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mercoledì 29 gennaio 2025

St. Jakob, Thuins — S. Giacomo, Tunes (Wipptal — Alta Valle Isarco, BZ)








Poco più in basso di Telfes—Telves, ad un’altitudine di 1065 metri, si trova Thuins—Tunes, una piccola frazione di Sterzing—Vipiteno costituita da una manciata di case. Qui si trova una chiesa dedicata a San Giacomo (Jakob), che reca sulla facciata la conchiglia del Cammino di Compostela. In passato, il luogo di culto era dedicato a San Lorenzo (Lorenz).




L’interno, sebbene più grande, è meno ricco rispetto alla chiesetta di Obertelfes—Telves di Sopra vista precedentemente. Anche qui è presente un sistema d’allarme, che non permette di avvicinarsi più di tanto all'altare. Mi colpisce l’ovale sospeso dall'arco trionfale che incornicia una Madonna con Bambino. L’elemento lunare ai piedi della Vergine, simbolo ricorrente in altre opere sia lignee che pittoriche, è ben evidente. L'immagine così collocata genera un impatto visivo di grande intensità.




La particolarità più rilevante è però un grande affresco situato sulla parete nord, a sinistra entrando. Si distingue non solo per le sue dimensioni, ma anche per una scritta in caratteri gotici, datata 1715, che descrive la Madonna Nera dell’Abbazia Benedettina di Einsiedeln, in Svizzera. Questo luogo, il principale centro di venerazione mariana della Confederazione Elvetica, è parte, così come Thuins—Tunes, del Sentiero di San Giacomo. Questa immagine solleva una domanda spontanea: cosa ha portato a rappresentare questa Madonna Nera in un affresco così distante (oltre 300 chilometri) dal famoso santuario svizzero?








Immagini
* Tratte dall'archivio personale

Sitografia
* Cfr. Tra Santi e Antichi Dei: brevi soste fra Arte e Luoghi di Culto sospesi nel Tempo








St. Vitus, Obertelfes — S. Vito, Telves di Sopra (Ridnauntal — Val Ridanna, BZ )




Una breve gita mi ha portata il 30 dicembre 2024 in due località, non lontane da  Sterzing — Vipiteno: Obertelfes —Telves di Sopra e Thuins — Tunes. 

1. Vista anteriore della chiesa dedicata a S.Vito che si affaccia sul cimitero



Sono partita da Obertelfes — Telves di Sopra, frazione di Ratchings — Racines. Il borgo è ubicato a un’altitudine di 1720 metri e mi ha attratta, ancora una volta, grazie alla chiesetta posta su un’altura e dedicata a S. Vito (Vitus). È straordinario pensare come un luogo di culto così ricco d’arte si trovi dove abitano meno di 300 persone. L'area di Telfes — Telves, però, custodisce una storia antichissima: era già popolata prima dell'epoca romana, come dimostrano i ritrovamenti archeologici. Considerato il più antico insediamento della Ridnaundtal —Val Ridanna, risale al IX secolo. È probabile che i Bajuvari abbiano abitato queste valli solo a partire dal VI secolo, mentre la toponomastica offre testimonianze documentarie risalenti al XII secolo.


2.3. Il panorama di cui si gode dall'altura sulla quale 
è ubicata la chiesa di S. Vito


L’esterno della chiesa, parrocchia del luogo, è semplice, ma l’interno colpisce per la sua sorprendente ricchezza decorativa. Tante opere d’arte adornano la chiesetta, che è così preziosa da avere un sistema d’allarme installato che non permette di avvicinarsi troppo all’altare. 


4. Interno della chiesa visto dal coro: a sinistra l'altare con la Madonna con Bambino


Un dipinto di S. Vito spicca sul medesimo altare, accanto ai simboli che lo rappresentano: il calderone e il gallo, quì raffigurato in un colore diverso dal consueto bianco, tipico dell'iconografia del Santo.

È però l’affresco del soffitto, anch’esso dedicato alla sua testimonianza di fede, a costituire il capolavoro della chiesa. Il dipinto, infatti, fu realizzato nel 1826 da Leopold Puellacher di Innsbruck, pittore di corte dell'impero austro—ungarico. 


5. L'affresco sul soffitto effettuato, nel 1826, dal pittore di corte austro—ungarico Leopold Puellacher di Innsbruck


Sulla sinistra, poco prima dell'arco che introduce al presbiterio, un altare con Madonna con Bambino, che suscita sempre in me un interesse nell’analisi del Sacro Femminile cristiano e che si sovrappone a siti arcaici. La posizione della chiesa, del resto, lascia immaginare un’origine cultuale ben precedente a quanto attestato dalle fonti storiche arrivate sino a noi. 


6. L'altare ripreso al meglio dalla posizione consentita. Al centro, il dipinto di San Vito con i suoi simboli: il gallo e il calderone 


All’esterno, accanto alla porta principale in legno, si trova una finestra con una cornice decorata, nella parte superiore della quale si trovano un gallo stilizzato, sormontato dalla data 1522. Questo, insieme alla cornice che segue il perimetro della porta dotata di intagli, è uno dei pochi elementi originali sopravvissuti all’incendio che devastò la chiesa nel 1783.


7. Il timpano quadrangolare, datato 1522, opera del Maestro di Vipiteno Hans Scheiter. Spicca il gallo bianco, uno dei simboli di San Vito


Dal cimitero, si gode una splendida vista sul panorama circostante. E sempre dal cimitero si sale attraverso strade scoscese che offrono il passaggio tra strutture ricettive e antichi masi. Sono proprio questi ultimi a colpire la mia attenzione. Specialmente uno, per i simboli di croci solari sulla struttura in legno, segni di protezione per stalle e fienili.


8. Il cimitero, una delle poche aree in cui la neve caduta sembra resistere più a lungo 



9.10. Croci solari su antichi masi a protezione di fienili e stalle



11. La chiesa di San Vito ripresa dalla strada che, partendo dal basso, porta fino alla sua posizione 



Immagini
* Tratte dall'archivio personale

Sitografia
* Cfr. Tra Santi e Antichi Dei: brevi soste fra Arte e Luoghi di Culto sospesi nel Tempo

Tra Santi e Antichi Dei: brevi soste fra Arte e Luoghi di Culto sospesi nel Tempo

 


Nel mio percorso, ho già dedicato articoli a luoghi di culto cristiani intrecciati a leggende locali o chiaramente legati a Tradizioni e Culti precedenti. Tuttavia, mi sono resa conto che, durante le mie escursioni, mi imbatto spesso in chiese, talvolta parrocchie, chiesette, cappelle o piccoli siti sacri che testimoniano una fede antica e radicata, ma che restano fuori dagli itinerari più noti. Questi luoghi, talvolta situati in posizioni inaspettate, emergono come sentinelle tra i fitti boschi o vigilano da alture remote e isolate. 

Alla semplicità delle loro facciate, quasi sempre spoglie, si contrappone, non di rado, un interno sorprendentemente ricco, persino inusitato per luoghi rurali spesso situati in alta montagna. Ma queste strutture non sono soltanto luoghi di culto cristiani: in parecchi casi, la loro storia, come accennato sopra, rivela un passato più remoto, segnato da stratificazioni che raccontano di epoche pre-cristiane e di successive trasformazioni storiche e simboliche. 

Se fino ad oggi ho privilegiato chiesette, cappelle o santuari più noti, d’ora in poi desidero raccontare anche delle “altre” chiese, quelle meno conosciute ma altrettanto affascinanti. Ho realizzato, inoltre, quanto sia importante riordinare i dati raccolti su questi luoghi di culto, per creare una sorta di mappatura delle loro peculiarità: dalle dedicazioni ai simboli che li contraddistinguono, passando per tracce di animali o figure che richiamano iconografie particolari, fino ai rapporti che legano i Santi a cui sono intitolati. 

Seguendo questo itinerario — che più che un tracciato lineare si configura come un intricato dedalo di vie che si intersecano — significa anche imbattersi in opere d’arte di rara bellezza. Si tratta di tesori che, in molti casi, restano nascosti dietro mura modeste e candide, e che, all’apparenza sembrano quasi inaccessibili, collocati in luoghi impervi o distanti, sparsi in contesti rustici e montani, spesso ad un primo sguardo inarrivabili. Sovente, inoltre, queste realtà sono trascurate dai visitatori e neglette da chi non appartiene alla comunità locale, poiché situate lungo sentieri che conducono a malghe o lungo strade che le escludono dallo sguardo, per noncuranza o ignoranza. 

Negli ultimi vent'anni circa ho avuto l’occasione di visitare molti di questi siti. Tuttavia, ho realizzato che ora più che mai sento il bisogno di riordinare non solo le immagini raccolte nel tempo, ma anche tutta una serie di osservazioni e frammenti storici — una sorta di censimento — che mi aiuti a mettere ordine nei dettagli, nelle sensazioni, e nelle domande che inevitabilmente emergono, accumulati lungo il percorso. Dati che, a volte, sono scarsissimi, frutto di racconti frammentari o della sola osservazione diretta; altre volte, invece, rivelano connessioni affascinanti, quasi inaspettate, capaci di offrire chiavi per nuove letture. Ogni luogo avrà comunque il suo spazio e il suo valore, sia esso grande o piccolo. 

Credo, però, che questo lavoro possa essere utile anche a chi, in privato, spesso mi chiede lumi su quali luoghi vedere in una determinata area, con l'interesse volto agli intrecci nati fra antiche religioni e credo cristiano, ma anche a chi, imbattendosi in un’immagine o in una breve descrizione troverà l’ispirazione per mettersi in cammino, esplorando un itinerario insolito, percorrendo sentieri poco battuti, o anche solo scoprendo un luogo ideale per una breve sosta. Tra opere d’arte inaspettate, antichi richiami simbolici e la quiete di una fede che attraversa i secoli si possono incontrare le tracce di un passato che ancora vibra, eco di un tempo che non svanisce. 

Questo viaggio — fatto di passi, scoperte e suggestioni — sarà per me, e spero anche per altre viaggiatrici e altri viaggiatori, un cammino che attraversa la religiosità, l’arte e la storia, scavando nelle sue radici più arcaiche, alla ricerca di quei legami che seppur trascurati, riescono ancora oggi a raccontarci storie sospese tra Santi e Antichi Dei.






Immagine

* Collage di foto tratte dall'archivio personale

Sitografia

* Cfr. Percorrendo Strade, riscoprendo Storie

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2017/04/percorrendo-strade-riscoprendo-storie.html

*Cfr. Sentieri del Sacro

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2017/10/sentieri-del-sacro.html

*Cfr. Narrare per tramandare

martedì 17 dicembre 2024

Tra Luci e Storia: il Mercatino di Natale di Glurns — Glorenza, la Perla Medievale del Sudtirolo (Vinschgau — Val Venosta, BZ)

 


Credo di non aver mai sperimentato tutte le variabili meteorologiche possibili in una sola giornata. Partita con il gelo e una strada completamente ghiacciata, mi sono presto ritrovata in una nevicata che, in direzione di Sterzing—Vipiteno, si trasformava in una vera e propria coltre bianca. Giunta a Bozen—Bolzano, ecco il sole: impensabile fino a pochi istanti prima, subito seguito, lungo la strada per Meran—Merano, da pioggia mista a sole. Salendo verso la Vinschgau—Val Venosta ho attraversato tratti innevati intervallati da improvvisi spiragli di luce, mentre nuvole minacciose incombevano all’orizzonte, annunciando una nuova nevicata. E invece, dopo tre ore di viaggio, da un capo all’altro, attraverso l’intera Provincia, sono giunta alla porta medievale di Glurns—Glorenza, cittadina a soli dieci chilometri dalla Svizzera, sotto un cielo nuvoloso che incorniciava il suo incantevole mercatino di Natale.

1.„Alphornbläser Gargazon“ — Suonatori di "Alphorn" (corno delle Alpi) di Gargazzone

Si svolge esclusivamente nei giorni intorno all’ 8 dicembre e quest'anno era previsto da venerdì 6 a domenica 8. Ho scelto, così, di visitarlo il primo giorno per evitare la folla, che durante questo fine settimana, si riversa particolarmente nei mercatini tipici non solo del Sudtirolo, ma anche dell’Austria e della Germania, Terre unite da questa antichissima tradizione.

Accedo alla città dal Malser Tor—Porta Malles, la più settentrionale delle tre che ne permettono l’accesso, insieme al Schludernser Tor—Porta Sluderno e al Tauferer TorPortaTubre


2. Malser Tor—Porta Malles, una delle tre Porte che introducono a Glurns-Glorenza


Appare assonnato il centro medievale, nonostante sia ormai mezzogiorno passato, e penso che questo mi offrirà la giusta quiete per osservare non solo le merci esposte, ma anche per godere di una visione d’insieme del borgo, che avevo visitato in estate, più di dieci anni fa. Un’insegna in ferro battuto, che apprezzo sempre molto, cattura la mia attenzione: è quella del Gasthof Zur Post—Locanda alla Posta, accompagnata dalla scritta gotica che spicca sull’edificio.


3. Scorci di Glurns-Glorenza


               4. Frauenkirche — Chiesa di Nostra Signora, illuminata da una torcia stilizzata,                     una delle tante che rischiarano l'oscurità cittadina.


Avvicinandomi alla chiesa centrale di Frauenkirche—Nostra Signora, comincio a intravedere qualche turista, e da lì Glurns—Glorenza si svela in tutta la sua accogliente bellezza. È nella Stadtplatz—Piazza Città che si erge l’abete, pronto a illuminarsi nel pomeriggio. 


5. Verso la Stadtplatz—Piazza Città


6. Visioni dalla Stadtplatz—Piazza Città con l’abete


7. Meridiane risaltano sui bianchi muri di abitazioni medievali


    8. Dalla Stadtplatz—Piazza Città, con lo sguardo verso la Frauenkirche—Chiesa di Nostra Signora


9. Il Boutiquehotel Belvenu, costruito in un antico ex- monastero di epoca gotica, affascina con le sue suggestive alte mura candide.



10Sempre sulla Stadtplatz—Piazza Città un grande ippocastano regala giochi di luce tra i suoi rami


Da quel punto il mercatino si offre ai visitatori con un carattere unico, mettendo subito in evidenza produzioni esclusivamente locali: dalla gastronomia ai prodotti in lana, soprattutto cotta, passando per articoli in ceramica, composizioni floreali, porta candele artigianali intagliati nella betulla, oggetti scolpiti in legno e, naturalmente, presepi. 


11. Tra le produzioni artigianali in lana, fiore all’occhiello di questa Provincia, uno "scaldabottiglia" in lana è davvero una sorpresa


12. L’intaglio del legno, tradizionalmente caratterizzato da linee classiche, si rinnova con rappresentazioni stilizzate ed essenziali, come questi angeli


13. 14.15. La lana cotta, fiore all’occhiello dell’artigianato alpino, si trasforma in opere di creatività: dalle tradizionali e calde pantofole in feltro a cappelli, guanti e adorabili topini che sbirciano dai loro cesti





16. Un tavolino rotondo e una sedia, posti ai lati di un banchetto e vestiti con un drappo impreziosito da rami sulla sedia, creano un espositore originale per liquori e prelibatezze


Non mancano nemmeno le eccellenze casearie a base di latte di capra e le specialità realizzate con la Pera Pala (nota localmente come Palabira, nel dialetto tirolese), un’antichissima varietà autoctona con cui si producono succhi, marmellate e persino un pane unico nel suo genere. Proprio quest’ultimo sarà uno dei souvenir che porterò con me da questa giornata, insieme, ovviamente, al succo e alla marmellata, conoscendo e apprezzando da tempo questo straordinario frutto.

Al centro della piazza, un chiosco offre panini tipici con salsicce e würstel, ma due aspetti attirano subito la mia attenzione: la grande griglia centrale, completa di braciere per la cottura, che richiama con forza tempi medievali, e i contenitori per le salse. Questi ultimi, appesi all’esterno della struttura e riempiti di maionese, ketchup e senape, sono in realtà bottiglie per l’allattamento dei vitelli, dotate di tettarelle, che trasformandosi in modo simpatico e originale, divengono dosatori della salsa scelta dall’affamato avventore.



17. Come in un dipinto medievale, il calderone sul braciere e la cornice che lo racchiude trasportano chi guarda in un tempo leggendario


18. Non si può fare a meno di sorridere davanti all’originale scelta delle bottiglie per l’allattamento dei vitelli, con tanto di tettarella da strizzare per condire il proprio panino.


Con il freddo e la stanchezza del viaggio che si fanno sentire, scelgo di pranzare in un locale affacciato sulla piazza, attratta, a primo acchito, dalla merlatura della facciata, che in qualche modo richiama quella di un castello. Parlo del Gastof zum Grüner Baum—Locanda all’Albero Verde, un rinomato locale storico, ospitato al primo piano di un edificio a tre piani che funge anche da hotel. Salendo la scala, non posso fare a meno di sorridere fra me e me: le volte a botte, con la loro eleganza antica, hanno un fascino capace di incantarmi.


19. Gasthof zum Grüner Baum, la tradizionale Locanda all’Albero Verde


Le tre sale da pranzo della Locanda, utilizzate al mattino per la colazione degli ospiti, offrono un’atmosfera accogliente e curata. Ogni ambiente, rivestito in legno, combina stili che alternano un carattere ora più antico, ora più moderno. In due di queste sale, il cuore del calore è rappresentato da stufe tradizionali: una Kachelofen, l’elegante stufa in maiolica, e una Bauernofen, l’essenziale e robusta stufa contadina. Dopo un ottimo pasto, mi affaccio dal balcone che dà sulla piazza, regalando una vista privilegiata sul mercatino, ancora tranquillo e poco affollato. Ora che ho trovato ristoro e calore, mi sento pronta per riprendere il mio giro e immergermi nell'atmosfera, che con il calare della luce diventa più intensa.

Il mercatino si snoda non solo nella piazza principale, ma anche lungo la Laubengasse—Via dei Portici, una strada dall’architettura unica, caratterizzata da porticati bassi e irregolari, punteggiati da attività artigianali. Per l’occasione, alcune di queste spostano i loro prodotti su banchetti, trasformando ogni angolo degli asimmetrici portici in uno spazio espositivo. Alcune arcate, dotate di muretti, diventano esse stesse banchi improvvisati, che ne esaltano l’artigianalità e creano un’atmosfera autentica. Bancarelle si trovano anche nei dintorni della Porta Taufers—Tubre, e in Sankt Pankratius Gasse—Via San Pancrazio, dove altri espositori si distribuiscono lungo la via.



20.21.22. Tra le arcate degli antichi porticati del Laubengasse — Via dei Portici, questa attività ha creato una suggestiva esposizione esterna 


Fra tutte, mi colpisce un cartello scritto a mano che recita: Waldweihrauch Räucherwerk vom BergIncenso del bosco, prodotti per fumigazioni dalla montagnaIl banco è semplice, forse il più essenziale di tutti, con pochissimi articoli: erbe per fumigazione e pezzi di lana cotta. La venditrice, impegnata con alcuni acquirenti, mi induce quindi a passare più tardi. Intanto, continuo il mio giro, soffermandomi anche su banchi già visitati per cogliere dettagli che, magari, prima mi erano sfuggiti.  


23. Il cartello che promuove gli incensi di montagna per le Rauchnächte non poteva passare inosservato


E poi un banco, però, suscita la mia attenzione più di altri: espone collane e monili molto particolari, realizzati in marmo di Laas—Lasa. Il marmo per me, confesso, non è mai stato un materiale affascinante. L’ho sempre percepito come freddo, distante, quasi ostile. Le sue venature e varianti cromatiche così amate da molti, non hanno mai incontrato i miei gusti, se non nelle sculture d’arte. Non l’ho mai apprezzato né nelle pavimentazioni di casa, né come materiale per lapidi.


24. Amo come questa Terra sappia coniugare arte e natura. Il marmo di Laas diventa gioiello, un regalo prezioso da accompagnare con un dolce o una marmellata di albicocche di montagna, fiore all’occhiello della Vinschgau — Val Venosta  


Tuttavia, tutto è cambiato quando ho scoperto il marmo di Laas, una pietra di un bianco purissimo, con una concentrazione di carbonato di calcio pari al 99%. Estratto da cave situate a 1.500 metri sul livello del mare, nel cuore delle montagne, è considerato uno dei marmi più belli e pregiati al mondo.

Questo marmo non è solo materia, ma un’emozione visiva. Il suo candore immacolato evoca in me l’immagine della neve fresca, l’essenzialità di un bianco osseo e, soprattutto, le leggende alpine che riportano alla figura della Bianca Signora del Tempo, la Donna di Veggenza, eco di antiche storie alpine, tramandata attraverso vari nomi, come Willeweiß o Wilwiss che permea l’immaginario di chi vive fra queste montagne.

In quel momento, di fronte a quei monili, mi rendo conto che la mia idea del marmo è cambiata. Non è più solo un materiale. È una storia. È un simbolo. E in questo bianco perfetto, trovo un riflesso della purezza e della forza delle Alpi che lo custodiscono.

Il mercatino di Glurns—Glorenza non è solo un insieme di espositori, ma un luogo dove anche la musica ha un ruolo fondamentale. A dare il via ai contributi musicali sono stati due ragazzini — probabilmente fratello e sorella — che si sono esibiti su un palco posto sotto un grande ippocastano. Questa prima performance ha introdotto con semplicità e autenticità il ricco programma musicale, che ha contribuito a rendere il mercatino ancora più particolare.



A seguire, si sono esibiti due gruppi di strumenti a fiato, sebbene in punti opposti della città ed in ore diverse. Il primo, il Quintett „Gebläse“ aus Nauders (A) — Quintetto "Gebläse" di Nauders (A), ha iniziato con un brano strumentale, proseguendo poi con la versione cantata e a cappella. 




Il secondo gruppo: „Eppan Blech“— i "Suonatori di Trombe di Appiano", invece, ha incantato gli avventori radunati, a pomeriggio inoltrato, intorno a un banco che offriva Glühwein — vin brulé — e dove anch’io mi trovavo. 




In quell’occasione, però, ho preferito un ApfelGlümix — brulé analcolico a base di mela — che ho gustato accanto a una delle tante stufe a legna sparse per il mercato. Era servito in tazze, ovviamente in vendita, e la mia, di un bel verde bosco intenso, l’ho acquistata per portare con me un prezioso ricordo di questa esperienza. Anche adesso, mentre scrivo e sorseggio una tisana, mi accompagna con la memoria a quei momenti.



25. Il fumante ApfelGlümix, un brulé analcolico a base di mela, ha riscaldato il mio pomeriggio, sorseggiato accanto al fuoco che ravvivava gli avventori


Era curioso osservare l’addetto che, munito di carriola piena di ciocchi, si spostava con precisione e cura da una stufa all’altra per alimentare i focolari accesi affinché non si spegnessero e potessero, così, riscaldare coloro che vi si avvicinavano. Il suo lavoro, apparentemente semplice, contribuiva a mantenere vivi i punti di calore, anima calda dell’atmosfera del mercatino.

Non da meno, e suggestivi alla vista quanto affascinanti da ascoltare, sono stati „Alphornbläser Gargazon“ — i Suonatori di "Alphorn" (corno delle Alpi) di Gargazzone. Al termine delle loro esibizioni, è stato sorprendente vederli muoversi con disinvoltura tra i banchi, portando i lunghi strumenti in spalla con una leggerezza inaspettata.



I musicanti, hanno contribuito, davvero, a creare un’atmosfera unica e indimenticabile.

È ormai tempo di ritornare al banchetto che vendeva erbe da fumigazione per le Raunächte. Finalmente, ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con la venditrice, Sandra, una tedesca che ha scelto di vivere fra le montagne della Vinschgau—Val Venosta e con la quale ho avuto una piacevole conversazione sulla pratica della fumigazione nelle "Notti fumose". Incensieri, braci, resine, erbe e demoni sono stati al centro del nostro dialogo.

Uno scambio gradevole e intenso, al calare della sera, che mi ha lasciato un piccolo bagaglio di saperi e conoscenze, sul quale ho riflettuto per gran parte del tempo del ritorno.

Glorenza, anche quest’anno, con il suo mercatino, si è confermata la cornice perfetta per gli artigiani e i produttori della Valle. Mentre mi lasciavo le sue luci alle spalle, uscendo dalla stessa Porta da cui ero entrata, mi sono resa conto che il mio era solo un semplice "arrivederci".






Immagini

* Tratte dall'archivio personale

Sitografia

*cfr. La Willeweiß, l'Antica Signora delle Profezie delle Montagne (Schlern—Rosengarten/Sciliar—Catinaccio, BZ)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2017/12/la-willewei-lantica-signora-delle.html

*Cfr. La Vecchia dei Boschi dell'Oberpurstein (Tauferertal —Valle di Tures, BZ)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2019/11/la-vecchia-dei-boschi-delloberpurstein.html

*Cfr. La Wilwis, la Veggente della radura dell'Hexenbödele (Langstein — Longostagno, BZ)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2019/11/la-wilwis-la-veggente-della-radura.html