne colonizzata intensamente e il numero degli
insediamenti arrivò a cinquanta/sessanta tra i più duraturi, non
solo nelle vallate a bassa quota, ma anche in vallate d'alta quota e
più remote come la Val Lumnezia, Val Sursette e Engadina. Questa
nuova colonizzazione, con forte probabilità, fu dovuta alla scoperta
di giacimenti di rame nell'area. Nuove attività sorsero grazie
all'estrazione del minerale ed alla sua lavorazione, sino alla
fusione della nuova lega. Questo deve avere portato a nuovi scambi
commerciali favoriti proprio dai passi alpini ed a variazioni anche
in ambito sociale.
Gli
abitanti del Bronzo non erano solo contadini (coltivavano infatti
frumento, farro ed orzo) ma anche allevatori di bestiame; la caccia,
oramai, giocava solo un ruolo secondario.
Durante
il Bronzo Antico e Medio e, parzialmente, nel Bronzo Finale,
nell'area grigionese si delineò una civiltà autonoma, rintracciata
sulla base di particolari forme di ceramica che un tempo veniva
denominata “Civiltà
di Crestaulta”,
oggi nota con il nome di “Civiltà
Alpina del Bronzo”.
Essa si differenzia nettamente dalla civiltà sudalpina e nordalpina.
Durante il Bronzo Finale (XIII-IX secolo a.C.) tale civiltà andò
scemando a favore di nuove popolazioni che raggiunsero la zona e che
portarono ad una tripartizione culturale facilmente rintracciabile
anche nell'Età del Ferro.
2.2
Insediamenti
Durante
l'Età del Bronzo gli insediamenti si trovavano principalmente sulle
cime delle colline, su posizioni terrazzate o comunque sporgenti, in
quanto facili da difendere. Gli stanziamenti sul fondovalle sembrano
apparire solo nel Bronzo Finale. A Savognin-Padnal l'insediamento è
stato realizzato in una conca naturale profonda da due a tre metri, a
Cazis-Cresta addirittura in una fenditura della roccia profonda
cinque, sei metri. A Falera-Mutta si trovava tra imponenti massi ed
era protetto da un muro di cinta. Tutti questi stanziamenti
sviluppati in gole, depressioni, o nascosti da possenti blocchi di
pietra sottolineano come le prime popolazioni necessitassero di un
certo grado di difesa, ricercata anche attraverso l'altitudine
a cui certi villaggi erano collocati.
Le
caratteristiche strutturali di questi villaggi sono emerse in tutta
la loro completezza attraverso gli studi, tanto che esempi come la
cisterna di Savognin-Padnal e la captazione di acqua di sorgente di
St. Moritz sono testimonianza di tecniche costruttive in legno molto
avanzate.
Gli
edifici abitativi venivano costruiti in larice, mentre l'abete rosso
era considerato legna da fuoco. Gli insediamenti erano abitati — quelli più piccoli — da venti a trenta persone, e quelli più grandi
da cinquanta sino a cento; durarono per più secoli, in alcuni casi
anche oltre un millennio.
2.3
Reperti funerari
L'area
alpina grigionese dispone di pochi reperti funerari dell'Età del
Bronzo. A Donat-Surses nel 1926 e nel 1961 sono state rinvenute sei
tombe a cassa costituite da lastre di pietra con inumazioni. I
corredi funebri risalivano ad una Prima Età del Bronzo Avanzata
(XVII-XVI secolo a.C.). Nella stessa zona la celebre tomba
a cupola, sembrerebbe trattarsi di una cantina a volta medievale che ha
“invaso” una tomba della Prima Età del Bronzo.
Numerose
inumazioni della prima Età del Bronzo ma scevre da corredi funerari,
si trovano anche a Laax-Salums. Undici tombe a cremazione femminile
nell'area di Lumbrein-Surin-Cresta Petschna rappresentano
ritrovamenti di massima importanza. Sono sepolture di un nucleo di
donne evidentemente appartenenti all'insediamento di Crestaulta, e
che hanno mostrato ricchi corredi di gioielli. Tali tombe risalgono
alla prima Età del Bronzo Medio (XVI-inizio XV sec.) ed evidenziano
un forte influsso della Hügelgräberkultur-Cultura dei Tumuli.
Dalla
Tarda Età del Bronzo è nota una tomba ubicata a Fläsch-Answiesen,
risalente alla Urnenfelderkultur-Cultura dei Campi d'Urne, purtroppo
fortemente rovinata. A Domat-Ems, invece, spicca una tomba femminile
contenente una fibula ad arco di provenienza meridionale, degli
orecchini e della ceramica.
2.4
Ritrovamenti in quota e nei corsi d'acqua
Sui
passi così come in montagna sono numerosi i ritrovamenti di reperti
singoli. In questi casi potrebbe trattarsi anche di oggetti smarriti
durante il viaggio da pastori o cacciatori a testimoniare, quindi,
un'economia di tipo alpestre nel Bronzo o, in altri casi, si potrebbe
trattare di doni votivi a una Divinità della montagna.
Nei
corsi d'acqua — fiumi, laghi, sorgenti — sono state spesso ritrovate
spade e lance e, non si è stati in grado di definire se questi
oggetti siano stati smarriti oppure siano stati donati ad una
Divinità delle acque.
Durante
i lavori di riqualificazione di una sorgente nel 1907 a St.
Morits-Bad fu scoperta una captazione d'acqua sorgiva dell'Età del
Bronzo. I reperti qui trovati furono un pugnale, uno spillone, e
numerose spade, tutti interpretati come ex-voto ad una Divinità
delle acque, alla quale la stessa acqua sorgiva in quanto tale è da
associare come oggetto e strumento di culto. Questo impianto, per
giunta, rappresenta un esempio estremamente interessante dal punto di
vista della tecnica delle costruzioni in legno. A Rueun, due reperti
dell'Età del Bronzo Medio rinvenuti nelle immediate vicinanze di una
fonte d'acqua probabilmente preistorica, si presentano in una luce
simile a quella di St.Morits Bad.
2.5
Gioielli
L'Età
del Bronzo vide l'uso molto frequente di spille in bronzo usate per
fissare capi di abbigliamento in lino. Dalla Tarda Età le fibule
sostituirono le spille in bronzo.
Il
reperto più importante consiste nel bellissimo fermacapelli di
Falera-Mutta.
3.
Età del Ferro 800-15 a.C.
Denominiamo
Età del Ferro il periodo preistorico relato alle cosiddette Età dei
Metalli, in cui il ferro è largamente usato per la produzione di
armi di difesa e di strumenti di lavoro più affilati che via via
sostituiscono i precedenti in bronzo.
Il
passaggio dall'Età del Bronzo a quella del Ferro non è una svolta
bensì uno sviluppo, in quanto non vi è un mutamento sostanziale
negli aspetti della civiltà che inizia lentamente a farne largo uso.
Il suo utilizzo, del resto, era già presente nell’Età del Bronzo
ma sotto forma di oggetti di piccole dimensioni di tipo
prevalentemente ornamentale. Quando parliamo di Età del Ferro,
invece, facciamo riferimento ad un preciso periodo storico, in cui
strutturalmente il ferro viene estratto in tale quantità da fondare
una vera e propria produzione siderurgica che, vede quindi anche
ruoli lavorativi sempre più diversificati. Tale periodo viene diviso
principalmente in due Culture per quanto riguarda l’Europa centrale
ed occidentale: la Cultura di Hallstatt e la Cultura di La Tène, a
loro volta suddivise in più fasi.
Utensili
ed armi in bronzo furono sostituiti gradualmente da strumenti in
ferro, metallo che offriva maggiori vantaggi essendo un materiale
elastico e maggiormente resistente. Si diffuse maggiormente rispetto
al rame, che oramai si considerava sorpassato, mentre il bronzo
continuava ad essere utilizzato per la produzione di monili.
La
lavorazione del ferro richiese maggiori conoscenze tecniche e, di
conseguenza, manodopera più specializzata: minatori, fonditori di
minerali e fabbri. Tutto ciò implicò anche la costruzione di forni
di fusione e di forge.
Il
commercio attraverso i passi continuò a rivestire un'importanza
primaria. Per la prima volta comparve la scrittura e, nella Cultura
di Hallstatt, anche la prima economia monetaria.
Nella
zona sudoccidentale, invece, dopo una prima fase rappresentata dalla
Cultura di Canegrate, si iniziarono a delineare i tratti peculiari
della nuova Cultura di Golasecca, tipica dell’area
lombardo-ticinese. Questa venne definita dai Romani come Civiltà dei
Leponti.
Gli
insediamenti dell'Età del Ferro non differirono da quelli dell'Età
del Bronzo, ma dal Bronzo finale nel Graübunden-Grigioni si è
assistito a una tripartizione culturale, ben riconoscibile durante
tutta l'Età del Ferro, e certamente dovuta ad una pressione esterna.
3.1
Reti
Nell'area
sud orientale del Graübunden-Grigioni, Unterengadin-Bassa Engadina e
Münstertal-Val Monastero, nel Bronzo Finale e nella Prima Età del
Ferro si trovavano testimonianze della Laugen-Melaun Kultur/Cultura
di Luco-Meluno. La caratteristica di questa facies archeologica è la
tipica brocca ansata, che connette questa zona al Trentino, all'Alto
Adige e all'Unterengadin-Bassa Engadina. Gli insediamenti tipici sono
Ramosch-Mottata, Scuol-Munt Baselgia e Ardez-Suotchasté. A
Scuol-Motta Sfondraz e a Zernez-Brail-Funtanatschas, a seguito di
scavi condotti nel 1953, 1959-60 e 2008, su imponenti accumuli di
massi considerati luoghi di culto sono venuti alla luce resti di
combustione di ossa frantumate e arse, esiti incontrovertibili di
roghi votivi (Brandopferplätze).
La
Laugen-Melaun Kultur/Cultura di Luco-Meluno fu sostituita da quella
di Fritzens-Sanzeno, riconoscibile da peculiari piccole
ciotole/scodelle e brocche con manici, e che si diffuse nelle stesse
aree del Trentino-Alto Adige e Tirolo oltre che in Unterengadin-Bassa
Engadina.
3.2
Celto-Reti e Celti
A
partire dall'Età del Bronzo, nel Graübunden-Grigioni del nord e del
centro, sono riscontrabili reperti appartenenti alla Urnenfelder
Kultur-Cultura dei Campi d'Urne (Coira Karlihof, Vella-Pleif, ecc),
riferibile sicuramente al nord dell'Europa.
Assistiamo
così, nella zona settentrionale alla sovrapposizione della
Laugen-Melaun Kultur/Cultura di Luco-Meluno, che fu una Cultura mista
celto-retica.
Dalla
prima Età del Ferro si inserirono palesi influssi della Hallstatt
Kultur-Cultura di Hallstatt (Felsberg-Felixwingert, ceramica dipinta
di Tamins). L' impronta culturale celtica proveniente da nord rimase
ben visibile anche nella seconda Età del Ferro.
Nel
Bronzo Finale, gli elementi di Laugen-Melaun/Luco-Meluno giunti dal
nord attraverso il Voralberg (AT) ricordano ancora in alcune elementi
la cultura retica, anche se dall'Età del Ferro l'elemento celtico
divenne preponderante.
3.3
Leponti
A
partire dal Bronzo Finale, nella parte sudoccidentale dei
Graübunden-Grigioni (Mesolcina, Calanca, Bregaglia), esistono molti
indizi di una Civiltà di Canegrate lombardo-ticinese.
Nell'Età del Ferro sia più antica che
più recente, la Cultura di Golasecca si inserì come facies
predominante nei numerosi corredi funerari.
Nella
necropoli di Mesocco-Coop numerose tombe hanno evidenziato sepolture
ad inumazione ed a cremazione corredate da numerose fibule.
Ricchi
reperti quali brocche a becco, spade in ferro, collane di giada,
fibule, ciondoli, orecchini, calici sono stati ritrovati nelle
inumazioni sia di Castaneda che di Cama.
Visto
che nel Moesano non vi sono materie prime disponibili, è fortemente
probabile che l'area, attraverso i suoi passi, fosse punto di
congiuntura fra le regioni a nord delle Alpi e l'area di influenza
etrusca, e che questo permettesse un approvvigionamento di materie
prime altrimenti irreperibili. I ritrovamenti relativi agli
insediamenti sono di entità di gran lunga minore rispetto a quelli
funerari.
3.4
Commercio nel periodo preistorico
Già
nel Neolitico nacque la pratica del baratto. Sono infatti emersi
oggetti in selce di lontana provenienza come: il Giura francese,
Monti Lessini (Trentino) e dal Lägeren (Kanton Zürich-Cantone
Zurigo).
Durante
l'Età del Bronzo i commerci furono fiorenti ed includevano: bronzo
da lavorare, stagno per la produzione del bronzo, ambra, contenitori
in ceramica.
Durante
l'Età del Ferro, invece, il commercio fra le aree etrusche e
nord-alpine si intensificò: nel nord del Graübunden-Grigioni
comparvero i primi gioielli provenienti dal sud delle Alpi e, per la
prima volta, ci si imbatte in un nuovo mezzo che regolerà i commerci
futuri: la moneta. Dalla Germania meridionale, infine veniva
importato il sale.
4.
Chur-Coira
Per
quanto riguarda Chur-Coira gli insediamenti preistorici si trovavano
nell'area oggi occupata dalla Città Vecchia. Il ritrovamento di
manufatti in cristallo di rocca e selce datati al Tardo Paleolitico
(circa 11.000-10.000 a.C.), sulla riva destra della Plessur evidenzia
passaggi assidui. Nel sito di Marsöl si testimonia una
frequentazione in tempi molto antichi. Resti di insediamenti sempre
risalenti all'Età della Pietra, sono stati trovati sia sulla riva
destra che su quella sinistra della Plessur, così come nel quartiere
vescovile (Hof
Chur1),
in questo caso, però riportati alla luce solo parzialmente. Grazie a
scavi condotti tra il 1967 ed il 1990 sono emersi pregevoli
rinvenimenti a soli cinque metri di profondità, rivelando così un
insediamento Neolitico, nel quale sono emerse tracce di coltura
effettuata con l'aratro; anche sotto il vicino Markthallenplatz sono
stati trovati resti di insediamenti riconducibili a due Culture
Neolitiche: la Lutzengüetle2
e la Pfyn3
-
Culture tipiche del Fürstentum Liechtenstein-Principato del
Liechtenstein4
con cui il Graubünden-Grigioni confina.
Negli
anni '80 sono emerse strutture riconducibili ad un importante
insediamento databile al Bronzo Finale, con reperti delle Urnenfelder
Kultur-Cultura dei Campi d'Urne e della Laugen-Melaun Kultur-Cultura
di Luco-Meluno (1300-800 a.C.); questo insediamento ha anche rivelato
reperti della Hallstatt Kultur-Cultura di Hallstatt con ceramiche del
gruppo Tamins (VI-V secolo a.C.) oltre a reperti e strutture di
matrice romana e bassomedievale.
5. Reperti
5.1
Frammenti di selce e cristallo di rocca Chur-Coira
Frammenti
di selce e cristallo di rocca. Il ritrovamento ha avuto luogo in
concomitanza con gli scavi per il parcheggio sotterraneo nell'area
dell'attuale Hotel Marsöl. La particolarità è data dalla
provenienza di alcuni di questi materiali, in quanto provengono da
zone abbastanza lontane come il Voralberg (AT) e Flintsbach (DE).
1. Frammenti
di selce e cristallo di rocca Chur-Coira
5.2
Frammenti di selce e cristallo di rocca Mesocco Tec-Nev
Durante
la costruzione dell'autostrada A13 nel 1972, a Mesocco, sotto diversi
strati di terra, sono stati rinvenuti numerosi utensili di selce e
cristallo di rocca risalenti al Mesolitico. Nello stesso sito sono
state ritrovate anche ceramiche e manufatti del Neolitico. Questo fu
un luogo di stazionamento per i cacciatori e fu visitato diverse
volte.
2.
Frammenti
di selce e cristallo di rocca Mesocco Tec-Nev
5.3
Statua-stele di Sietchen-Lumbrein
Articolo
di prossima pubblicazione
3. Statua-stele
di Sietchen-Lumbrein
5.4
“Dispensa del Neolitico” vaso di Tamins-Crestis
Se
all'apparenza questo contenitore potrebbe non suscitare un grande
interesse, bisogna partire dall'assunto che la grande glaciazione che
coprì il continente europeo perdurò sino a 14.000 anni fa, quando
sulle cime più alte delle Alpi piano piano il disgelo iniziò a
svelare vallate e territori. In questo contesto climatico sia le
piante che gli animali ebbero l'opportunità di insediarsi, attirando
così i cacciatori.
Ma
circa 7000 anni fa durante il Neolitico, avvenne ciò che è
conosciuto come la “Rivoluzione Neolitica”, ovvero quel processo che trasformò le comunità da cacciatori/raccoglitori nomadi in popolazioni
stanziali di allevatori/agricoltori.
Questa
trasformazione radicale richiese l'utilizzo di vasellame atto a
divenire contenitore di stoccaggio al fine di conservare gli alimenti
raccolti. Le produzioni ceramiche divennero così un tratto
essenziale della cultura dell'epoca, atta a definirla e delinearla.
Questo vaso è costituito da un mix di argilla e frammenti di pietra
che gli conferiscono un aspetto ruvido. Appartiene al complesso di
insediamenti di Tamins-Crestis, scoperto durante una campagna di
scavi condotta dall'Università di Zurigo. Il reperto data al 3000
a.C.
4. Vaso di
Tamins-Crestis
5.5
Arnesi
ed utensili in osso Cazis-Petrushügel
A
cavallo fra il 1938 ed il 1940 fu scoperto un insediamento ed
un’officina
del
Tardo Neolitico sul Petrushügel, con ritrovamenti di ceramiche
appartenenti alla Cultura di Horgen, fra cui molti strumenti in corna
di cervo ed in serpentinite. Fra il 1981 ed il 1982 l’Università
di Zurigo ha effettuato ulteriori scavi. La datazione al carbonio-14
indica come datazione la fine del IV millennio o intorno al 3000 a.C.
5.
Arnesi ed utensili in osso, Tardo Neolitico 3000 a.C. ca.
Riferimenti
numeri relativi agli oggetti dell'immagine
14.
Aghi in osso
15.
Denti di vari animali (orso, lupo ecc)
16.
Cucchiaio in osso
17.
Pezzo di bastoncino fatto con corna di cervo
18. Corna di cervo lavorate, talvolta scanalate internamente
19.
Porzione di disco osseo
20.
Parti di asce in osso su cui innestare lame
5.6
Vasi, contenitori e oggetti Età del Bronzo
5.6.1 Insediamento Lumbrein-Surin-Crestaulta
Fra
il 1935 ed il 1938 fu scoperto un sito dell'Età del Bronzo, nelle
sue tre stratificazioni Antico, Medio e Tardo. Questo insediamento
constava di pali, muretti a secco ed un deposito di oggetti che ha
riportato alla luce interessanti reperti in ceramica, ma anche bronzo, osso e pietra.
6.Vasi
Lumbrein-Surin-Crestaulta
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
1.
Vaso decorato dell'Età del Bronzo Medio
2. Vaso
in argilla appartenente allo strato superiore dell'insediamento.
L'oggetto bugnato in tre punti è ornato da scanalature
semicircolari e da una fascia di righe concentriche. Vasi simili, per
forma e decorazione, sono riscontrabili anche in Pianura Padana ed in
Trentino-Alto Adige.
5.6.2 Complesso insediativo Cazis-Cresta
Fra
il 1940 ed il 1970 fu scoperto un complesso insediativo ubicato in
una gola dalle dimensioni di 5-7 x 10-12 m. Gli edifici, posti a
schiera, hanno permesso il ritrovamento di ricchi reperti.
7.
Oggetti complesso Cazis-Cresta, Età del Bronzo
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
7.
Tazza con manico Prima Età del Bronzo
8.
Tazza con impugnatura Media Età del Bronzo
9.
Bobina ornata da solco
10.
Bobina Tarda Età del Bronzo
11.
Fusaiola decorata probabile Tarda Età del Bronzo
5.7
Stampo per colare il bronzo e reperti ossei rinvenuti a
Savognin-Padnal, ca. 1600-1400 a.C.
Il
passaggio dall'Età della Pietra a quella del Bronzo risale a circa
4000 anni fa. L’oggetto in questione è testimonianza di quel
periodo: uno stampo in pietra ollare ritrovato durante gli scavi a
Savognin-Padnal, dove un tempo si trovava un insediamento che vedrete
nelle foto del modello del prossimo paragrafo, riprodotto nei minimi
particolari. Gli abitanti di quel nucleo disponevano di una nuova
conoscenza, sapevano colare il bronzo (una lega composta da una parte
di stagno e da nove di rame). Il reperto in questione ci parla
proprio di quella tecnica, ovvero dell’utilizzo di questo nuovo metallo
che rappresentava, sino a quel momento, il più resistente
tra quelli conosciuti e con il quale era possibile produrre arnesi di lavoro, armi
oppure gioielli. Se i minerali contenenti rame erano diffusi nel
Graübunden-Grigioni, lo stagno era importato dal nord. Pertanto, l’attività estrattiva e di scambio, insieme a quella di fusione, contribuirono allo sviluppo insediativo, permettendo l'evolversi di
diverse culture tipiche, del modo di lavorare la ceramica, di
seppellire i propri morti ed anche della cura nel culto delle proprie
Divinità. Queste interconnessioni crearono scambi ed influenze profonde fra
gruppi ed aree anche lontani.

8. Resti della forma dello stampo, luogo del ritrovamento Savognin-Padnal, Età del Bronzo 1600-1400 a.C.
9.
Produzioni in osso e roccia, Età del Bronzo
Riferimenti
numeri relativi agli oggetti dell'immagine
17.
Dente d’osso forato, probabilmente pendente XX-XVII sec. a.C.
18.
Lamelle di dente di cinghiale, XX-XVII sec. a.C.
19.
Punta di freccia in osso, XVI-XV sec. a.C.
20.
Punta di freccia o di lancia in osso, XX-XVII sec. a.C.
21.
Punteruolo in osso Prima Età del Bronzo
22.
Martello scanalato in roccia XV-XIV sec. a. C.
5.8
L’insediamento abitativo di Padnal presso Savognin, uno spaccato di
vita quotidiana nell’Età del Bronzo
Fra
il 2000 ed il 1600 a. C. sull’altipiano collinare di Padnal presso
Savognin fu costruito un insediamento abitativo che ospitò dalle
cinquanta alle novanta persone e che fu abitato sino al IX sec. a. C.
Gli scavi condotti fra il 1971 ed il 1983 sono stati spesso diretti
dall’archeologo Jürg
Rageth, che è stato anche inserito dal creatore del plastico che
potete vedere nelle foto successive. Marius Rappo, infatti, ha
inserito Rageth ai margini del modello del villaggio dell’Età del
Bronzo.
Le
strutture dello stanziamento furono di due tipi: un primo sostenuto
da pali che delimitavano verosimilmente pareti costituite da fuscelli
intrecciati; un secondo costituito, invece, da strutture le cui
pareti erano fatte di tronchi sovrapposti. Le costruzioni di grandi
dimensioni misuravano venti metri per sei metri, ospitando al loro
interno più nuclei familiari con i loro animali.
Gli
abitanti del nucleo abitato erano contadini/allevatori. La terra
veniva coltivata con aratri di legno, che permettevano la coltura di
farro, orzo, piselli e spelta. L’allevamento era invece costituito
da buoi, pecore, capre e maiali, mentre la caccia e la pesca avevano
già perso il ruolo predominante che avevano in precedenza.
I
resti di minerali e crogioli, così come di stampi di fusione,
evidenziano che sul Padnal si produceva e lavorava il bronzo. Il
fabbro, in virtù delle sue peculiari abilità nel saper colare e
trasformare la materia liquida in oggetti di comune utilità,
rivestiva all’interno della struttura sociale un ruolo
privilegiato. Anche se i punti del villaggio dove accendere i fuochi
rappresentavano un costante pericolo d’incendio, al fine di domare
eventuali fiamme nel plastico potrete vedere come in questo villaggio
era stata prevista una cisterna che fu costruita in larice e resa
stagna con dell’argilla, la sua funzione doveva essere quella di
serbatoio (in caso si fosse reso necessario domare delle fiamme) ed
al contempo era anche il bacino ove veniva drenata l’acqua piovana.
Come
detto nei precedenti paragrafi, lo stagno proveniva dal nord
attraverso scambi con commercianti nomadi che approvvigionavano anche
di sale e di altre materie, come l’ambra e la ceramica importata a
riprova di fiorenti scambi sui passi alpini durante l’Età del
Bronzo. Tuttavia la maggior parte della ceramica e del vasellame
utili alla vita quotidiana venivano prodotti in loco a mano, ovvero
ancora senza l’uso del torchio.
10. 11. Ricostruzione insediamento abitativo Padnal presso Savognin, Età del Bronzo
12.13 14.15. Particolari dell'area di lavoro del "sacro artefice" il fabbro, notare la cisterna non lontana dal fuoco, nel caso fosse stato necessario domare le fiamme
16.17. Fasi di costruzione di una casa del villaggio. Notare la tecnica "Blockbau" ancora in uso
oggi nelle vallate alpine del centro e nord Europa. Tale sistema costruttivo, consiste di
tronchi sovrapposti incastrati grazie a degli intagli. Il tetto come si può vedere è a scandole
18. Scambi e commerci
19. Vita rurale, allevamento di bovini e ovini
20. L'
archeologo Jürg Rageth, scopritore dell'insediamento, inserito dal costruttore nel plastico
5.9
Riti funebri delle Alpi
Nel
1947, a Cresta Perschna, nell’odierna Lumbrein, gli archeologi
hanno scoperto un cimitero locato non lontano dal villaggio di
Crestaulta, risalente all’Età del Bronzo Antico e Medio. Il campo
funerario era costituito di undici tombe incastonate nelle pietre,
risalenti al XV secolo a.C.
Le
tombe si rivelarono esclusivamente femminili. Le defunte venivano
cremate con abiti e gioielli in bronzo, risultati fortemente
carbonizzati. I resti sia ossei che dei loro oggetti di corredo
venivano poi tumulati nelle tombe.
21. Corredo funerario Lumbrein-Surin-Cresta Petschna
Riferimenti
numeri relativi agli oggetti dell'immagine
7.
Spilli con capocchia a fungo
8.
Spilli arrotolati
9.
Spilli con collo forato
10.
Aghi a doppia ala
11.
Disco chiodato
12.
Spirali
13.
Braccialetti
14.
Rotoli a spirale
15.
Oggetti in bronzo carbonizzato
A
Domat/Ems Cresta è stata rinvenuta invece una tomba di una donna non
cremata risalente alla Tarda Età del Bronzo e nello specifico al
XIII-XII secolo a. C. Il suo corpo alto 1 metro e 60 centimetri
rappresenta un esempio ragguardevole di altezza per i parametri
preistorici. Fu sepolta con un corredo funerario di orecchini, un
anello ed una spilla ad arco tipici del bacino dell’Italia
settentrionale, il che lascia pensare che la donna si fosse
trasferita qui da sud.
22. Corredo funerario femminile Domat-Ems Cresta, Tarda Età del Bronzo. Ben visibile è il grande frammento di vaso di ceramica
23. Posizione del ritrovamento del corpo, del corredo funerario e del frammento del vaso di ceramica
24.Frammento di vaso di ceramica
25.
Anello da dito
26.
Orecchini
27.
Fibula ad arco
5.10
Pietra coppellata
Pietra
posta nell’antro di congiunzione delle sale dell’area espositiva
senza riferimento alcuno.
28. Pietra coppellata
5.11
I gioielli nell’Età del Bronzo, lo spillone con testa a disco di
Falera-Mutta
I
gioielli nell’Età del Bronzo erano molto spesso indossati come
fermagli per abiti. Dalla Tarda Età del Bronzo le fibule
sostituirono gli aghi in bronzo. Erano noti anche altri oggetti
utilizzati come monili quali: anelli per le dita, bracciali, collane
costituite da piccoli dischi di ambra o da dischi di bronzo. I
bottoni in osso o bronzo probabilmente erano cuciti ai tessuti. La
lamella di zanna di cinghiale avrebbe potuto essere un paramano per
un arciere. Fra questi gioielli il ritrovamento più importante è lo
spillone con testa a disco, splendidamente decorato di Falera-Mutta,
dalla lunghezza di ben 85 centimetri. Tale dimensione fa pensare che
fosse improbabile che qualche donna lo indossasse, bensì è più
probabile che adornasse qualche statua lignea come oggetto di culto o
di prestigio.
I
gioielli in bronzo ed ambra erano un privilegio dell’alta
borghesia, e seppellirli nelle tombe corrispondeva a garantire lo
status sociale ai defunti anche nell’oltretomba. Certamente
esistevano anche gioielli fatti in materiali più semplici che però
non sono sopravvissuti sino a noi.
29. La teca che ospita lo spillone di Falera-Mutta
30. Particolare della testa a disco dello spillone di Falera-Mutta,
Tarda Età del Bronzo XVII-XVI sec. a. C.
31. Anello ottenuto dalla rosa del corno di un cervo, Età del Bronzo, luogo del ritrovamento Savognin-Padnal
32. Bracciali
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
10. Bracciale, probabilmente Età del Bronzo Medio, luogo del ritrovamento Savognin-Padnal
11. Bracciale traforato, Età del Bronzo Medio, luogo del ritrovamento Savognin-Padnal
12. Bracciale con borchie, Tarda Età del Bronzo XIII sec. a.C. luogo del ritrovamento Bergün-Bravuogn Turm
33. Collana in ambra, Età del Bronzo Medio XVI-XIV sec. a.C.
luogo de ritrovamento Savognin-Padnal
5.12
Le Necropoli di Castaneda, Mesocco-Coop e Santa Maria in CalancaVedi: La
necropoli di Castaneda, Mesocco-Coop e Santa Maria in Calanca,
testimonianze e reperti delle varietà culturali durante l’Età del
Ferro (Cantone Grigioni italiano, Svizzera)
5.13
Stele di Davesco e Mesocco
Vedi: Le stele funerarie con iscrizioni lepontiche di Davesco e Mesocco (Cantoni Ticino e Grigioni Italiano, Svizzera)
5.14
Celto-Reti e Celti
5.14.1
Coira
Presso
l’area Sennhof/Karlihof a partire dagli anni ’80 del secolo
scorso
furono
rinvenute stratificazioni di insediamenti appartenenti a
periodi storici successivi, con importanti reperti a partire dal
Bronzo Finale, ed in particolar modo con riferimenti alle Culture
Urnenfelder-Campi d’Urne e Laugen-Melaun/Luco-Meluno (1300-800
a.C.). Tale insediamento fu poi ricoperto da più recenti resti
risalenti al Ferro con ceramiche della Cultura di Hallstatt e più
precisamente riferibili al tipo Tamins riferibili al VI-V secolo a.C.
34. Celto-Reti e Celti
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
1.
Ceramica Urnenfelder-Campi d’Urne XII-X sec. a. C.
2.
Ceramica Laugen-Melaun/Luco Meluno XI-X sec. a.C. Complesso
insediativo Coira Welschdörfli
3.
Brocca con manici Taminser Keramik-Ceramica di Tamins VI-V sec. a.C.

35. Gioiello a spirale (plausibilmente un gancio di cintura), probabile periodo di La Tène
5.14.2
Tamins Unterm Dorf
Furono
sessantaquattro le urne cinerarie con relative cremazioni scoperte
durante la costruzione della tangenziale nel 1964. Le urne dipinte in
rosso e nero richiamano lo stile di Hallstatt. Più recenti invece le
ceramiche punzonate risalenti ad un periodo che varia dal VI al V
sec. a.C. e collegabili alla Taminser o Alpenrheintal
Keramik-Ceramica di Tamins o della Valle del Reno Alpino.
36. Urne da cremazione, luogo del ritrovamento Tamins Unterm Dorf
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
1. Urna tombale dipinta VII-VI sec. a.
C. (tomba 33)
2. Urne stampigliate VI-V sec. a.C.
(tomba 33 e 3)
37. Urne da cremazione, luogo del ritrovamento Tamins Unterm Dorf
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
3. Urna decorata VI-V sec. a. C. (tomba
11 e 61)
4. Urna funeraria stampigliata VI-V sec.
a. C. (tomba 8)
38. Urne da cremazione, luogo del ritrovamento Tamins Unterm Dorf
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
6. Urna smaltata VII-VI sec. a.C. (tomba
18 e 17)
7. Brocca a manici di Tradizione
Laugen-Melaun/Luco-Meluno VII-VI sec. a. C. (tomba 55)
5.14.3
Trun-Darvella
A
Trun-Darvella negli anni 1911, 1922, 1964-68 furono scoperte 24 tombe
rivestite in pietra e dotate di corredo funerario. Le spade e le
spille dei corredi hanno caratteristiche tipicamente celtiche e
mostrano influssi provenienti da sud lepontico, specialmente nella
forma di alcune fibule ed orecchini. Il tutto è riconducibile ad un
periodo compreso fra il IV e III sec. a. C.
39. Reperti funerari, luogo del ritrovamento Trun-Darvella
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
1. Fodero e spada in
ferro IV-III sec. a. C.(tomba 24)

40. Reperti funerari, luogo del ritrovamento Trun-Darvella
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
2. Anelli in argento
IV-III sec. a. C. (tomba 91)
41. Reperti funerari, luogo del ritrovamento Trun-Darvella
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
3. Spille in ferro
IV-III sec. a. C. (tomba 9 e 24)
5.15
Fra Bronzo e Ferro
5.15.1
Ramosch-Mottata
A
cavallo fra il 1956 ed il 1958 l’archeologo Benedikt Frei esaminò
gran parte del sito del Bronzo e del Ferro. Le strutture hanno
evidenziato interessanti reperti collocabili alle strutture delle
Culture di Laugen-Melaun/Luco-Meluno e Fritzens-Sanzeno.
42. Reperti Culture Laugen-Melaun/Luco-Meluno e Fritzens-Sanzeno, luogo del ritrovamento Ramosch-Mottata
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
14. Bobina in osso
decorato
15. Spirali d’osso
16. Astragalo
(caviglia di animale) VI-IV sec. a.C.
5.15.2
Scuol-Munt Baselgia
Sempre
l’archeologo Benedikt Frei, fra il 1966 ed il 1968, prese in esame
il lato sud della collina, con le sue strutture del Bronzo Medio e
Finale e quelle del Ferro. Anche in questo caso suscitarono
particolare interesse i reperti delle Culture di
Laugen-Melaun/Luco-Meluno e Fritzens-Sanzeno.
43. Reperti Culture Laugen-Melaun/Luco-Meluno e Fritzens-Sanzeno, luogo del ritrovamento Scuol-Munt Baselgia
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
18.
Ciondolo con testa di uccello V-IV sec. a.C.
19.
Spillone con testa a vaso XI-X sec. a.C.
20.
Spilla in ferro e spilla in bronzo IV-III sec. a.C.
44. Reperti Culture Laugen-Melaun/Luco-Meluno e Fritzens-Sanzeno, luogo del ritrovamento Scuol-Munt Baselgia
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
10. Disco di pietra decorato XII-XI sec. a.C.
45. Reperti Culture Laugen-Melaun/Luco-Meluno e Fritzens-Sanzeno, luogo del ritrovamento Scuol-Munt Baselgia
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
1.
Brocche con manico X sec. a.C. e VII sec. a. C. (Cultura di
Laugen-Melaun/Luco Meluno)
2.
Piccola pentola X-IX sec. a.C.
5.15.3
Ardez-Suotchasté
Nel
1969 in concomitanza con la costruzione della nuova circonvallazione,
sotto il castello di Steinsberg, vennero alla luce resti di
insediamenti del Bronzo e del Ferro. Oltre a reperti del Bronzo Medio
furono rinvenuti anche reperti della Culture di
Laugen-Melaun/Luco-Meluno e di Fritzens-Sanzeno.
46. Reperti insediamento Ardez-Suotchasté
Astragalo, pendente o giocattolo periodo La Tène
47. Reperti insediamento Ardez-Suotchasté
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine
23. Frammento di fusaiola in argilla Tarda Età del Bronzo
24. Frammento di corna di cervo con simboli o lettere incise periodo La Tène
5.15.4
Scuol-Russonch (Brandopferplätze)
Hans
Conrad e Niculin Bischoff analizzarono questo sito fra il 1959 ed il
1964. La presenza di luoghi per il fuoco (stufe e camini), così come
ossa calcinate e piccoli reperti identificano questo sito come un
Brandopferplätze (area per roghi votivi) dell’Età del Ferro. Qui
venivano sacrificati animali, in special modo capretti ed agnelli,
che si consumavano anche in pasti rituali.
48. Reperti insediamento Scuol-Russonch (Brandopferplätze)
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine nelle foto seguenti
49. (23) Ciotola Sanzeno V-IV sec.a.C.
50.(26) Frammento di bracciale in vetro III-I sec. a.C.
(27) Perle di vetro VI-III sec. a.C.
51. (28) Oggetto in osso con lettere e segni incisi Età del Ferro
52. (29) Spilla a forma di cavallo in bronzo VII-VI sec. a.C.
53. (30) Spilla da balestra in bronzo VI-V sec. a.C.
54. (31) Spilla La Tène in ferro IV-III sec. a.C.
5.15.5
Zernez-Dart
55. (21) Bracciale a
spirale con estremità a forma di testa di serpente, probabile
periodo La Tène V-I sec. a. C.
5.16
Reperti di montagna e offerte votive alle acque
56. (10) Ago risalente al Bronzo Medio XIV-XIII sec. a.C. Saint-Moritz
Bad (copia)
Conclusioni
La
sezione archeologica del
Rätisches Museum-Museo
Retico di Chur-Coira offre, al piano interrato dell’edificio che
ospita l’esposizione, uno spaccato di storia dell’area del
Graubünden-Grigioni, a partire dalla preistoria più antica. I
ritrovamenti in vari siti offrono la visione di stratificazioni
insediative successive nei secoli e nei millenni. Come spesso accade,
uno stesso sito fu riutilizzato più volte nell’evolversi della
storia e delle culture che si sono avvicendate.
I
ritrovamenti riferibili al Paleolitico sono molto rari in quanto
questa fu l’epoca delle glaciazioni, i reperti per lo più sono
relati a cacciatori di orsi delle caverne che si spingevano lungo i
bordi dei ghiacciai o sopra di essi, o ancora in grotte e ripari, in
un periodo collocabile all’incirca a più di 50.000 anni fa ed
attribuibile alla presenza di Neanderthal.
Per
quanto riguarda il Neolitico, sinora si ha contezza di nove
insediamenti che si concentrano a bassa quota nelle valli di transito
ed abitati da piccoli gruppi che praticavano l’agricoltura con
l’ausilio dell’aratro, attrezzo del quale è stata trovata
traccia sia a Chur-Coira che a Castaneda.
È
però durante il Bronzo Antico che l’area vede la presenza di
insediamenti stabili e duraturi, non solo a valle ma anche in quota
dove, con forte probabilità, la scoperta di giacimenti di rame
favorì non solo lo stanziamento ma anche gli scambi commerciali di
questo minerale.
Se
possiamo asserire che nel Bronzo Antico e Medio gli insediamenti si
dislocavano su alture o in zone comunque di difficile raggiungimento,
nel Bronzo Finale le comunità stanziali di valle scelsero luoghi
particolarmente protetti da rocce come conche o fenditure e ne sono
traccia i villaggi di Savognin-Padnal, Cazis-Cresta, Falera-Mutta.
L’area
di Lumbrein-Surin-Cresta permise il primo ritrovamento degno di nota,
risalente al Bronzo Medio (XVI-inizio
XV sec.),
ovvero la sepoltura a cremazione di undici donne legate
all’insediamento di Crestaulta. Le tombe svelarono ricchi corredi
di gioielli.
I
gioielli ritrovati, in bronzo ed ambra, garantivano lo status sociale
anche nel viaggio ultraterreno della persona sepolta. Un esempio di
reperto fra i più belli del Museo è lo spillone lungo 85 cm. con
testa a disco, probabile oggetto di culto ritrovato a Falera-Mutta e
che verosimilmente serviva ad ornare qualche statua lignea di
Divinità.
Il
passaggio dall’Età del Bronzo a quella del Ferro non può essere
considerata una svolta quanto un’evoluzione della stessa Civiltà
che nella scoperta del nuovo minerale creò i presupposti non solo
per armamenti più flessibili e resistenti ma anche le fondamenta di
una prima forma di industria siderurgica dove la differenziazione fra
i vari momenti — dall’estrazione, alla fusione, alla forgiatura — richiesero manodopera sempre più specializzata.
Sempre
in ambito funerario, ambito che di fatto ha permesso i più numerosi
ritrovamenti, emersero reperti altrettanto interessanti nelle valli
italofone del Cantone: ne sono testimonianza le necropoli di
Castaneda, Mesocco-Coop e Santa Maria in Calanca, risalenti a varie
fasi del Periodo La Tène.
Per
quanto riguarda le stele con iscrizioni, pregevoli le due lepontiche
di Davesco-Soragno e Mesocco Benabbia, ma anche, e soprattutto, la
statua stele di Sietschen-Lumbrein che richiama forti collegamenti
con altre statue stele del Sudtirolo. Tutte si collocano
cronologicamente in diverse fasi dell’Età del Ferro.
Se
per quanto riguarda l’Europa centrale e l’Europa occidentale, le
due Culture che andarono a costituire questo momento furono quella di
Hallstatt e quella di La Tène. Nella zona sudoccidentale, ad una
prima fase delineata dalla Cultura di Canegrate, seguì una seconda
detta “di
Golasecca”
peculiare dell’area lombardo-ticinese, denominata dai Romani anche
Lepontica, della quale si ritrovarono importanti testimonianze nelle
aree italofone del Cantone quali la Mesolcina,
la Calanca e la Bregaglia.
La
Laugen-Melaun Kultur/Cultura di Luco-Meluno dalla tipica brocca
ansata e peculiare di una Cultura celto-retica si ritrova in reperti
del Bronzo Finale e della Prima Età del Ferro, nell'area sud
orientale del Graübunden-Grigioni, Unterengadin-Bassa Engadina e
Münstertal-Val Monastero. Tale Cultura fu poi soppiantata da quella
di Fritzens-Sanzeno. Le manifestazioni culturali di queste due facies
nella Regione si connettono alle stesse del Trentino-Alto Adige e
Tirolo. Fra i vari siti relati a queste culture tipiche emersero
anche luoghi che portarono al ritrovamento di resti di combustione di
ossa arse e calcinate, esiti incontrovertibili dei cosiddetti
Brandopferplätze.
_________
1
Lo Hof Chur è situato su uno sperone roccioso che sovrasta il nucleo
urbano. Dalla salita sul lato destro della Martinskirke-Chiesa di San
Martino si costeggia sempre sulla destra il Rätisches Museum–Museo
Retico dove sempre sullo stesso lato si imbocca la lunga scalinata
che porta a questa parte di città che emerge sulle medievali vie del
centro. Una prima basilica fu già costruita nel 450 e fra il 1150 ed
il 1272 fu edificata la Cattedrale di St. Mariä Himmelfahrt-Santa
Maria Assunta. Interessante la fontana, peraltro costruita solo
cinquant'anni con una statua di Madonna con Bambino al centro. Le
prime tracce di un insediamento su questo sito risalgono all'Età del
Bronzo (dal 1300 all' 800 a. C.)
2
Lutzengüetle
Kultur-Cultura di Lutzengüetle dal sito archeologico nel comune di
Gamprin (FL), posto su un'altura isolata all'interno della Valle del
Reno Alpino, su un altipiano protetto da ripide pareti rocciose. Il
sito archeologico fu luogo di scavi a partire dal 1916, poi nel 1937,
quindi a cavallo degli anni 1942-45, anche se sinora non è mai stato
condotto uno studio veramente strutturato in merito. Se
sull'altipiano nel III secolo sorgeva un nucleo romano, solo quattro
metri più in profondità sono stati ritrovati ricchi corredi
ceramici risalenti all'Età del Ferro, a quella del Bronzo ed al
Neolitico, andando indietro nel tempo, facilmente distinguibili
proprio per la ricchezza dei reperti. Il ritrovamento di focolari ha
confermato la frequentazione assidua di quest'area. I coloni delle
Culture di Lutzengüetle e Pfyn (fine del V millennio a.C.),
praticavano agricoltura ed allevamento e provenivano primariamente da
nord anche se lungo la via transito tra la regione del Lago di
Costanza e il sud, si possono trovare già nel periodo della Cultura
di Horgen, più dedita alla caccia, influssi provenienti da meridione
riferiti alla ceramica alpina di Tamins-Carasso.
3
Pfyn Kultur–Cultura di Pfyn fu una cultura neolitica della Svizzera
orientale (ca. 4000-3300 a.C). È parte della Cultura dell'Europa
centrale, con forti affinità con l'Alta Svevia e la Baviera del sud.
Il termine viene utilizzato anche per indicare espressioni culturali
coeve della Svizzera centrale e della Valle del Reno, che però non
coincidono propriamente con quella della Svizzera orientale.
4
Il
Principato del Liechtenstein trae la sua sigla FL dal suo nome
tedesco Fürstentum Liechtenstein. Il legame non solo archeologico
che lo unisce alla Svizzera sin dalla preistoria, si è mantenuto
immutato nel tempo, tanto che nel 1924 il Principato ha costituito
con la Svizzera un'area economica comune priva di confini adottandone
anche la moneta.
Immagini
*Tratte
dall'archivio personale laddove con firma filigrana
*
Rätisches
Museum-Museo Retico di Chur-Coira 8,11,14,15,16,18,19,20
Bibliografia
*
Erb Hans, Das
Rätische Museum, ein Spiegel von Bündens Kultur und Geschichte,
Stiftung
Rätisches Museum
1979
* Duval Paul-Marie — Eluère Christiane, Les Celtes, Edition Gallimard 2009
*
Löhden Christian,
111
Orte in Graubünden die man gesehen haben muss,
Emons
2022
Fonti locali
* Rätisches Museum–Museo Retico di Chur-Coira
Sitografia
cfr. Il Rätisches Museum-Museo
Retico di Chur-Coira (Kanton Graubünden-Cantone dei Grigioni, Svizzera)
https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2023/12/il-ratisches-museum-museo-retico-di.html
*
Historische
Lexikon der Schweiz
https://hls-dhs-dss.ch/
*Spurensuche
in Tamins bringt Unsichtbares ans Licht
https://www.gr.ch/DE
*Tamins
http://wwwt.lbtr.admin.ch/kantone/gr/index.html?lang=it
Videografia
*Pro
Grigioni italiano «Tracce
del passato» - L'Età del Bronzo e l'Età del Ferro
https://www.youtube.com/watch?v=bUnhw5nADtU&ab_channel=ProGrigioniItaliano