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martedì 26 dicembre 2023

Le stele funerarie con iscrizioni lepontiche di Davesco e Mesocco (Cantoni Ticino e Grigioni Italiano, Svizzera)

 


In Canton Ticino sono state ritrovate diverse stele con iscrizioni risalenti al Periodo La Tène, ed è proprio da questa Regione che arriva una delle due presenti nel Rätisches Museum-Museo Retico di Chur-Coira.

1. Le due stele così come sono posizionate oggi al Rätisches Museum-Museo Retico di Chur-Coira

Di queste due preziose stele, che sono disposte una di fianco all'altra, quella di nostro interesse è quella posta a destra, la più grande sia in altezza che in larghezza, che proviene precisamente da Davesco-Soragno, quartiere inglobato, a partire dal 2004, nella città di Lugano. Fu acquistata dal fondatore del Rätisches Museum, Peter Conradin Von Planta nel 1874. 

La stele fu ritrovata fortuitamente durante lo sradicamento di un albero di noce nel 1813. Giaceva in posizione orizzontale apparentemente a circa un metro di profondità nei pressi di un vigneto di proprietà privata, non lontano dalla chiesa di San Bartolomeo. Emerse insieme a numerosi resti ossei successivamente identificati come umani.

Nel 1849 un documento attestò che l’iscrizione, costituita da grafemi poco profondi e alti 12 cm, era scolpita su pietra di micascisto grigio che presentava similitudine con la pietra locale. Le sue dimensioni rettangolari sono: massima altezza 180 cm, massima larghezza 56 cm e massima profondità 20 cm. Il suo periodo di appartenenza risale al Golasecca III A, presumibilmente fra il V ed il IV sec. a.C. in base alle ultime analisi condotte nel 2021 da Corinna Salomon, sebbene il Rätisches Museum mantenga la dicitura che ne colloca la produzione dal V al I sec. a. C.

Il reperto porta doppia iscrizione verticale che si legge sempre da destra a sinistra, la quale è:

«slaniai:verkalai:pala/tisiui:piuotialui:pala», che significa «tomba per Slania Verkala, figlia di Verkos/tomba per Tisios Pivotialos, figlio di Pivotios».


2. Stele di Davesco-Soragno

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Il secondo ritrovamento ci parla della lastra trapezoidale di gneiss, scoperta, nel 1885 a Mesocco, nella Valle della Moesa durante i lavori di costruzione di una strada. 

Due le ipotesi di ritrovamento: per Peter Conradin Von Planta, che curò la prima pubblicazione riguardante il ritrovamento, la Anzeiger für schweizerische Altertumskunde, la stele fu ritrovata a Mesocco non lontano dalle rovine del castello, ed effettua un distinguo dal luogo corrispondente al ritrovamento di tombe gallo-romane segnalate (sempre, nella stessa edizione); per Filippo Della Casa, invece, mentre il luogo delle sepolture sarebbe collocabile nell’area di Anzone-Brecca, risalente alla Tarda Età del Ferro, invece, il luogo di ritrovamento della stele corrisponderebbe a Campogrande, area a sud della contrada Benabbia, nei pressi del Colle Gorda, dove sorse un insediamento risalente al Medio e Tardo La Tène. 

La forma della stele è rastremata, le sue dimensioni sono 70 cm di altezza per 28 cm di larghezza alla base e 20 cm nella parte superiore. L’ipotesi più accreditata è che fosse a copertura di qualche tomba, anche se non è da escludere che potesse servire da stele al pari di altre, prive però di iscrizioni, ritrovate prive di iscrizioni nelle necropoli di Gudo e Locarno. 

L’iscrizione in linee verticali, riferibile all’Età del Ferro e più precisamente ad un periodo che si può collocare tra la fine del II e l’inizio del I sec. a.C., recita (sotto la scritta posta in orizzontale):


«Raneni/Ualaunal» ovvero «tomba di Ranenos Valaunal figlio di Valaunos[?]».

3. Stele di Mesocco


Bibliografia

* Erb Hans, Das Rätische Museum, ein Spiegel von Bündens Kultur und Geschichte, Stiftung Rätisches Museum 1979

* Duval Paul-Marie-Eluère Christiane, Les Celtes, Edition Gallimard 2009

Fonti locali

*Rätisches Museum-Museo Retico

Sitografia

Cfr. Das Rätisches Museum-Il Museo Retico di Chur-Coira, (Kanton Graubünden-Cantone Grigioni, Svizzera)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2023/12/il-ratisches-museum-museo-retico-di.html

* Cfr. Reperti e ritrovamenti, dalle Età dei Metalli ai Celto-Reti. Il piano interrato del Rätisches Museum-Museo Retico di Chur-Coira (Kanton Graubünden-Cantone Grigioni, Svizzera)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2023/12/reperti-e-ritrovamenti-dalle-eta-dei.html

* Cfr. Le Necropoli di Castaneda, Mesocco-Coop e Santa Maria in Calanca testimonianze e reperti della varietà culturale durante l’Età del Ferro (Cantone Grigioni italiano, Svizzera)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2023/12/le-necropoli-di-castaneda-mesocco-coop.html

*Manmon. Antiche Scritture del Mediterraneo

https://mnamon.sns.it/

* Lexicon Leponticum

https://lexlep.univie.ac.at/wiki/Main_Page

*Città di Lugano

https://www.lugano.ch















lunedì 25 dicembre 2023

Le Necropoli di Castaneda, Mesocco-Coop e Santa Maria in Calanca testimonianze e reperti della varietà culturale durante l’Età del Ferro (Cantone Grigioni italiano, Svizzera)



1. Castaneda

1.1 Il ritrovamento

Le prime tracce di sepolture a Castaneda, in Val Mesolcina nel Grigioni italiano e riferibili al Primo Periodo La Tène furono scoperte già a cavallo del 1878. Varie esplorazioni erano già state condotte, infatti, tra la fine del XIX secolo ed il 1929 e le campagne di scavi avevano permesso il ritrovamento di centinaia di oggetti, spesso andati precedentemente perduti poiché finiti in collezioni di privati all'estero, le quali, poi, entravano spesso a fare parte delle raccolte di Musei come quelli di Berlino o di Brawnschweig nel Land della Bassa Sassonia in Germania, oppure in Italia, Francia e Stati Uniti. Sono pochi i reperti che, a dispetto della quantità di ritrovamenti originari, sono oggi custoditi nel Rätisches Museum-Museo Retico di Coira.

Non c'è da stupirsi di tanta dispersione se negli scavi e nelle ricerche sulle più di cento tombe esplorate almeno sino al 1903 non fu affiancato un reale metodo scientifico: i reperti non furono infatti inventariati e finirono accantonati senza riferimenti precisi e senza che nemmeno si sapesse né a quale tomba appartenessero né come fossero disposti all’interno delle sepolture.

Un abitante di Castaneda, nel febbraio 1928, scoprì nuove tombe e a questo punto il Rätisches Museum-Museo Retico di Coira organizzò la prima esplorazione sistematica della necropoli dal 1929 al 1931 con Walo Burkart1 alla direzione dei lavori.

1.2 Dalla Cultura di Canegrate ai Leponti

All’epoca quest’area sud-occidentale del Grigioni fu abitata dai Leponti che abitavano anche la Val Bregaglia e la Val Calanca. In queste aree già nella Tarda Età del Bronzo compaiono i segni della Cultura ticinese-lombarda di Canegrate, che lasciò poi nell’Età del Ferro spazio alla Cultura di Golasecca attestata attraverso la presenza di ricchi reperti soprattutto di ambito tombale, con sepolture sia ad incinerazione che ad inumazione. La necropoli di Castaneda ha offerto il ritrovamento di fibule e pendenti, collane d’ambra, situle, vasi in terracotta e legno ed anche contenitori in bronzo così come quella di Cama. Anche la necropoli di Mesocco ha regalato ricchi ritrovamenti di corredi funebri.

1.3 La necropoli

Nel 1935, durante la posa di una condotta idrica a Castaneda sopra il campo di scavo del 1932 e ad ovest della chiesa, degli operai scoprirono i resti di quattro sepolture intatte risalenti a più di duemila anni fa.

Fra i ritrovamenti particolare menzione merita un boccale a becco (di cui parlerò più tardi) che fortunatamente non fu venduto poiché custodiva, nella sua parte più prominente, un’iscrizione che risulta essere la più antica testimonianza scritta del Grigioni, evidenziando come fra le varie conquiste dell’Età del Ferro vi fu anche la scrittura. 

La necropoli di Castaneda comprende al suo interno fino a duecentocinquanta camere funerarie in pietra databili dal VI al III secolo a.C. riconducibili ad esclusive sepolture ad inumazione. Le immagini che seguono, di proprietà dell’Archäologischen Dienst Graubünden-Servizio Archeologico del Grigioni, ci illustrano come le sepolture siano state ritrovate sotto gran parte dell’attuale borgo, fra i campi, le abitazioni odierne ed il cimitero e mostrano come fra i ritrovamenti vi siano state anche tombe di bambini.

Dalla disposizione delle sepolture e dal ritrovamento di un sasso divisorio conficcato a 40 cm. sotto il livello del terreno, si è giunti alla conclusione che l’area ove sorge la necropoli sia stata divisa tra famiglie e che le stesse si occupavano della sepoltura dei propri membri.

Le tombe erano sempre delimitate da pietre dritte o da muretti a secco e, delle numerose ritrovate, nessuna ha restituito resti dei defunti che vi erano stati tumulati, ciò a causa delle peculiarità acide del terreno. Nessuna tomba aveva un fondo lastricato che invece era coperto di ghiaia grossa, ogni sepoltura veniva coperta sulla sommità da lastre di pietra che, poste come coperchio, fungevano da chiusura. Sulle tombe degli adulti, le lastre erano posizionate, in doppio o triplo strato, mentre i bambini erano sovrastati da un solo piano litico.

I corpi erano sepolti senza una cassa a custodirli, si presentavano semplicemente allungati e stesi sul dorso. In tutte le tombe femminili ed anche in parecchie altre, la testa poggiava su una tavola di legno su cui si creava una sorta di rivestimento a base di muschio di cui si è trovata traccia, a riprova che i defunti venivano adagiati con il capo su un cuscino di borraccine. I morti sono sempre vestiti e orientati in maniera variabile, nonostante ciò si è notato che la direzione più usuale sia NE-SO. 

1.4 Il corredo funerario

Ogni tomba ha permesso il ritrovamento di corredi funerari degni di nota. Tra i vari ritrovamenti, qui di seguito i più frequenti:

- Fibule. Utilizzate sia come spille di sicurezza sia come ornamenti, erano di diversa foggia: fibule a sanguisuga, fibule Certosa, fibule La Tène. Le prime due erano esclusivamente in bronzo, l’ultimo tipo poteva essere anche in ferro. La posizione delle fibule nelle tombe non è unitaria, sebbene nella maggior parte dei casi siano state ritrovate all’altezza di collo e petto, usate per fissare l’ultimo abbigliamento del defunto. La loro datazione è sicura e va dal periodo anteriore il primo IV sec. a. C. sino alla metà del III sec. a. C. , collocandosi in uno spazio temporale di massimo 200 anni. Questo corrisponde all’ultima fase della prima Età del Ferro.

- Orecchini. Creati in bronzo, mostrano diametri importanti sino ai 12 cm., muniti di perle d’ambra che possono essere anche doppio coniche, più raramente le stesse perle possono anche essere in vetro.

- Bracciali. In bronzo, potevano essere chiusi o aperti; questi ultimi erano forgiati a rappresentare una spirale la cui testa spesso era modellata a forma di serpente.

- Anelli. In bronzo come i bracciali, chiusi o aperti ed anche in questo caso laddove erano aperti richiamavano la forma di spirale.

- Collane. Anch’esse fatte con perle di ambra e/o vetro. Talvolta anche con anellini di bronzo che si alternavano alle perle di cui sopra.

- Cinture. In bronzo ed in ferro, spesso rinvenute con annesse fibre di tessuto dei vestiti dei defunti.

- Armi. Un solo ritrovamento: una spada in ferro, rinvenuta durante gli scavi del 1899 e custodita al Museo Retico di Coira. Le tombe maschili, anche di bambini ed adolescenti, includono sempre un coltello, da non considerarsi arma bensì oggetto di uso domestico.

1.5 Testimonianze di usi rituali

Accanto agli oggetti personali di cui abbiamo dato descrizione, i corredi funerari includevano anche altri elementi che richiamano a forme di culto pagano, appartenenti a queste popolazioni e anche altri di gran lunga più antichi.

I defunti non erano accompagnati solo da oggetti che potevano aver utilizzato in vita, ma anche da offerte poste su un asse disposto perpendicolarmente rispetto al corpo, in generale all’altezza dei piedi. Tale asse sorreggeva vasi in bronzo e terracotta che avevano lo scopo, con il loro contenuto, di accompagnare il defunto nell’oltretomba. Fra le chiare offerte rituali nei vasi di bronzo ritroviamo miglio e nocciole, mentre i vasi in terracotta, contenevano probabilmente liquidi a noi non pervenuti. Un boccale, inoltre, conteneva una crosta nera di provenienza organica che però non è attribuibile ad alimento alcuno. In un'altra tomba, all’interno di una tazza di legno era contenuta una sostanza blu non riconducibile ad una bevanda ma bensì a del lapis, con la stessa polvere blu sparsa tutt’intorno il cadavere. Il lapis arrivava da Andeer, attraverso il San Bernardino, che a differenza del San Gottardo era ben conosciuto dalle antiche popolazioni della zona e non solo. Il colore blu era utilizzato come talismano contro i cattivi spiriti: è lecito quindi pensare che cospargere la tomba ed offrire in una tazza del lapis corrispondesse ad un viatico per l’aldilà contro spiriti malvagi e che fosse utilizzato per garantire al defunto una protezione anche nel percorso verso la seconda vita.

Dobbiamo ancora fare menzione di alcune tombe, peraltro vicine, a quelle precedentemente descritte, accomunate da una peculiarità: in queste tombe, infatti, i defunti erano tutti corredati di un ciondolo in bronzo a forma di cestino e, in una di queste, il piccolo cestino era ricolmo di miglio, come ad emulare il contenitore bronzeo posto ai piedi del defunto. Questa particolarità rappresenta la testimonianza di un rito funerario rintracciabile già nell’Antico Egitto faraonico con tracce di pani avvolti in bende, e semi di frumento trovati fra le dita delle mummie.

Il culto dei morti nella zona e quindi anche a Castaneda, si collega ad una tradizione che includeva, per ogni tomba, la creazione di una fossa profonda riempita di carbone di legna contenente pezzi di terracotta, il tutto riconducibile ad un rito del fuoco.

1.6 Immagini delle campagne di scavo e ricostruzioni del Rätisches Museum-Museo Retico di Chur-Coira


1. L’area contrassegnata indica quella occupata dalla necropoli rispetto all’odierno insediamento di Castaneda



2. Gli scavi del 1929 quando emersero le prime tombe


         3. Tomba ricoperta con una sola lastra di pietra, dalle dimensioni sembra la tomba di un bambino


4. Parte superiore di inumazione femminile con corredo funerario: orecchini, collana e due fibule a fissarne le vesti

5. Altra inumazione femminile con ben visibili orecchini, collana e spille

6. I reperti funerari ritrovati hanno permesso la ricostruzione grafica dell’abbigliamento sia di donne che di uomini. La riproduzione dell’immagine dell’uomo richiama l’abbigliamento maschile tra il 450 ed il 250 a.C.

7. I ricchi corredi femminili hanno invece permesso la ricostruzione di un abbigliamento di donna compreso tra il 430 ed il 380 a.C. 

1.7 L’antico villaggio

Sempre a Castaneda si è anche scoperto l’antico villaggio coevo alla necropoli, costituito da case in pendenza a circa centocinquanta metri dalla chiesa. Le abitazioni, numerose, non differivano granché da quelle del Bronzo e riprendevano un modello tipico delle popolazioni germaniche nelle quali la calce non era ancora in uso, ovvero generalmente di forma tonda, in legno, formate da canne poi rivestite di argilla e ricoperte di paglia. La certezza che tali abitazioni siano contemporanee degli occupanti della necropoli è data dal ritrovamento di resti fittili nel materiale archeologico.

1.8 La brocca a becco (Schnabelkanne) con iscrizione in alfabeto leponzio

La rilevante scoperta relata alla necropoli in questione è data dall’iscrizione della brocca a becco rialzato (Tomba 53) di cui ho accennato prima, che si presentò molto deteriorata agli archeologi eccetto che nella parte dell'iscrizione. La sua unicità consiste nel fatto che la brocca, prodotta originariamente nell’Italia centrale, rappresenta la prima scritta di cui si abbia traccia nel Grigioni. 

Questo tipo di brocca, risalente al V-IV sec. a. C., che gli archeologi chiamano con denominazione internazionale Schnabelkanne, è scritta in caratteri leponzi con ogni probabilità appartenenti all’ “Alfabeto di Sondrio”, che si legge da destra a sinistra, ed è incisa con punta tagliente ad occupare tutta la larghezza del becco. Il significato della dicitura è ancora controverso: verosimilmente, porta il nome del creatore della brocca stessa «Gusos ha creato [questa brocca]»

8.9. Brocca "Schnabelkanne" di Castaneda


10. 11. L'iscrizione sul becco


12. L' incisione disegnata distesa (da leggere da destra a sinistra)

1.9 Altri reperti di corredi funerari

      1.9.1 Tomba 6, V-IV sec. a. C. 


13. Reperti Tomba 6, V-IV sec. a.C. 

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

6. Fibula tipo La Tène

7. Fibule a sanguisuga

8. Orecchini con perle d’ambra

9. Anelli da dito e accessori di fibbie

10. Perle d’ambra


       1.9.2 Tomba 68


14. Collana in ambra

2.Mesocco-Coop/Benabbia

Nel 1969, durante gli scavi per la costruzione del supermercato Coop a Mesocco sono state rinvenute sedici tombe sia ad inumazione che ad incinerazione riferibili cronologicamente al VI-V sec. a.C.

Tutte le tombe disponevano, anche in questo caso, di ricchi corredi, fra i reperti importanti una situla ed una cista a coste.

2.1 Reperti funerari tombe varie


15.Vaso fittile tornito e dipinto VI-V sec. a.C. (Tomba 6)

16. Cista a coste VI-V sec. a. C. (Tomba 71)

17. Situla VI-V sec. a.C. (Tomba 11)

Per quanto riguarda Benabbia, ed in particolare la sua stele, si veda l’articolo riportato nella sitografia. La frazione di Mesocco ha permesso il ritrovamento di reperti che rivelano la presenza di un’ estesissima necropoli sull’altipiano di Gorda e che fu utilizzata per un periodo molto vario, con riferimenti che vanno dalla Cultura Leponzia a seguire quella romana, longobarda, carolingia e quindi feudale.


3. Santa Maria in Calanca

Nel 1937 e nel 1968 nel villaggio furono scoperte diverse sepolture risalenti all'Età del Ferro e romane. Tra quelle dell'Età del Ferro spicca la Tomba 6, una sepoltura del La Tène Medio con orecchini, fibule, una collana di perle di ambra e vetro e ceramiche.

3.1 Reperti di corredo funerario Tomba 6


19. Reperti di corredo funerario

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

4. Ciotola

5. Contenitore bottiglia in argilla

6. Perle in vetro e ambra

8. Anello in bronzo

9. Fibule, La Tène Medio

10. Fibule a coda di granchio

11. Vaso a trottola, I° sec. a. C. Ritrovamento, presumibilmente di tomba, Santa Maria in Calanca-Casa Turconi


20. Reperto di corredo funerario

7. Orecchini con perle d’ambra


Conclusioni

I ritrovamenti delle necropoli in oggetto forniscono uno spaccato ben preciso sia della pratica delle inumazioni nel suo processo e nella modalità che dei rituali legati alle sepolture del periodo La Tène nella zona considerata. La defunta o il defunto non solo era accompagnato da una serie di oggetti che aveva usato in vita, ma il ritrovamento di una tazza con del lapis ci offre anche la visione di una pratica di protezione da spiriti malvagi che potevano ostacolare il passaggio e percorso nell’Oltretomba. I reperti constano di contenitori vari e ciste, ornamenti personali quali collane, orecchini, bracciali e soprattutto di numerose fibule, la cui forma delinea momenti storici ben precisi. La brocca a becco, denominata archeologicamente “Schnabelkanne” di Castaneda rappresenta un unicum, in quanto è l’oggetto con iscrizione più antico del Grigioni: la scritta è riconducibile, infatti, all’ “Alfabeto di Sodrio”, una particolare variazione di Lepontico che si legge da destra a sinistra. Questo tipo di brocca a becco è un tipo di contenitore ritrovato frequentemente nei siti La Tène, sebbene questo modello non sia esclusiva di questo periodo. 


_________

1 La figura di Walo Burkart (Magden 25 aprile 1887 – Chur 28 novembre 1952) è cruciale in tutta la scoperta e ricerca dell’area del Canton Grigioni. Nato in Argovia prese il diploma superiore iscrivendosi successivamente all ‘ETH Zürich, università tecnico-scientifica nata nel 1855 sulla falsariga dell’École Politecnique de Paris, divenendo guardia forestale a partire dal 1916, mentre dal 1927 iniziò a cercare reperti archeologici in tutto il Cantone, sue le scoperte e le descrizioni di quaranta siti archeologici preistorici. Fonte: de.Wikipedia.org 



Immagini

* Tratte dall’archivio personale laddove con firma filigrana

* Tratte dal Archäologischen Dienst Graubünden-Servizio Archeologico del Grigioni: 1,2,3,4,5,6,7, 10, 11

* Tratta da Burkart Walo, Die Schnabelkanne von Castaneda (1938) : 12


Bibliografia

* Erb Hans, Das Rätische Museum, ein Spiegel von Bündens Kultur und GeschichteStiftung Rätisches Museum 1979

* Duval Paul-Marie-Eluère Christiane, Les Celtes, Edition Gallimard 2009


Fonti locali

* Rätisches Museum-Museo Retico Chur-Coira


Sitografia

* Cfr. Das Rätisches Museum-Il Museo Retico di Chur-Coira, (Kanton Graubünden-Cantone Grigioni, Svizzera)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2023/12/il-ratisches-museum-museo-retico-di.html

* Cfr. Reperti e ritrovamenti, dalle Età dei Metalli ai Celto-Reti. Il piano interrato del Rätisches Museum-Museo Retico di Chur-Coira (Kanton Graubünden-Cantone Grigioni, Svizzera)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2023/12/reperti-e-ritrovamenti-dalle-eta-dei.html

* Historisches Lexikon der Schweiz (HLS)-Schweizer Geschichte 

https://hls-dhs-dss.ch/de/

*Bibliotek der Universität Zürich

https://www.ub.uzh.ch/de.html


Articoli e monografie on line

* Bassetti Aldo, La civiltà del ferro nella Svizzera Italiana con speciale riguardo a Castaneda preistorica1944-n.4 Quaderni grigionitaliani Ann.13

* Boldini R. Intorno alle recenti scoperte archeologiche in quel di Mesocco1968-n.37 Quaderni grigionitaliani

* Burkart WaloLa necropoli e l'abitato preistorico Castaneda di Calanca1932 Pro Grigioni Italiano-Quaderni grigionitaliani

* Burkart Walo, Die Schnabelkanne von Castaneda, (Zeitschrift: Anzeiger für schweizerische Altertumskunde : Neue Folge), 1938

* Burkart Walo, Appunti archeologici sul comune di Mesocco (Archäologisches aus der Gemeinde Misox-Bündnerisches Monatsblatt : Zeitschrift für bündnerische Geschichte, Landes-und Volkskunde), 1941-1942

* Primas MargaritaBemerkungen zu den Siedlungsfunden von Castaneda GR, 1976-Band 59 Jahrbuch der Schweizerischen Gesellschaft für Ur-und Frühgeschichte Annuaire de la Société Suisse de Préhistoire et d'Archéologie Annuario della Società Svizzera di Preistoria e d'Archeologia

Uscita di Culturaltura e Associazione archeologica ticinese 12 giugno 2021


Videografia

* Pro Grigioni Italiano, «Tracce del passato»L'Età del Bronzo e l'Età del Ferro

https://www.youtube.com/watch?v=bUnhw5nADtU&ab_channel=ProGrigioniItaliano




domenica 24 dicembre 2023

Reperti e ritrovamenti, dalle Età dei Metalli ai Celto-Reti. Il piano interrato del Rätisches Museum-Museo Retico di Chur-Coira (Kanton Graubünden-Cantone Grigioni, Svizzera)


       


   Il termine “archeologia” deriva dalle parole greche archaios [antico] e logos [studio] e significa “storia dell'antichità” o “scienza dell'antichità”, sempre riferita alla storia dell'uomo e del  suo ambiente.

In origine, l'archeologia si occupava di epoche caratterizzate dall'assenza o dalla presenza di fonti scritte, ossia della preistoria e della protostoria [epoca romana]. Questo nella misura in cui tali epoche possano essere studiate con degli scavi, ossia portando alla luce ritrovamenti archeologici. Essi possono consistere in interi insediamenti, fondamenta, necropoli e tombe. Altri indizi di attività umana sono, ad esempio, i luoghi di culto, i ripostigli e i depositi di scorie, ma anche i ritrovamenti di arnesi di pietra, oggetti di metallo, ceramiche, manufatti in osso o resti di ossa. 

 L'archeologia ha il compito e lo scopo di disseppellire, documentare e interpretare nel modo più preciso possibile questi ritrovamenti e reperti. Essi permettono di trarre informazioni sulla storia degli uomini e del loro ambiente naturale, nonché di formulare ipotesi storiche...


Dalla targa posta all'inizio della Sezione Archeologica del

Rätisches Museum-Museo Retico di Chur-Coira


 Indice degli argomenti trattati

1. Età della Pietra ed Età del Rame 600000-2200 a.C.

1.1 Paleolitico. La Prima Età della Pietra 600000-9500 a.C.

1.2 Mesolitico. L'Età Media della Pietra 9500-5500 a.C.

1.3 Neolitico 5500-2200 a.C.

2. Età del Bronzo 2200-800 a. C.

2.1 Introduzione

2.2 Insediamenti

2.3 Reperti funerari

2.4 Ritrovamenti in quota e nei corsi d'acqua

2.5 Gioielli

 3. Età del Ferro 800-15 a.C

3.1 Reti  

3.2 Celto-Reti e Celti

3.3 Leponti

3.4 Commercio nel periodo preistorico

 4. Chur-Coira

 5. Reperti

5.1 Frammenti di selce e cristallo di rocca Chur-Coira

        5.2 Frammenti di selce e cristallo di                               

              rocca Mesocco Tec-Nev                           

       5.3 Statua-stele di Sietchen-Lumbrein

        5.4 “Dispensa del Neolitico” vaso di Tamins-Crestis

        5.5 Arnesi ed utensili in osso Cazis-Petrushügel

        5.6 Vasi, contenitori e oggetti Età del Bronzo

                5.6.1 Insediamento Lumbrein-Surin-Crestaulta

                5.6.2 Complesso insediativo Cazis-Cresta

        5.7 Stampo per colare il bronzo e reperti ossei 

              rinvenuti a Savognin-Padnal, ca. 1600-1400 a.C.

        5.8 L’insediamento abitativo di Padnal presso 

              Savognin, uno spaccato di vita quotidiana nell’Età 

              del Bronzo

         5.9 Riti funebri delle Alpi

         5.10 Pietra coppellata

         5.11 I gioielli nell’Età del Bronzo, lo spillone con 

                 testa a disco di Falera-Mutta

         5.12 Le Necropoli di Castaneda, Mesocco-Coop e 

                 Santa Maria in Calanca 

         5.13 Stele di Benabbia e Davesco-Soragno

         5.14 Celto-Reti e Celti

                  5.14.1 Coira

                  5.14.2 Tamins Unterm Dorf

                  5.14.3 Trun-Darvella

          5.15 Fra Bronzo e Ferro

                  5.15.1 Ramosch-Mottata

                  5.15.2 Scuol-Munt Baselgia

                  5.15.3 Ardez-Suotchasté

                  5.15.4 Scuol-Russonch (Brandopferplätze)

                  5.15.5 Zernez-Dart

          5.16 Reperti di montagna e offerte votive alle acque


1.Età della Pietra ed Età del Rame 600000-2200 a.C.

1.1 Paleolitico. La Prima Età della Pietra 600000-9500 a.C.

Durante il Paleolitico le valli alpine furono coperte da spesse coltri di ghiaccio. Per questo motivo, nel Graubünden-Grigioni luoghi di ritrovamento e reperti sono praticamente inesistenti. Solo lungo i bordi dei ghiacciai o sopra di essi, in grotte o sotto ripari sono ipotizzabili reperti di cacciatori di orsi delle caverne. Di tali reperti, databili a più di 50.000 anni fa, abbiamo traccia nel Drachenloch sopra Vättis nel Kanton Sankt Gallen-Cantone San Gallo a circa 2450 m s.l.m. dov'è stata rinvenuta traccia di cacciatori neanderthaliani. Medesima situazione presso l'Apollohöhle sopra St.Antönien-Partnum, sempre nel Graubünden-Grigioni a 2300 m s.l.m. 

In questi luoghi sono stati scoperti focolari e arnesi in osso e pietra, evidenziando così come gli antichi cacciatori dell'Età della Pietra transitassero attraverso i valichi alpini.

Tra il XIV ed il XII millennio a.C. i ghiacciai della Valle del Reno alpino si sciolsero, a seguito di ciò si formò una prima forma di vegetazione, mentre la selvaggina proveniente da nord si spinse più a valle. Così, nei mesi estivi, i cacciatori ne seguivano i tracciati, mentre d'inverno, con forte probabilità, essi risiedevano nella zona del Voralberg (Austria).

Gli esseri umani costituivano gruppi nomadi ed erano veri e propri predatori dediti esclusivamente a caccia e raccolta; abitavano in caverne, sotto ripari rocciosi o in costruzioni simili a tende.

1.2 Mesolitico. L'Età Media della Pietra ca. 9500-5500 a.C.

Il Mesolitico, cioè quel periodo che intercorse fra l'ultima glaciazione ed il Neolitico, ha portato a ritrovamenti degni di nota solo in pochi casi. Durante i lavori di costruzione dell'autostrada 13 nel 1972 a Mesocco in Val Mesolcina, una delle quattro valli italofone della Cantone, è stato rinvenuto uno strato culturale con il ritrovamento di numerosi manufatti in selce e di quattromila frammenti di selce e cristallo di rocca provenienti sia dal Primo che dal Tardo Mesolitico, il tutto riemerso insieme a schegge di ceramica e selce del Primo Neolitico.

Sia gli insediamenti che le aree di stazionamento riferite al Mesolitico sono oggi ubicate nei fondovalle, probabilmente sepolti sotto molto materiale detritico o franoso, mentre in altri casi sono stati completamente distrutti dai fiumi nel corso nei millenni.

Le aree di stazionamento di cacciatori mesolitici più facilmente riscontrabili oggi si trovano in alta montagna, ad esempio: Pian dei Cavalli (Valle San Giacomo-Italia 2200 m s.l.m.) non lontano da Mesolcina. Plan Canin nella Valle del Forno (a sud di Maloja 1990 m s.l.m.) o la Regione del Lai da Rims (Val Monastero, 2400 m s.l.m.).

L'uomo vive ancora in relazione ad un'economia basata sul nomadismo e quindi perdura la sua fase di cacciatore-raccoglitore. In questo momento della storia, però, inizia la produzione dei propri raffinati arnesi in selce.

1.3 Neolitico 5500-2200 a.C.

Il Neolitico (IV-III millennio a.C.) differisce dai periodi più antichi della preistoria in quanto basato sull'agricoltura. Ciò che avvenne può considerarsi quasi rivoluzionario poiché l'essere umano divenne stanziale, iniziando a costruire case e, come detto sopra, iniziò a dedicarsi alla coltivazione di cereali ed altri prodotti agricoli tanto quanto all'allevamento del bestiame. Nel Graubünden-Grigioni vi è certezza di nove insediamenti risalenti a questo periodo: si tratta di insediamenti di piccola entità che sono esistiti per una durata non superiore ai cento/ centocinquant’anni. Peculiare è la prova dell'utilizzo dell'aratro sia a Coira che a Castaneda, così come il fatto che questi insediamenti si concentrassero nelle valli di transito a bassa quota (Mesolcina, Domigliasca, Valle del Reno).

Numerosi anche i singoli ritrovamenti, sempre neolitici, di alta quota, con reperti quali asce in pietra, attrezzi in selce e in cristallo di rocca a testimonianza del passaggio di cacciatori o alpigiani che transitavano da un territorio all'altro, tanto quanto, forse, di stanziamenti stabili.


2. Età del Bronzo 2200-800 a. C.

2.1 Introduzione

Dopo la fase avanzata del Neolitico in cui erano comparsi utensili di rame, si assistette alla creazione di arnesi costituiti da una lega composta da rame e stagno: il bronzo.

A differenza del Neolitico in cui, come visto più sopra, gli insediamenti furono limitati, durante il Bronzo Antico, l'area del Graubünden-Grigioni venne colonizzata intensamente e il numero degli insediamenti arrivò a cinquanta/sessanta tra i più duraturi, non solo nelle vallate a bassa quota, ma anche in vallate d'alta quota e più remote come la Val Lumnezia, Val Sursette e Engadina. Questa nuova colonizzazione, con forte probabilità, fu dovuta alla scoperta di giacimenti di rame nell'area. Nuove attività sorsero grazie all'estrazione del minerale ed alla sua lavorazione, sino alla fusione della nuova lega. Questo deve avere portato a nuovi scambi commerciali favoriti proprio dai passi alpini ed a variazioni anche in ambito sociale.

Gli abitanti del Bronzo non erano solo contadini (coltivavano infatti frumento, farro ed orzo) ma anche allevatori di bestiame; la caccia, oramai, giocava solo un ruolo secondario.

Durante il Bronzo Antico e Medio e, parzialmente, nel Bronzo Finale, nell'area grigionese si delineò una civiltà autonoma, rintracciata sulla base di particolari forme di ceramica che un tempo veniva denominata “Civiltà di Crestaulta”, oggi nota con il nome di “Civiltà Alpina del Bronzo”. Essa si differenzia nettamente dalla civiltà sudalpina e nordalpina. Durante il Bronzo Finale (XIII-IX secolo a.C.) tale civiltà andò scemando a favore di nuove popolazioni che raggiunsero la zona e che portarono ad una tripartizione culturale facilmente rintracciabile anche nell'Età del Ferro.

2.2 Insediamenti

Durante l'Età del Bronzo gli insediamenti si trovavano principalmente sulle cime delle colline, su posizioni terrazzate o comunque sporgenti, in quanto facili da difendere. Gli stanziamenti sul fondovalle sembrano apparire solo nel Bronzo Finale. A Savognin-Padnal l'insediamento è stato realizzato in una conca naturale profonda da due a tre metri, a Cazis-Cresta addirittura in una fenditura della roccia profonda cinque, sei metri. A Falera-Mutta si trovava tra imponenti massi ed era protetto da un muro di cinta. Tutti questi stanziamenti sviluppati in gole, depressioni, o nascosti da possenti blocchi di pietra sottolineano come le prime popolazioni necessitassero di un certo grado di difesa, ricercata anche attraverso l'altitudine a cui certi villaggi erano collocati.

Le caratteristiche strutturali di questi villaggi sono emerse in tutta la loro completezza attraverso gli studi, tanto che esempi come la cisterna di Savognin-Padnal e la captazione di acqua di sorgente di St. Moritz sono testimonianza di tecniche costruttive in legno molto avanzate.

Gli edifici abitativi venivano costruiti in larice, mentre l'abete rosso era considerato legna da fuoco. Gli insediamenti erano abitati  quelli più piccoli  da venti a trenta persone, e quelli più grandi da cinquanta sino a cento; durarono per più secoli, in alcuni casi anche oltre un millennio.

2.3 Reperti funerari

L'area alpina grigionese dispone di pochi reperti funerari dell'Età del Bronzo. A Donat-Surses nel 1926 e nel 1961 sono state rinvenute sei tombe a cassa costituite da lastre di pietra con inumazioni. I corredi funebri risalivano ad una Prima Età del Bronzo Avanzata (XVII-XVI secolo a.C.). Nella stessa zona la celebre tomba a cupola, sembrerebbe trattarsi di una cantina a volta medievale che ha “invaso” una tomba della Prima Età del Bronzo. 

Numerose inumazioni della prima Età del Bronzo ma scevre da corredi funerari, si trovano anche a Laax-Salums. Undici tombe a cremazione femminile nell'area di Lumbrein-Surin-Cresta Petschna rappresentano ritrovamenti di massima importanza. Sono sepolture di un nucleo di donne evidentemente appartenenti all'insediamento di Crestaulta, e che hanno mostrato ricchi corredi di gioielli. Tali tombe risalgono alla prima Età del Bronzo Medio (XVI-inizio XV sec.) ed evidenziano un forte influsso della Hügelgräberkultur-Cultura dei Tumuli. 

Dalla Tarda Età del Bronzo è nota una tomba ubicata a Fläsch-Answiesen, risalente alla Urnenfelderkultur-Cultura dei Campi d'Urne, purtroppo fortemente rovinata. A Domat-Ems, invece, spicca una tomba femminile contenente una fibula ad arco di provenienza meridionale, degli orecchini e della ceramica.

2.4 Ritrovamenti in quota e nei corsi d'acqua

Sui passi così come in montagna sono numerosi i ritrovamenti di reperti singoli. In questi casi potrebbe trattarsi anche di oggetti smarriti durante il viaggio da pastori o cacciatori a testimoniare, quindi, un'economia di tipo alpestre nel Bronzo o, in altri casi, si potrebbe trattare di doni votivi a una Divinità della montagna.

Nei corsi d'acqua  fiumi, laghi, sorgenti  sono state spesso ritrovate spade e lance e, non si è stati in grado di definire se questi oggetti siano stati smarriti oppure siano stati donati ad una Divinità delle acque.

Durante i lavori di riqualificazione di una sorgente nel 1907 a St. Morits-Bad fu scoperta una captazione d'acqua sorgiva dell'Età del Bronzo. I reperti qui trovati furono un pugnale, uno spillone, e numerose spade, tutti interpretati come ex-voto ad una Divinità delle acque, alla quale la stessa acqua sorgiva in quanto tale è da associare come oggetto e strumento di culto. Questo impianto, per giunta, rappresenta un esempio estremamente interessante dal punto di vista della tecnica delle costruzioni in legno. A Rueun, due reperti dell'Età del Bronzo Medio rinvenuti nelle immediate vicinanze di una fonte d'acqua probabilmente preistorica, si presentano in una luce simile a quella di St.Morits Bad.

2.5 Gioielli

L'Età del Bronzo vide l'uso molto frequente di spille in bronzo usate per fissare capi di abbigliamento in lino. Dalla Tarda Età le fibule sostituirono le spille in bronzo.

Il reperto più importante consiste nel bellissimo fermacapelli di Falera-Mutta. 


3. Età del Ferro 800-15 a.C.

Denominiamo Età del Ferro il periodo preistorico relato alle cosiddette Età dei Metalli, in cui il ferro è largamente usato per la produzione di armi di difesa e di strumenti di lavoro più affilati che via via sostituiscono i precedenti in bronzo.

Il passaggio dall'Età del Bronzo a quella del Ferro non è una svolta bensì uno sviluppo, in quanto non vi è un mutamento sostanziale negli aspetti della civiltà che inizia lentamente a farne largo uso. Il suo utilizzo, del resto, era già presente nell’Età del Bronzo ma sotto forma di oggetti di piccole dimensioni di tipo prevalentemente ornamentale. Quando parliamo di Età del Ferro, invece, facciamo riferimento ad un preciso periodo storico, in cui strutturalmente il ferro viene estratto in tale quantità da fondare una vera e propria produzione siderurgica che, vede quindi anche ruoli lavorativi sempre più diversificati. Tale periodo viene diviso principalmente in due Culture per quanto riguarda l’Europa centrale ed occidentale: la Cultura di Hallstatt e la Cultura di La Tène, a loro volta suddivise in più fasi.

Utensili ed armi in bronzo furono sostituiti gradualmente da strumenti in ferro, metallo che offriva maggiori vantaggi essendo un materiale elastico e maggiormente resistente. Si diffuse maggiormente rispetto al rame, che oramai si considerava sorpassato, mentre il bronzo continuava ad essere utilizzato per la produzione di monili.

La lavorazione del ferro richiese maggiori conoscenze tecniche e, di conseguenza, manodopera più specializzata: minatori, fonditori di minerali e fabbri. Tutto ciò implicò anche la costruzione di forni di fusione e di forge.

Il commercio attraverso i passi continuò a rivestire un'importanza primaria. Per la prima volta comparve la scrittura e, nella Cultura di Hallstatt, anche la prima economia monetaria.

Nella zona sudoccidentale, invece, dopo una prima fase rappresentata dalla Cultura di Canegrate, si iniziarono a delineare i tratti peculiari della nuova Cultura di Golasecca, tipica dell’area lombardo-ticinese. Questa venne definita dai Romani come Civiltà dei Leponti.

Gli insediamenti dell'Età del Ferro non differirono da quelli dell'Età del Bronzo, ma dal Bronzo finale nel Graübunden-Grigioni si è assistito a una tripartizione culturale, ben riconoscibile durante tutta l'Età del Ferro, e certamente dovuta ad una pressione esterna.

3.1 Reti

Nell'area sud orientale del Graübunden-Grigioni, Unterengadin-Bassa Engadina e Münstertal-Val Monastero, nel Bronzo Finale e nella Prima Età del Ferro si trovavano testimonianze della Laugen-Melaun Kultur/Cultura di Luco-Meluno. La caratteristica di questa facies archeologica è la tipica brocca ansata, che connette questa zona al Trentino, all'Alto Adige e all'Unterengadin-Bassa Engadina. Gli insediamenti tipici sono Ramosch-Mottata, Scuol-Munt Baselgia e Ardez-Suotchasté. A Scuol-Motta Sfondraz e a Zernez-Brail-Funtanatschas, a seguito di scavi condotti nel 1953, 1959-60 e 2008, su imponenti accumuli di massi considerati luoghi di culto sono venuti alla luce resti di combustione di ossa frantumate e arse, esiti incontrovertibili di roghi votivi (Brandopferplätze).

La Laugen-Melaun Kultur/Cultura di Luco-Meluno fu sostituita da quella di Fritzens-Sanzeno, riconoscibile da peculiari piccole ciotole/scodelle e brocche con manici, e che si diffuse nelle stesse aree del Trentino-Alto Adige e Tirolo oltre che in Unterengadin-Bassa Engadina.

3.2 Celto-Reti e Celti

A partire dall'Età del Bronzo, nel Graübunden-Grigioni del nord e del centro, sono riscontrabili reperti appartenenti alla Urnenfelder Kultur-Cultura dei Campi d'Urne (Coira Karlihof, Vella-Pleif, ecc), riferibile sicuramente al nord dell'Europa.

Assistiamo così, nella zona settentrionale alla sovrapposizione della Laugen-Melaun Kultur/Cultura di Luco-Meluno, che fu una Cultura mista celto-retica.

Dalla prima Età del Ferro si inserirono palesi influssi della Hallstatt Kultur-Cultura di Hallstatt (Felsberg-Felixwingert, ceramica dipinta di Tamins). L' impronta culturale celtica proveniente da nord rimase ben visibile anche nella seconda Età del Ferro.

Nel Bronzo Finale, gli elementi di Laugen-Melaun/Luco-Meluno giunti dal nord attraverso il Voralberg (AT) ricordano ancora in alcune elementi la cultura retica, anche se dall'Età del Ferro l'elemento celtico divenne preponderante.

3.3 Leponti

A partire dal Bronzo Finale, nella parte sudoccidentale dei Graübunden-Grigioni (Mesolcina, Calanca, Bregaglia), esistono molti indizi di una Civiltà di Canegrate lombardo-ticinese. Nell'Età del Ferro sia più antica che più recente, la Cultura di Golasecca si inserì come facies predominante nei numerosi corredi funerari.

Nella necropoli di Mesocco-Coop numerose tombe hanno evidenziato sepolture ad inumazione ed a cremazione corredate da numerose fibule.

Ricchi reperti quali brocche a becco, spade in ferro, collane di giada, fibule, ciondoli, orecchini, calici sono stati ritrovati nelle inumazioni sia di Castaneda che di Cama.

Visto che nel Moesano non vi sono materie prime disponibili, è fortemente probabile che l'area, attraverso i suoi passi, fosse punto di congiuntura fra le regioni a nord delle Alpi e l'area di influenza etrusca, e che questo permettesse un approvvigionamento di materie prime altrimenti irreperibili. I ritrovamenti relativi agli insediamenti sono di entità di gran lunga minore rispetto a quelli funerari.

3.4 Commercio nel periodo preistorico

Già nel Neolitico nacque la pratica del baratto. Sono infatti emersi oggetti in selce di lontana provenienza come: il Giura francese, Monti Lessini (Trentino) e dal Lägeren (Kanton Zürich-Cantone Zurigo).

Durante l'Età del Bronzo i commerci furono fiorenti ed includevano: bronzo da lavorare, stagno per la produzione del bronzo, ambra, contenitori in ceramica.

Durante l'Età del Ferro, invece, il commercio fra le aree etrusche e nord-alpine si intensificò: nel nord del Graübunden-Grigioni comparvero i primi gioielli provenienti dal sud delle Alpi e, per la prima volta, ci si imbatte in un nuovo mezzo che regolerà i commerci futuri: la moneta. Dalla Germania meridionale, infine veniva importato il sale.


4. Chur-Coira

Per quanto riguarda Chur-Coira gli insediamenti preistorici si trovavano nell'area oggi occupata dalla Città Vecchia. Il ritrovamento di manufatti in cristallo di rocca e selce datati al Tardo Paleolitico (circa 11.000-10.000 a.C.), sulla riva destra della Plessur evidenzia passaggi assidui. Nel sito di Marsöl si testimonia una frequentazione in tempi molto antichi. Resti di insediamenti sempre risalenti all'Età della Pietra, sono stati trovati sia sulla riva destra che su quella sinistra della Plessur, così come nel quartiere vescovile (Hof Chur1), in questo caso, però riportati alla luce solo parzialmente. Grazie a scavi condotti tra il 1967 ed il 1990 sono emersi pregevoli rinvenimenti a soli cinque metri di profondità, rivelando così un insediamento Neolitico, nel quale sono emerse tracce di coltura effettuata con l'aratro; anche sotto il vicino Markthallenplatz sono stati trovati resti di insediamenti riconducibili a due Culture Neolitiche: la Lutzengüetle2 e la Pfyn3 - Culture tipiche del Fürstentum Liechtenstein-Principato del Liechtenstein4 con cui il Graubünden-Grigioni confina.

Negli anni '80 sono emerse strutture riconducibili ad un importante insediamento databile al Bronzo Finale, con reperti delle Urnenfelder Kultur-Cultura dei Campi d'Urne e della Laugen-Melaun Kultur-Cultura di Luco-Meluno (1300-800 a.C.); questo insediamento ha anche rivelato reperti della Hallstatt Kultur-Cultura di Hallstatt con ceramiche del gruppo Tamins (VI-V secolo a.C.) oltre a reperti e strutture di matrice romana e bassomedievale.


                                                5. Reperti

5.1 Frammenti di selce e cristallo di rocca Chur-Coira

Frammenti di selce e cristallo di rocca. Il ritrovamento ha avuto luogo in concomitanza con gli scavi per il parcheggio sotterraneo nell'area dell'attuale Hotel Marsöl. La particolarità è data dalla provenienza di alcuni di questi materiali, in quanto provengono da zone abbastanza lontane come il Voralberg (AT) e Flintsbach (DE).

1. Frammenti di selce e cristallo di rocca Chur-Coira


5.2 Frammenti di selce e cristallo di rocca Mesocco Tec-Nev 

Durante la costruzione dell'autostrada A13 nel 1972, a Mesocco, sotto diversi strati di terra, sono stati rinvenuti numerosi utensili di selce e cristallo di rocca risalenti al Mesolitico. Nello stesso sito sono state ritrovate anche ceramiche e manufatti del Neolitico. Questo fu un luogo di stazionamento per i cacciatori e fu visitato diverse volte.

2. Frammenti di selce e cristallo di rocca Mesocco Tec-Nev


5.3 Statua-stele di Sietchen-Lumbrein 

Articolo di prossima pubblicazione

3. Statua-stele di Sietchen-Lumbrein


5.4 “Dispensa del Neolitico” vaso di Tamins-Crestis 

Se all'apparenza questo contenitore potrebbe non suscitare un grande interesse, bisogna partire dall'assunto che la grande glaciazione che coprì il continente europeo perdurò sino a 14.000 anni fa, quando sulle cime più alte delle Alpi piano piano il disgelo iniziò a svelare vallate e territori. In questo contesto climatico sia le piante che gli animali ebbero l'opportunità di insediarsi, attirando così i cacciatori.

Ma circa 7000 anni fa durante il Neolitico, avvenne ciò che è conosciuto come la Rivoluzione Neolitica, ovvero quel processo che trasformò le comunità da cacciatori/raccoglitori nomadi in popolazioni stanziali di allevatori/agricoltori.

Questa trasformazione radicale richiese l'utilizzo di vasellame atto a divenire contenitore di stoccaggio al fine di conservare gli alimenti raccolti. Le produzioni ceramiche divennero così un tratto essenziale della cultura dell'epoca, atta a definirla e delinearla. Questo vaso è costituito da un mix di argilla e frammenti di pietra che gli conferiscono un aspetto ruvido. Appartiene al complesso di insediamenti di Tamins-Crestis, scoperto durante una campagna di scavi condotta dall'Università di Zurigo. Il reperto data al 3000 a.C. 

4. Vaso di Tamins-Crestis


5.5 Arnesi ed utensili in osso Cazis-Petrushügel

A cavallo fra il 1938 ed il 1940 fu scoperto un insediamento ed un’officina del Tardo Neolitico sul Petrushügel, con ritrovamenti di ceramiche appartenenti alla Cultura di Horgen, fra cui molti strumenti in corna di cervo ed in serpentinite. Fra il 1981 ed il 1982 l’Università di Zurigo ha effettuato ulteriori scavi. La datazione al carbonio-14 indica come datazione la fine del IV millennio o intorno al 3000 a.C.

5. Arnesi ed utensili in osso, Tardo Neolitico 3000 a.C. ca.

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

14. Aghi in osso 

15. Denti di vari animali (orso, lupo ecc)

 16. Cucchiaio in osso

 17. Pezzo di bastoncino fatto con corna di cervo

18. Corna di cervo lavorate, talvolta scanalate internamente

  19. Porzione di disco osseo

 20. Parti di asce in osso su cui innestare lame

 

5.6 Vasi, contenitori e oggetti Età del Bronzo

       5.6.1 Insediamento Lumbrein-Surin-Crestaulta

Fra il 1935 ed il 1938 fu scoperto un sito dell'Età del Bronzo, nelle sue tre stratificazioni Antico, Medio e Tardo. Questo insediamento constava di pali, muretti a secco ed un deposito di oggetti che ha riportato alla luce interessanti reperti in ceramica, ma anche bronzo, osso e pietra. 

6.Vasi Lumbrein-Surin-Crestaulta

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine 

1. Vaso decorato dell'Età del Bronzo Medio

2. Vaso in argilla appartenente allo strato superiore dell'insediamento. L'oggetto bugnato in tre punti è ornato da scanalature semicircolari e da una fascia di righe concentriche. Vasi simili, per forma e decorazione, sono riscontrabili anche in Pianura Padana ed in Trentino-Alto Adige. 

       5.6.2 Complesso insediativo Cazis-Cresta

Fra il 1940 ed il 1970 fu scoperto un complesso insediativo ubicato in una gola dalle dimensioni di 5-7 x 10-12 m. Gli edifici, posti a schiera, hanno permesso il ritrovamento di ricchi reperti. 

7. Oggetti complesso Cazis-Cresta, Età del Bronzo

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

7. Tazza con manico Prima Età del Bronzo

8. Tazza con impugnatura Media Età del Bronzo

9. Bobina ornata da solco

10. Bobina Tarda Età del Bronzo

11. Fusaiola decorata probabile Tarda Età del Bronzo


5.7 Stampo per colare il bronzo e reperti ossei rinvenuti a Savognin-Padnal, ca. 1600-1400 a.C.

Il passaggio dall'Età della Pietra a quella del Bronzo risale a circa 4000 anni fa. L’oggetto in questione è testimonianza di quel periodo: uno stampo in pietra ollare ritrovato durante gli scavi a Savognin-Padnal, dove un tempo si trovava un insediamento che vedrete nelle foto del modello del prossimo paragrafo, riprodotto nei minimi particolari. Gli abitanti di quel nucleo disponevano di una nuova conoscenza, sapevano colare il bronzo (una lega composta da una parte di stagno e da nove di rame). Il reperto in questione ci parla proprio di quella tecnica, ovvero dell’utilizzo di questo nuovo metallo che rappresentava, sino a quel momento, il più resistente tra quelli conosciuti e con il quale era possibile produrre arnesi di lavoro, armi oppure gioielli. Se i minerali contenenti rame erano diffusi nel Graübunden-Grigioni, lo stagno era importato dal nord. Pertanto, l’attività estrattiva e di scambio, insieme a quella di fusione, contribuirono allo sviluppo insediativo, permettendo l'evolversi di diverse culture tipiche, del modo di lavorare la ceramica, di seppellire i propri morti ed anche della cura nel culto delle proprie Divinità. Queste interconnessioni crearono scambi ed influenze profonde fra gruppi ed aree anche lontani.

8. Resti della forma dello stampo, luogo del ritrovamento Savognin-Padnal, Età del Bronzo 1600-1400 a.C.

9. Produzioni in osso e roccia, Età del Bronzo

    Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

    17. Dente d’osso forato, probabilmente pendente XX-XVII sec. a.C.

    18. Lamelle di dente di cinghiale, XX-XVII sec. a.C.

    19. Punta di freccia in osso, XVI-XV sec. a.C.

    20. Punta di freccia o di lancia in osso, XX-XVII sec. a.C.

    21. Punteruolo in osso Prima Età del Bronzo

    22. Martello scanalato in roccia XV-XIV sec. a. C.


5.8 L’insediamento abitativo di Padnal presso Savognin, uno spaccato di vita quotidiana nell’Età del Bronzo

Fra il 2000 ed il 1600 a. C. sull’altipiano collinare di Padnal presso Savognin fu costruito un insediamento abitativo che ospitò dalle cinquanta alle novanta persone e che fu abitato sino al IX sec. a. C. Gli scavi condotti fra il 1971 ed il 1983 sono stati spesso diretti dall’archeologo Jürg Rageth, che è stato anche inserito dal creatore del plastico che potete vedere nelle foto successive. Marius Rappo, infatti, ha inserito Rageth ai margini del modello del villaggio dell’Età del Bronzo.

Le strutture dello stanziamento furono di due tipi: un primo sostenuto da pali che delimitavano verosimilmente pareti costituite da fuscelli intrecciati; un secondo costituito, invece, da strutture le cui pareti erano fatte di tronchi sovrapposti. Le costruzioni di grandi dimensioni misuravano venti metri per sei metri, ospitando al loro interno più nuclei familiari con i loro animali.

Gli abitanti del nucleo abitato erano contadini/allevatori. La terra veniva coltivata con aratri di legno, che permettevano la coltura di farro, orzo, piselli e spelta. L’allevamento era invece costituito da buoi, pecore, capre e maiali, mentre la caccia e la pesca avevano già perso il ruolo predominante che avevano in precedenza.

I resti di minerali e crogioli, così come di stampi di fusione, evidenziano che sul Padnal si produceva e lavorava il bronzo. Il fabbro, in virtù delle sue peculiari abilità nel saper colare e trasformare la materia liquida in oggetti di comune utilità, rivestiva all’interno della struttura sociale un ruolo privilegiato. Anche se i punti del villaggio dove accendere i fuochi rappresentavano un costante pericolo d’incendio, al fine di domare eventuali fiamme nel plastico potrete vedere come in questo villaggio era stata prevista una cisterna che fu costruita in larice e resa stagna con dell’argilla, la sua funzione doveva essere quella di serbatoio (in caso si fosse reso necessario domare delle fiamme) ed al contempo era anche il bacino ove veniva drenata l’acqua piovana.

Come detto nei precedenti paragrafi, lo stagno proveniva dal nord attraverso scambi con commercianti nomadi che approvvigionavano anche di sale e di altre materie, come l’ambra e la ceramica importata a riprova di fiorenti scambi sui passi alpini durante l’Età del Bronzo. Tuttavia la maggior parte della ceramica e del vasellame utili alla vita quotidiana venivano prodotti in loco a mano, ovvero ancora senza l’uso del torchio.

10. 11. Ricostruzione insediamento abitativo Padnal presso Savognin, Età del Bronzo



12.13 14.15. Particolari dell'area di lavoro del "sacro artefice" il fabbro, notare la cisterna non lontana dal fuoco, nel caso fosse stato necessario domare le fiamme




16.17. Fasi di costruzione di una casa del villaggio. Notare la tecnica "Blockbau" ancora in uso

 oggi nelle vallate alpine del centro e nord Europa. Tale sistema costruttivo, consiste di

 tronchi sovrapposti incastrati grazie a degli intagli. Il tetto come si può vedere è a scandole


18. Scambi e commerci


19. Vita rurale, allevamento di bovini e ovini 


20. L' archeologo Jürg Rageth, scopritore dell'insediamento, inserito dal costruttore nel plastico  


5.9 Riti funebri delle Alpi

Nel 1947, a Cresta Perschna, nell’odierna Lumbrein, gli archeologi hanno scoperto un cimitero locato non lontano dal villaggio di Crestaulta, risalente all’Età del Bronzo Antico e Medio. Il campo funerario era costituito di undici tombe incastonate nelle pietre, risalenti al XV secolo a.C.

Le tombe si rivelarono esclusivamente femminili. Le defunte venivano cremate con abiti e gioielli in bronzo, risultati fortemente carbonizzati. I resti sia ossei che dei loro oggetti di corredo venivano poi tumulati nelle tombe. 

21. Corredo funerario Lumbrein-Surin-Cresta Petschna

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

7. Spilli con capocchia a fungo

8. Spilli arrotolati

9. Spilli con collo forato

10. Aghi a doppia ala

11. Disco chiodato

12. Spirali

13. Braccialetti

14. Rotoli a spirale

15. Oggetti in bronzo carbonizzato

A Domat/Ems Cresta è stata rinvenuta invece una tomba di una donna non cremata risalente alla Tarda Età del Bronzo e nello specifico al XIII-XII secolo a. C. Il suo corpo alto 1 metro e 60 centimetri rappresenta un esempio ragguardevole di altezza per i parametri preistorici. Fu sepolta con un corredo funerario di orecchini, un anello ed una spilla ad arco tipici del bacino dell’Italia settentrionale, il che lascia pensare che la donna si fosse trasferita qui da sud.

22. Corredo funerario femminile Domat-Ems Cresta, Tarda Età del Bronzo. Ben visibile è il grande frammento di vaso di ceramica


23. Posizione del ritrovamento del corpo, del corredo funerario e del frammento del vaso di ceramica

24.Frammento di vaso di ceramica


25. Anello da dito


26. Orecchini


27. Fibula ad arco



5.10 Pietra coppellata

Pietra posta nell’antro di congiunzione delle sale dell’area espositiva senza riferimento alcuno.

     28. Pietra coppellata


5.11 I gioielli nell’Età del Bronzo, lo spillone con testa a disco di Falera-Mutta

I gioielli nell’Età del Bronzo erano molto spesso indossati come fermagli per abiti. Dalla Tarda Età del Bronzo le fibule sostituirono gli aghi in bronzo. Erano noti anche altri oggetti utilizzati come monili quali: anelli per le dita, bracciali, collane costituite da piccoli dischi di ambra o da dischi di bronzo. I bottoni in osso o bronzo probabilmente erano cuciti ai tessuti. La lamella di zanna di cinghiale avrebbe potuto essere un paramano per un arciere. Fra questi gioielli il ritrovamento più importante è lo spillone con testa a disco, splendidamente decorato di Falera-Mutta, dalla lunghezza di ben 85 centimetri. Tale dimensione fa pensare che fosse improbabile che qualche donna lo indossasse, bensì è più probabile che adornasse qualche statua lignea come oggetto di culto o di prestigio.

I gioielli in bronzo ed ambra erano un privilegio dell’alta borghesia, e seppellirli nelle tombe corrispondeva a garantire lo status sociale ai defunti anche nell’oltretomba. Certamente esistevano anche gioielli fatti in materiali più semplici che però non sono sopravvissuti sino a noi.

29. La teca che ospita lo spillone di Falera-Mutta


 30. Particolare della testa a disco dello spillone di Falera-Mutta, 
Tarda Età del Bronzo XVII-XVI sec. a. C.


31. Anello ottenuto dalla rosa del corno di un cervo, Età del Bronzo, luogo del ritrovamento Savognin-Padnal


32. Bracciali 

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

10. Bracciale, probabilmente Età del Bronzo Medio, luogo del ritrovamento Savognin-Padnal

11. Bracciale traforato, Età del Bronzo Medio, luogo del ritrovamento Savognin-Padnal
 
12. Bracciale con borchie, Tarda Età del Bronzo XIII sec. a.C. luogo del ritrovamento Bergün-Bravuogn Turm


33. Collana in ambra, Età del Bronzo Medio XVI-XIV sec. a.C.
luogo de ritrovamento Savognin-Padnal


5.12 Le Necropoli di Castaneda, Mesocco-Coop e Santa Maria in Calanca

Vedi: La necropoli di Castaneda, Mesocco-Coop e Santa Maria in Calanca, testimonianze e reperti delle varietà culturali durante l’Età del Ferro (Cantone Grigioni italiano, Svizzera)


5.13 Stele di Davesco e Mesocco

Vedi: Le stele funerarie con iscrizioni lepontiche di Davesco e Mesocco (Cantoni Ticino e Grigioni Italiano, Svizzera)


5.14 Celto-Reti e Celti

         5.14.1 Coira

Presso l’area Sennhof/Karlihof a partire dagli anni ’80 del secolo scorso furono rinvenute stratificazioni di insediamenti appartenenti a periodi storici successivi, con importanti reperti a partire dal Bronzo Finale, ed in particolar modo con riferimenti alle Culture Urnenfelder-Campi d’Urne e Laugen-Melaun/Luco-Meluno (1300-800 a.C.). Tale insediamento fu poi ricoperto da più recenti resti risalenti al Ferro con ceramiche della Cultura di Hallstatt e più precisamente riferibili al tipo Tamins riferibili al VI-V secolo a.C.

34. Celto-Reti e Celti

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

1. Ceramica Urnenfelder-Campi d’Urne XII-X sec. a. C.

2. Ceramica Laugen-Melaun/Luco Meluno XI-X sec. a.C. Complesso insediativo Coira Welschdörfli

3. Brocca con manici Taminser Keramik-Ceramica di Tamins VI-V sec. a.C.


35. Gioiello a spirale (plausibilmente un gancio di cintura), probabile periodo di La Tène

        

         5.14.2 Tamins Unterm Dorf

Furono sessantaquattro le urne cinerarie con relative cremazioni scoperte durante la costruzione della tangenziale nel 1964. Le urne dipinte in rosso e nero richiamano lo stile di Hallstatt. Più recenti invece le ceramiche punzonate risalenti ad un periodo che varia dal VI al V sec. a.C. e collegabili alla Taminser o Alpenrheintal Keramik-Ceramica di Tamins o della Valle del Reno Alpino.


36. Urne da cremazione, luogo del ritrovamento Tamins Unterm Dorf

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

1. Urna tombale dipinta VII-VI sec. a. C. (tomba 33)

2. Urne stampigliate VI-V sec. a.C. (tomba 33 e 3)

37. Urne da cremazione, luogo del ritrovamento Tamins Unterm Dorf

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

3. Urna decorata VI-V sec. a. C. (tomba 11 e 61)

4. Urna funeraria stampigliata VI-V sec. a. C. (tomba 8)

38. Urne da cremazione, luogo del ritrovamento Tamins Unterm Dorf

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

6. Urna smaltata VII-VI sec. a.C. (tomba 18 e 17)

7. Brocca a manici di Tradizione Laugen-Melaun/Luco-Meluno VII-VI sec. a. C. (tomba 55)


         5.14.3 Trun-Darvella 

A Trun-Darvella negli anni 1911, 1922, 1964-68 furono scoperte 24 tombe rivestite in pietra e dotate di corredo funerario. Le spade e le spille dei corredi hanno caratteristiche tipicamente celtiche e mostrano influssi provenienti da sud lepontico, specialmente nella forma di alcune fibule ed orecchini. Il tutto è riconducibile ad un periodo compreso fra il IV e III sec. a. C.


39. Reperti funerari, luogo del ritrovamento Trun-Darvella

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

1. Fodero e spada in ferro IV-III sec. a. C.(tomba 24)

40. Reperti funerari, luogo del ritrovamento Trun-Darvella

 Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

2. Anelli in argento IV-III sec. a. C. (tomba 91)

41. Reperti funerari, luogo del ritrovamento Trun-Darvella

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

3. Spille in ferro IV-III sec. a. C. (tomba 9 e 24)


5.15 Fra Bronzo e Ferro

         5.15.1 Ramosch-Mottata

A cavallo fra il 1956 ed il 1958 l’archeologo Benedikt Frei esaminò gran parte del sito del Bronzo e del Ferro. Le strutture hanno evidenziato interessanti reperti collocabili alle strutture delle Culture di Laugen-Melaun/Luco-Meluno e Fritzens-Sanzeno.

42. Reperti Culture Laugen-Melaun/Luco-Meluno e Fritzens-Sanzeno, luogo del ritrovamento Ramosch-Mottata

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

14. Bobina in osso decorato

15. Spirali d’osso

16. Astragalo (caviglia di animale) VI-IV sec. a.C.

          5.15.2 Scuol-Munt Baselgia

Sempre l’archeologo Benedikt Frei, fra il 1966 ed il 1968, prese in esame il lato sud della collina, con le sue strutture del Bronzo Medio e Finale e quelle del Ferro. Anche in questo caso suscitarono particolare interesse i reperti delle Culture di Laugen-Melaun/Luco-Meluno e Fritzens-Sanzeno.

43. Reperti Culture Laugen-Melaun/Luco-Meluno e Fritzens-Sanzeno, luogo del ritrovamento Scuol-Munt Baselgia

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

18. Ciondolo con testa di uccello V-IV sec. a.C.

19. Spillone con testa a vaso XI-X sec. a.C.

20. Spilla in ferro e spilla in bronzo IV-III sec. a.C.

44. Reperti Culture Laugen-Melaun/Luco-Meluno e Fritzens-Sanzeno, luogo del ritrovamento Scuol-Munt Baselgia

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

10. Disco di pietra decorato XII-XI sec. a.C. 

45. Reperti Culture Laugen-Melaun/Luco-Meluno e Fritzens-Sanzeno, luogo del ritrovamento Scuol-Munt Baselgia

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

1. Brocche con manico X sec. a.C. e VII sec. a. C. (Cultura di Laugen-Melaun/Luco Meluno)

2. Piccola pentola X-IX sec. a.C.

        5.15.3 Ardez-Suotchasté

Nel 1969 in concomitanza con la costruzione della nuova circonvallazione, sotto il castello di Steinsberg, vennero alla luce resti di insediamenti del Bronzo e del Ferro. Oltre a reperti del Bronzo Medio furono rinvenuti anche reperti della Culture di Laugen-Melaun/Luco-Meluno e di Fritzens-Sanzeno.

46. Reperti insediamento Ardez-Suotchasté 

Astragalo, pendente o giocattolo periodo La Tène

47. Reperti insediamento Ardez-Suotchasté 

Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine

23. Frammento di fusaiola in argilla Tarda Età del Bronzo

24. Frammento di corna di cervo con simboli o lettere incise periodo La Tène


         5.15.4 Scuol-Russonch (Brandopferplätze)

Hans Conrad e Niculin Bischoff analizzarono questo sito fra il 1959 ed il 1964. La presenza di luoghi per il fuoco (stufe e camini), così come ossa calcinate e piccoli reperti identificano questo sito come un Brandopferplätze (area per roghi votivi) dell’Età del Ferro. Qui venivano sacrificati animali, in special modo capretti ed agnelli, che si consumavano anche in pasti rituali.

48. Reperti insediamento Scuol-Russonch (Brandopferplätze)
Riferimenti numeri relativi agli oggetti dell'immagine nelle foto seguenti

49. (23) Ciotola Sanzeno V-IV sec.a.C.

50.(26) Frammento di bracciale in vetro III-I sec. a.C.

(27) Perle di vetro VI-III sec. a.C.

51. (28) Oggetto in osso con lettere e segni incisi Età del Ferro

52. (29) Spilla a forma di cavallo in bronzo VII-VI sec. a.C.

53. (30) Spilla da balestra in bronzo VI-V sec. a.C.

54. (31) Spilla La Tène in ferro IV-III sec. a.C.



         5.15.5 Zernez-Dart

55. (21) Bracciale a spirale con estremità a forma di testa di serpente, probabile periodo La Tène V-I sec. a. C.


5.16 Reperti di montagna e offerte votive alle acque


56. (10) Ago risalente al Bronzo Medio XIV-XIII sec. a.C. Saint-Moritz Bad (copia)


Conclusioni

La sezione archeologica del Rätisches Museum-Museo Retico di Chur-Coira offre, al piano interrato dell’edificio che ospita l’esposizione, uno spaccato di storia dell’area del Graubünden-Grigioni, a partire dalla preistoria più antica. I ritrovamenti in vari siti offrono la visione di stratificazioni insediative successive nei secoli e nei millenni. Come spesso accade, uno stesso sito fu riutilizzato più volte nell’evolversi della storia e delle culture che si sono avvicendate.

I ritrovamenti riferibili al Paleolitico sono molto rari in quanto questa fu l’epoca delle glaciazioni, i reperti per lo più sono relati a cacciatori di orsi delle caverne che si spingevano lungo i bordi dei ghiacciai o sopra di essi, o ancora in grotte e ripari, in un periodo collocabile all’incirca a più di 50.000 anni fa ed attribuibile alla presenza di Neanderthal.

Per quanto riguarda il Neolitico, sinora si ha contezza di nove insediamenti che si concentrano a bassa quota nelle valli di transito ed abitati da piccoli gruppi che praticavano l’agricoltura con l’ausilio dell’aratro, attrezzo del quale è stata trovata traccia sia a Chur-Coira che a Castaneda.

È però durante il Bronzo Antico che l’area vede la presenza di insediamenti stabili e duraturi, non solo a valle ma anche in quota dove, con forte probabilità, la scoperta di giacimenti di rame favorì non solo lo stanziamento ma anche gli scambi commerciali di questo minerale.

Se possiamo asserire che nel Bronzo Antico e Medio gli insediamenti si dislocavano su alture o in zone comunque di difficile raggiungimento, nel Bronzo Finale le comunità stanziali di valle scelsero luoghi particolarmente protetti da rocce come conche o fenditure e ne sono traccia i villaggi di Savognin-Padnal, Cazis-Cresta, Falera-Mutta.

L’area di Lumbrein-Surin-Cresta permise il primo ritrovamento degno di nota, risalente al Bronzo Medio (XVI-inizio XV sec.), ovvero la sepoltura a cremazione di undici donne legate all’insediamento di Crestaulta. Le tombe svelarono ricchi corredi di gioielli.

I gioielli ritrovati, in bronzo ed ambra, garantivano lo status sociale anche nel viaggio ultraterreno della persona sepolta. Un esempio di reperto fra i più belli del Museo è lo spillone lungo 85 cm. con testa a disco, probabile oggetto di culto ritrovato a Falera-Mutta e che verosimilmente serviva ad ornare qualche statua lignea di Divinità.

Il passaggio dall’Età del Bronzo a quella del Ferro non può essere considerata una svolta quanto un’evoluzione della stessa Civiltà che nella scoperta del nuovo minerale creò i presupposti non solo per armamenti più flessibili e resistenti ma anche le fondamenta di una prima forma di industria siderurgica dove la differenziazione fra i vari momenti  dall’estrazione, alla fusione, alla forgiatura  richiesero manodopera sempre più specializzata.

Sempre in ambito funerario, ambito che di fatto ha permesso i più numerosi ritrovamenti, emersero reperti altrettanto interessanti nelle valli italofone del Cantone: ne sono testimonianza le necropoli di Castaneda, Mesocco-Coop e Santa Maria in Calanca, risalenti a varie fasi del Periodo La Tène.

Per quanto riguarda le stele con iscrizioni, pregevoli le due lepontiche di Davesco-Soragno e Mesocco Benabbia, ma anche, e soprattutto, la statua stele di Sietschen-Lumbrein che richiama forti collegamenti con altre statue stele del Sudtirolo. Tutte si collocano cronologicamente in diverse fasi dell’Età del Ferro.

Se per quanto riguarda l’Europa centrale e l’Europa occidentale, le due Culture che andarono a costituire questo momento furono quella di Hallstatt e quella di La Tène. Nella zona sudoccidentale, ad una prima fase delineata dalla Cultura di Canegrate, seguì una seconda detta “di Golasecca” peculiare dell’area lombardo-ticinese, denominata dai Romani anche Lepontica, della quale si ritrovarono importanti testimonianze nelle aree italofone del Cantone quali la Mesolcina, la Calanca e la Bregaglia.

La Laugen-Melaun Kultur/Cultura di Luco-Meluno dalla tipica brocca ansata e peculiare di una Cultura celto-retica si ritrova in reperti del Bronzo Finale e della Prima Età del Ferro, nell'area sud orientale del Graübunden-Grigioni, Unterengadin-Bassa Engadina e Münstertal-Val Monastero. Tale Cultura fu poi soppiantata da quella di Fritzens-Sanzeno. Le manifestazioni culturali di queste due facies nella Regione si connettono alle stesse del Trentino-Alto Adige e Tirolo. Fra i vari siti relati a queste culture tipiche emersero anche luoghi che portarono al ritrovamento di resti di combustione di ossa arse e calcinate, esiti incontrovertibili dei cosiddetti Brandopferplätze.


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1 Lo Hof Chur è situato su uno sperone roccioso che sovrasta il nucleo urbano. Dalla salita sul lato destro della Martinskirke-Chiesa di San Martino si costeggia sempre sulla destra il Rätisches Museum–Museo Retico dove sempre sullo stesso lato si imbocca la lunga scalinata che porta a questa parte di città che emerge sulle medievali vie del centro. Una prima basilica fu già costruita nel 450 e fra il 1150 ed il 1272 fu edificata la Cattedrale di St. Mariä Himmelfahrt-Santa Maria Assunta. Interessante la fontana, peraltro costruita solo cinquant'anni con una statua di Madonna con Bambino al centro. Le prime tracce di un insediamento su questo sito risalgono all'Età del Bronzo (dal 1300 all' 800 a. C.)

2 Lutzengüetle Kultur-Cultura di Lutzengüetle dal sito archeologico nel comune di Gamprin (FL), posto su un'altura isolata all'interno della Valle del Reno Alpino, su un altipiano protetto da ripide pareti rocciose. Il sito archeologico fu luogo di scavi a partire dal 1916, poi nel 1937, quindi a cavallo degli anni 1942-45, anche se sinora non è mai stato condotto uno studio veramente strutturato in merito. Se sull'altipiano nel III secolo sorgeva un nucleo romano, solo quattro metri più in profondità sono stati ritrovati ricchi corredi ceramici risalenti all'Età del Ferro, a quella del Bronzo ed al Neolitico, andando indietro nel tempo, facilmente distinguibili proprio per la ricchezza dei reperti. Il ritrovamento di focolari ha confermato la frequentazione assidua di quest'area. I coloni delle Culture di Lutzengüetle e Pfyn (fine del V millennio a.C.), praticavano agricoltura ed allevamento e provenivano primariamente da nord anche se lungo la via transito tra la regione del Lago di Costanza e il sud, si possono trovare già nel periodo della Cultura di Horgen, più dedita alla caccia, influssi provenienti da meridione riferiti alla ceramica alpina di Tamins-Carasso.

3 Pfyn Kultur–Cultura di Pfyn fu una cultura neolitica della Svizzera orientale (ca. 4000-3300 a.C). È parte della Cultura dell'Europa centrale, con forti affinità con l'Alta Svevia e la Baviera del sud. Il termine viene utilizzato anche per indicare espressioni culturali coeve della Svizzera centrale e della Valle del Reno, che però non coincidono propriamente con quella della Svizzera orientale.

4 Il Principato del Liechtenstein trae la sua sigla FL dal suo nome tedesco Fürstentum Liechtenstein. Il legame non solo archeologico che lo unisce alla Svizzera sin dalla preistoria, si è mantenuto immutato nel tempo, tanto che nel 1924 il Principato ha costituito con la Svizzera un'area economica comune priva di confini adottandone anche la moneta.



Immagini

*Tratte dall'archivio personale laddove con firma filigrana

* Rätisches Museum-Museo Retico di Chur-Coira 8,11,14,15,16,18,19,20


 Bibliografia

* Erb Hans, Das Rätische Museum, ein Spiegel von Bündens Kultur und Geschichte, Stiftung Rätisches Museum 1979

* Duval Paul-Marie — Eluère Christiane, Les Celtes, Edition Gallimard 2009

* Löhden Christian, 111 Orte in Graubünden die man gesehen haben muss, Emons 2022


Fonti locali

* Rätisches Museum–Museo Retico di Chur-Coira


Sitografia

cfr. Il Rätisches Museum-Museo Retico di Chur-Coira (Kanton Graubünden-Cantone dei Grigioni, Svizzera)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2023/12/il-ratisches-museum-museo-retico-di.html

* Historische Lexikon der Schweiz

https://hls-dhs-dss.ch/

*Spurensuche in Tamins bringt Unsichtbares ans Licht

https://www.gr.ch/DE

*Tamins

http://wwwt.lbtr.admin.ch/kantone/gr/index.html?lang=it


Videografia

*Pro Grigioni italiano «Tracce del passato» - L'Età del Bronzo e l'Età del Ferro

https://www.youtube.com/watch?v=bUnhw5nADtU&ab_channel=ProGrigioniItaliano