Nei
racconti serali di fronte al fuoco, fra arcolai e fusi e donne
intente a filare, mentre fuori la neve aveva ammantato tutto, la voce
di Giovanna aveva irrotto in quelle storie di demoni e apparizioni.
Lei
giovane ragazza, tanto graziosa quanto curiosa, aveva esordito con una
domanda che particolarmente aveva stizzito una comare, sua
compaesana.
— Ma
voi davvero ci credete a tutte quelle storie? Intendo a quelle di
spiriti, di morti che camminano, di luci che sembrano danzare nel
buio? —
— Se non ti piacciono le nostre storie, quelle della tradizione, puoi
anche non venire più a filò —
— Ma non è questa la questione, più che altro è che a forza di
ripeterle la gente poi ci crede, mentre con un po' di coraggio si
potrebbe dimostrare che tutte queste storie di cimiteri e spiriti,
semplicemente non esistono. Anzi sapete cosa faccio? Adesso che è
notte fonda, prendo questo fuso e vado a piantarlo su un tumulo di
una recente tomba del cimitero di Santo Stefano. Vedrete quanti morti
richiamerò! —
E
con aria mista di scherno e sfida Giovanna uscì. Si incamminò
lasciando le sue impronte sulla strada bianca ed intonsa della notte, solo il silenzio le era di compagnia ed il rumore della neve sotto i
suoi passi. Prese così la salita che conduceva alla chiesetta di
Santo Stefano ed al suo cimitero, arrivata di fronte al cancelletto
lo aprì, una folata di vento gelido la accolse, e la fermezza che
aveva mostrato poco prima ebbe un sussulto; Giovanna iniziò a
sentirsi strana, le sue mani iniziarono a sudare, e la spavalderia
mostrata poco prima venne meno. Si guardò comunque intorno cercando
una recente sepoltura, si diresse verso la tomba, le ginocchia le
tremavano, il respiro si era fatto affannoso, ma stringendo nella
mano il fuso che aveva portato con sé, si chinò, e con gli occhi
chiusi lo piantò al centro, sopra il tumulo.
Si
alzò quindi in maniera repentina e si allontanò velocemente, con la
volontà di lasciarsi alle spalle prima possibile quel luogo.
Nell'oscurità però non si era accorta che il fuso si era impigliato
in un lembo della lunga gonna, che nella corsa che doveva
allontanarla dal cimitero, tintinnava per terra come le ossa di uno
scheletro che la inseguiva. Più Giovanna accelerava la sua corsa più
il rumore si faceva sinistro, e più aumentava il sentore che quello
spirito le sarebbe balzato addosso da un momento all'altro, ma non
osava girarsi, il terrore che provava era indescrivibile.
Giunse
finalmente — dopo un tempo che le sembrò infinito — a casa, si chiuse
la porta alle spalle e ansimante come mai prima per la corsa a rotta
di collo, si rese ben presto conto di quello che era successo; ma la
profonda paura provata era stata così violenta che da lì a pochi
giorni Giovanna si mise a letto, indebolita da una febbre molto alta,
che in poco tempo la portò alla morte.
Note
Filare
storie, il far
filò
del passato
Il "far
filò" appartiene
alla memoria degli anziani, quando la stalla prima e molto più tardi
un'ampia cucina dotata di focolare aperto, raccoglieva una riunione
di persone, che per passare il tempo delle lunghe serate invernali si
ritrovavano a filare
storie.
Le
lampade chiamate "luminiere" alimentate ad olio
di noce, che a turno veniva fornito dai partecipanti, costituivano la
scarsa illuminazione di quelle serate, che iniziavano a novembre,
quando le giornate diventavano più brevi e le ore di luce
diminuivano, con la sera che giungeva già nel pomeriggio. Erano di
età diversa i partecipanti al filò: parenti, amici,
vicini di casa, abitanti della stessa borgata, del resto ci si
conosceva tutti.
Il
filò era aperto a tutti, di entrambi i sessi, anche se
nel '700 ad opera del Cardinale e Vescovo Leopoldo Ernesto Firmian, e
più precisamente fra il 1748 ed il 1755, fu reso penale per gli uomini il presenziare a tali riunioni.
Mentre
le donne filavano lino, canapa o lana, si raccontava di antiche
storie, o in tempi più recenti, si leggevano pagine di qualche libro
ad alta voce. Era occasione affinché le nonne insegnassero alle
nipoti a filare la lana grezza, da cui si sarebbero ottenuti matasse
e gomitoli per farne calze e maglie per le famiglie. La riunione si
concludeva intorno alle ventuno, quando ci si accomiatava per
ritrovarsi poi la sera seguente.
Riguardo
l'autore Mauro Neri
Fu
un'intervista ad un telegiornale regionale del 12 dicembre 2019 che
suscitò il mio interesse. In orario serale ero affaccendata in altre
attività che nulla avevano a che fare con la ricerca e la scrittura,
quando un'intervista introdusse un autore ed un libro. Mi fermai e mi
misi ad ascoltare quei pochi minuti (di cui vi allego il link al servizio ancora disponibile). Scoprii così Mauro Neri, giornalista e
scrittore che lì illustrava un testo di circa settecento pagine, frutto di un accurato lavoro di analisi portato avanti con la moglie
Silvia per ricercare ed ordinare in un'unica raccolta le leggende trentine per località
e vallate. Il testo di una vita, potrei
definirlo: quarant'anni di ricerca, costituita di circa
millecinquecento narrazioni, tra le quali effettuare una scelta che
ricadde su mille racconti. Cosa mi colpì di quell'intervista?
Un concetto specifico, una certezza interiore che da sempre accomuna
il mio narrare alla fonte da cui attingo, ed in questo caso a Mauro
Neri: la storia la scrivono i vincitori, ma la leggenda narra la
storia di tutti, dei territori, delle comunità che li hanno abitati
sin da tempi immemori, storia che arriva a noi attraverso coloro che
la storia ufficiale non hanno potuto redigerla. Narrazione che
cammina di pari passo con il sogno, storia che ha alimentato il
sogno, sogno che ha alimentato la storia, e che custodisce la
bellezza dell'ingenuità, della profonda sincerità che la leggenda
ci offre, portandoci in un tempo immaginario ed immaginifico che narra, però, di un momento di storia, di cultura, di tradizione fissi in
un'epoca che fu, e che ancora oggi risuonano attraverso quel
racconto.
Immagini
*
La filatrice nella stalla, Riccardo Pasquini 1886 museocanonica.it
Bibliografia
*Neri
Mauro, Le mille e una leggenda del Trentino, Athesia 2019
*Folgheraiter
Alberto, La Terra dei Padri. Storie di gente e di paesi, Curcu&Genovese 2002
* Bolognini Nepomuceno, Usi e Costumi della Rendena, Editrice Rendena 1999
Sitografia
*Cfr. Santo
Stefano, la radice pagana e stregonica di uno dei più bei luoghi del
Trentino (Carisolo-TN, Val Rendena)
http://ilblogdilujanta.blogspot.com/2023/01/santo-stefano-la-radice-pagana-e.html
*Cfr. Il
fantasma della filatrice (Carisolo-TN, Val Rendena)
http://ilblogdilujanta.blogspot.com/2023/01/il-fantasma-della-filatrice-carisolo-tn.html
Altre
Fonti
*Servizio
TGR Trentino Alto Adige 12 dicembre 2019
Le
leggende, la storia scritta dal popolo
"Le
mille e una leggenda del Trentino", poderosa raccolta di
racconti che per la prima volta vengono pubblicate in un unico
volume
https://www.rainews.it/tgr/trento/video/2019/12/tnt-Leggende-trentine-Mauro-Neri-ad17b017-620d-419b-a898-1773deeb1d0b.html