Una breve gita mi ha portata il 30 dicembre 2024 in due località, non lontane da Sterzing — Vipiteno: Obertelfes —Telves di Sopra e Thuins — Tunes.
1.
Vista anteriore della chiesa dedicata a S.Vito che si affaccia sul cimitero
Sono
partita da Obertelfes — Telves di Sopra, frazione di Ratchings —
Racines. Il borgo è ubicato a un’altitudine di 1720 metri e mi ha
attratta, ancora una volta, grazie alla chiesetta posta su un’altura
e dedicata a S. Vito (Vitus). È straordinario pensare come un luogo di culto
così ricco d’arte si trovi dove abitano meno di 300 persone. L'area
di Telfes — Telves, però, custodisce una storia antichissima: era
già popolata prima dell'epoca romana, come dimostrano i ritrovamenti
archeologici. Considerato il più antico insediamento della
Ridnaundtal —Val Ridanna, risale al IX secolo. È probabile che i
Bajuvari abbiano abitato queste valli solo a partire dal VI secolo,
mentre la toponomastica offre testimonianze documentarie risalenti al
XII secolo.
2.3.
Il panorama di cui si gode dall'altura sulla quale
è ubicata la
chiesa di S. Vito
L’esterno
della chiesa, parrocchia del luogo, è semplice, ma l’interno
colpisce per la sua sorprendente ricchezza decorativa. Tante opere
d’arte adornano la chiesetta, che è così preziosa da avere un
sistema d’allarme installato che non permette di avvicinarsi troppo
all’altare.
4.
Interno della chiesa visto dal coro: a sinistra l'altare con la
Madonna con Bambino
Un
dipinto di S. Vito spicca sul medesimo altare, accanto ai simboli
che lo rappresentano: il calderone e il gallo, quì raffigurato in un colore diverso dal consueto bianco, tipico
dell'iconografia del Santo.
È però l’affresco
del soffitto, anch’esso dedicato alla sua testimonianza di fede, a
costituire il capolavoro della chiesa. Il dipinto, infatti, fu
realizzato nel 1826 da Leopold Puellacher
di Innsbruck, pittore di corte dell'impero austro—ungarico.

5.
L'affresco sul soffitto effettuato, nel 1826, dal pittore di corte
austro—ungarico Leopold
Puellacher di Innsbruck
Sulla sinistra, poco prima dell'arco che introduce al presbiterio, un altare con Madonna con
Bambino, che
suscita
sempre in me un interesse nell’analisi del
Sacro Femminile cristiano e che si sovrappone a siti arcaici. La
posizione della chiesa, del resto, lascia immaginare un’origine
cultuale ben precedente a quanto attestato dalle fonti storiche
arrivate sino a noi.
6.
L'altare ripreso al meglio dalla posizione consentita. Al centro, il
dipinto di San Vito con i suoi simboli: il gallo e il calderone
All’esterno, accanto alla porta principale in legno, si
trova una finestra con una cornice decorata, nella parte superiore
della quale si trovano un gallo stilizzato, sormontato dalla data 1522. Questo,
insieme alla cornice che segue il perimetro della porta dotata di
intagli, è uno dei pochi elementi originali sopravvissuti
all’incendio che devastò la chiesa nel 1783.
7.
Il timpano quadrangolare, datato 1522, opera del Maestro di Vipiteno
Hans Scheiter. Spicca il gallo bianco, uno dei simboli di San Vito
Dal
cimitero, si gode una splendida vista sul panorama circostante. E
sempre dal cimitero si sale attraverso strade scoscese che offrono il
passaggio tra strutture ricettive e antichi masi. Sono proprio questi
ultimi a colpire la mia attenzione. Specialmente uno, per
i simboli di croci solari
sulla struttura in legno, segni di protezione per stalle e fienili.
8.
Il cimitero, una delle poche aree in cui la neve caduta sembra
resistere più a lungo
9.10.
Croci solari su antichi masi a protezione di fienili e stalle
11.
La chiesa di San Vito ripresa dalla strada che, partendo dal basso,
porta fino alla sua posizione
Immagini
* Tratte dall'archivio personale
Sitografia
* Cfr. Tra
Santi e Antichi Dei: brevi soste fra Arte e Luoghi di Culto sospesi
nel Tempo