Poco
più in basso di Telfes—Telves, ad un’altitudine di 1065 metri,
si trova Thuins—Tunes, una piccola frazione di Sterzing—Vipiteno costituita da una
manciata di case. Qui si trova una chiesa dedicata a San Giacomo
(Jakob), che reca sulla facciata la conchiglia del Cammino di
Compostela. In passato, il luogo di culto era dedicato a San Lorenzo
(Lorenz).
L’interno,
sebbene più grande, è meno ricco rispetto alla chiesetta di
Obertelfes—Telves di Sopra vista precedentemente. Anche qui è presente un sistema
d’allarme, che non permette di avvicinarsi più di tanto all'altare. Mi
colpisce l’ovale sospeso dall'arco trionfale che incornicia una Madonna con Bambino. L’elemento lunare ai piedi della Vergine, simbolo ricorrente in
altre opere sia lignee che pittoriche, è ben evidente. L'immagine così collocata genera un impatto visivo di grande intensità.
La
particolarità più rilevante è però un grande affresco situato
sulla parete nord, a sinistra entrando. Si distingue non solo per le
sue dimensioni, ma anche per una scritta in caratteri gotici, datata
1715, che descrive la Madonna Nera dell’Abbazia Benedettina di
Einsiedeln, in Svizzera. Questo luogo, il principale centro
di venerazione mariana della Confederazione Elvetica, è parte, così
come Thuins—Tunes, del Sentiero di San Giacomo. Questa
immagine solleva una domanda spontanea: cosa ha portato a
rappresentare questa Madonna Nera in un affresco così distante
(oltre 300 chilometri) dal famoso santuario svizzero?
Immagini
* Tratte dall'archivio personale
Sitografia
* Cfr. Tra Santi e Antichi Dei: brevi soste fra Arte e Luoghi di Culto sospesi nel Tempo
Una breve gita mi ha portata il 30 dicembre 2024 in due località, non lontane da Sterzing — Vipiteno: Obertelfes —Telves di Sopra e Thuins — Tunes.
1.
Vista anteriore della chiesa dedicata a S.Vito che si affaccia sul cimitero
Sono
partita da Obertelfes — Telves di Sopra, frazione di Ratchings —
Racines. Il borgo è ubicato a un’altitudine di 1720 metri e mi ha
attratta, ancora una volta, grazie alla chiesetta posta su un’altura
e dedicata a S. Vito (Vitus). È straordinario pensare come un luogo di culto
così ricco d’arte si trovi dove abitano meno di 300 persone. L'area
di Telfes — Telves, però, custodisce una storia antichissima: era
già popolata prima dell'epoca romana, come dimostrano i ritrovamenti
archeologici. Considerato il più antico insediamento della
Ridnaundtal —Val Ridanna, risale al IX secolo. È probabile che i
Bajuvari abbiano abitato queste valli solo a partire dal VI secolo,
mentre la toponomastica offre testimonianze documentarie risalenti al
XII secolo.
2.3.
Il panorama di cui si gode dall'altura sulla quale
è ubicata la
chiesa di S. Vito
L’esterno
della chiesa, parrocchia del luogo, è semplice, ma l’interno
colpisce per la sua sorprendente ricchezza decorativa. Tante opere
d’arte adornano la chiesetta, che è così preziosa da avere un
sistema d’allarme installato che non permette di avvicinarsi troppo
all’altare.
4.
Interno della chiesa visto dal coro: a sinistra l'altare con la
Madonna con Bambino
Un
dipinto di S. Vito spicca sul medesimo altare, accanto ai simboli
che lo rappresentano: il calderone e il gallo, quì raffigurato in un colore diverso dal consueto bianco, tipico
dell'iconografia del Santo.
È però l’affresco
del soffitto, anch’esso dedicato alla sua testimonianza di fede, a
costituire il capolavoro della chiesa. Il dipinto, infatti, fu
realizzato nel 1826 da Leopold Puellacher
di Innsbruck, pittore di corte dell'impero austro—ungarico.
5.
L'affresco sul soffitto effettuato, nel 1826, dal pittore di corte
austro—ungarico Leopold
Puellacher di Innsbruck
Sulla sinistra, poco prima dell'arco che introduce al presbiterio, un altare con Madonna con
Bambino, che
suscita
sempre in me un interesse nell’analisidel
Sacro Femminile cristiano e che si sovrappone a siti arcaici. La
posizione della chiesa, del resto, lascia immaginare un’origine
cultuale ben precedente a quanto attestato dalle fonti storiche
arrivate sino a noi.
6.
L'altare ripreso al meglio dalla posizione consentita. Al centro, il
dipinto di San Vito con i suoi simboli: il gallo e il calderone
All’esterno, accanto alla porta principale in legno, si
trova una finestra con una cornice decorata, nella parte superiore
della quale si trovano un gallo stilizzato, sormontato dalla data 1522. Questo,
insieme alla cornice che segue il perimetro della porta dotata di
intagli, è uno dei pochi elementi originali sopravvissuti
all’incendio che devastò la chiesa nel 1783.
7.
Il timpano quadrangolare, datato 1522, opera del Maestro di Vipiteno
Hans Scheiter. Spicca il gallo bianco, uno dei simboli di San Vito
Dal
cimitero, si gode una splendida vista sul panorama circostante. E
sempre dal cimitero si sale attraverso strade scoscese che offrono il
passaggio tra strutture ricettive e antichi masi. Sono proprio questi
ultimi a colpire la mia attenzione. Specialmente uno, per
i simboli di croci solari
sulla struttura in legno, segni di protezione per stalle e fienili.
8.
Il cimitero, una delle poche aree in cui la neve caduta sembra
resistere più a lungo
9.10.
Croci solari su antichi masi a protezione di fienili e stalle
11.
La chiesa di San Vito ripresa dalla strada che, partendo dal basso,
porta fino alla sua posizione
Immagini
* Tratte dall'archivio personale
Sitografia
* Cfr. Tra
Santi e Antichi Dei: brevi soste fra Arte e Luoghi di Culto sospesi
nel Tempo
Nel
mio percorso, ho già dedicato articoli a luoghi di culto cristiani
intrecciati a leggende locali o chiaramente legati a Tradizioni e Culti precedenti. Tuttavia, mi sono resa conto che, durante le mie
escursioni, mi imbatto spesso in chiese, talvolta parrocchie,
chiesette, cappelle o piccoli siti sacri che testimoniano una fede
antica e radicata, ma che restano fuori dagli itinerari più noti.
Questi luoghi, talvolta situati in posizioni inaspettate, emergono
come sentinelle tra i fitti boschi o vigilano da alture remote e
isolate.
Alla
semplicità delle loro facciate, quasi sempre spoglie, si
contrappone, non di rado, un interno sorprendentemente ricco, persino
inusitato per luoghi rurali spesso situati in alta montagna. Ma
queste strutture non sono soltanto luoghi di culto cristiani: in parecchi casi, la loro storia, come accennato sopra, rivela un passato più remoto, segnato da
stratificazioni che raccontano di epoche pre-cristiane e di
successive trasformazioni storiche e simboliche.
Se
fino ad oggi ho privilegiato chiesette, cappelle o santuari più
noti, d’ora in poi desidero raccontare anche delle “altre”
chiese, quelle meno conosciute ma altrettanto affascinanti. Ho
realizzato, inoltre, quanto sia importante riordinare i dati
raccolti su questi luoghi di culto, per creare una sorta di mappatura
delle loro peculiarità: dalle dedicazioni ai simboli che li
contraddistinguono, passando per tracce di animali o figure che
richiamano iconografie particolari, fino ai rapporti che legano i
Santi a cui sono intitolati.
Seguendo
questo itinerario — che più che un tracciato lineare si configura
come un intricato dedalo di vie che si intersecano — significa
anche imbattersi in opere d’arte di rara bellezza. Si tratta di
tesori che, in molti casi, restano nascosti dietro mura modeste e
candide, e che, all’apparenza sembrano quasi inaccessibili,
collocati in luoghi impervi o distanti, sparsi in contesti rustici e montani, spesso ad un primo sguardo inarrivabili. Sovente, inoltre, queste realtà sono trascurate dai visitatori e neglette da chi non
appartiene alla comunità locale, poiché situate lungo sentieri che
conducono a malghe o lungo strade che le escludono dallo sguardo, per
noncuranza o ignoranza.
Negli
ultimi vent'anni circa ho avuto l’occasione di visitare molti di
questi siti. Tuttavia, ho realizzato che ora più che mai sento
il bisogno di riordinare non solo le immagini raccolte nel tempo, ma
anche tutta una serie di osservazioni e frammenti storici — una
sorta di censimento — che mi aiuti a mettere ordine nei dettagli,
nelle sensazioni, e nelle domande che inevitabilmente emergono,
accumulati lungo il percorso. Dati che, a volte, sono scarsissimi,
frutto di racconti frammentari o della sola osservazione diretta;
altre volte, invece, rivelano connessioni affascinanti, quasi
inaspettate, capaci di offrire chiavi per nuove letture. Ogni luogo
avrà comunque il suo spazio e il suo valore, sia esso grande o
piccolo.
Credo,
però, che questo lavoro possa essere utile anche a chi, in
privato, spesso mi chiede lumi su quali luoghi vedere in una
determinata area, con l'interesse volto agli intrecci nati fra
antiche religioni e credo cristiano, ma anche a chi, imbattendosi in un’immagine o in una breve descrizione troverà
l’ispirazione per mettersi in cammino, esplorando un itinerario
insolito, percorrendo sentieri poco battuti, o anche solo scoprendo
un luogo ideale per una breve sosta. Tra opere d’arte inaspettate,
antichi richiami simbolici e la quiete di una fede che attraversa i
secoli si possono incontrare le tracce di un passato che ancora
vibra, eco
di un tempo che non svanisce.
Questo
viaggio — fatto di passi, scoperte e suggestioni — sarà per me,
e spero anche per altre viaggiatrici e altri viaggiatori, un cammino che attraversa la religiosità,
l’arte e la storia, scavando nelle sue radici più arcaiche, alla
ricerca di quei legami che seppur trascurati, riescono ancora oggi a
raccontarci storie sospese tra Santi e Antichi Dei.
Credo
di non aver mai sperimentato tutte le variabili meteorologiche
possibili in una sola giornata. Partita con il gelo e una strada
completamente ghiacciata, mi sono presto ritrovata in una nevicata
che, in direzione di Sterzing—Vipiteno, si trasformava in una vera e
propria coltre bianca. Giunta a Bozen—Bolzano, ecco il sole:
impensabile fino a pochi istanti prima, subito seguito, lungo la
strada per Meran—Merano, da pioggia mista a sole. Salendo verso la
Vinschgau—Val Venosta ho attraversato tratti innevati intervallati da
improvvisi spiragli di luce, mentre nuvole minacciose incombevano
all’orizzonte, annunciando una nuova nevicata. E invece, dopo tre
ore di viaggio, da un capo all’altro, attraverso l’intera
Provincia, sono giunta alla porta medievale di Glurns—Glorenza,
cittadina a soli dieci chilometri dalla Svizzera, sotto un cielo nuvoloso che incorniciava il suo incantevole mercatino di Natale.
1.„Alphornbläser
Gargazon“ — Suonatori di "Alphorn" (corno delle Alpi)
di Gargazzone
Si
svolge esclusivamente nei giorni intorno all’ 8 dicembre e
quest'anno era previsto da venerdì 6 a domenica 8. Ho scelto, così,
di visitarlo il primo giorno per evitare la folla, che durante questo
fine settimana, si riversa particolarmente nei mercatini tipici non
solo del Sudtirolo, ma anche dell’Austria e della Germania, Terre
unite da questa antichissima tradizione.
Accedo
alla città dal Malser Tor—Porta Malles,
la più settentrionale delle tre che ne permettono l’accesso, insieme al Schludernser Tor—Porta Sluderno
e al Tauferer Tor—PortaTubre.
2.
Malser Tor—Porta Malles, una delle
tre Porte che introducono a Glurns-Glorenza
Appare
assonnato il centro medievale, nonostante sia ormai mezzogiorno
passato, e penso che questo mi offrirà la giusta quiete per
osservare non solo le merci esposte, ma anche per godere di una
visione d’insieme del borgo, che avevo visitato in estate, più di
dieci anni fa. Un’insegna in ferro battuto, che apprezzo sempre
molto, cattura la mia attenzione: è quella del Gasthof
Zur Post—Locanda alla Posta,
accompagnata dalla scritta gotica che spicca sull’edificio.
3. Scorci
di Glurns-Glorenza
4. Frauenkirche
— Chiesa di Nostra Signora,
illuminata da una torcia stilizzata, una delle tante che rischiarano
l'oscurità cittadina.
Avvicinandomi
alla chiesa centrale di Frauenkirche—Nostra
Signora, comincio a intravedere qualche turista, e da lì Glurns—Glorenza si
svela in tutta la sua accogliente bellezza. È nella
Stadtplatz—Piazza Città che si erge l’abete, pronto a
illuminarsi nel pomeriggio.
5. Verso
la Stadtplatz—Piazza Città
6. Visioni
dalla Stadtplatz—Piazza Città con
l’abete
7. Meridiane
risaltano sui bianchi muri di abitazioni medievali
8.Dalla
Stadtplatz—Piazza Città, con
lo sguardo verso la Frauenkirche—Chiesa
di Nostra Signora
9.Il
Boutiquehotel Belvenu, costruito in un
antico ex- monastero di epoca gotica, affascina con le sue suggestive
alte mura candide.
10. Sempre
sulla Stadtplatz—Piazza Città un
grande ippocastano regala giochi di luce tra i suoi rami
Da quel punto il mercatino si offre ai
visitatori con un carattere unico, mettendo subito in evidenza
produzioni esclusivamente locali: dalla gastronomia ai prodotti in
lana, soprattutto cotta, passando per articoli in ceramica,
composizioni floreali, porta candele artigianali intagliati nella
betulla, oggetti scolpiti in legno e, naturalmente, presepi.
11. Tra
le produzioni artigianali in lana, fiore all’occhiello di questa
Provincia, uno "scaldabottiglia" in lana è davvero una
sorpresa
12. L’intaglio
del legno, tradizionalmente caratterizzato da linee classiche, si
rinnova con rappresentazioni stilizzate ed essenziali, come questi
angeli
13. 14.15.La
lana cotta, fiore all’occhiello dell’artigianato alpino, si
trasforma in opere di creatività: dalle tradizionali e calde
pantofole in feltro a cappelli, guanti e adorabili topini che
sbirciano dai loro cesti
16. Un
tavolino rotondo e una sedia, posti ai lati di un banchetto e vestiti
con un drappo impreziosito da rami sulla sedia, creano un espositore
originale per liquori e prelibatezze
Non
mancano nemmeno le eccellenze casearie a base di latte di capra e le
specialità realizzate con la Pera Pala (nota
localmente come Palabira, nel dialetto tirolese), un’antichissima varietà
autoctona con cui si producono succhi, marmellate e persino un pane
unico nel suo genere. Proprio quest’ultimo sarà uno dei souvenir
che porterò con me da questa giornata, insieme, ovviamente, al succo
e alla marmellata, conoscendo e apprezzando da tempo questo
straordinario frutto.
Al
centro della piazza, un chiosco offre panini tipici con salsicce e
würstel, ma due aspetti attirano subito la mia attenzione: la grande
griglia centrale, completa di braciere per la cottura, che richiama
con forza tempi medievali, e i contenitori per le salse. Questi
ultimi, appesi all’esterno della struttura e riempiti di maionese,
ketchup e senape, sono in realtà bottiglie per l’allattamento dei
vitelli, dotate di tettarelle, che trasformandosi in modo simpatico e
originale, divengono dosatori della salsa scelta dall’affamato
avventore.
17. Come
in un dipinto medievale, il calderone sul braciere e la cornice che
lo racchiude trasportano chi guarda in un tempo leggendario
18. Non
si può fare a meno di sorridere davanti all’originale scelta delle
bottiglie per l’allattamento dei vitelli, con tanto di tettarella
da strizzare per condire il proprio panino.
Con
il freddo e la stanchezza del viaggio che si fanno sentire, scelgo di
pranzare in un locale affacciato sulla piazza, attratta, a primo
acchito, dalla merlatura della facciata, che in qualche modo richiama
quella di un castello. Parlo del Gastof zum Grüner Baum—Locanda
all’Albero Verde, un rinomato locale storico, ospitato al primo
piano di un edificio a tre piani che funge anche da hotel. Salendo la
scala, non posso fare a meno di sorridere fra me e me: le volte a
botte, con la loro eleganza antica, hanno un fascino capace
di incantarmi.
19. Gasthof
zum Grüner Baum, la tradizionale Locanda
all’Albero Verde
Le
tre sale da pranzo della Locanda,
utilizzate al mattino per la colazione degli ospiti, offrono
un’atmosfera accogliente e curata. Ogni ambiente, rivestito in
legno, combina stili che alternano un carattere ora più antico, ora
più moderno. In due di queste sale, il cuore del calore è
rappresentato da stufe tradizionali: una Kachelofen,
l’elegante stufa in maiolica, e una Bauernofen,
l’essenziale e robusta stufa contadina. Dopo un ottimo pasto, mi
affaccio dal balcone che dà sulla piazza, regalando una vista
privilegiata sul mercatino, ancora tranquillo e poco affollato. Ora
che ho trovato ristoro e calore, mi sento pronta per riprendere il
mio giro e immergermi nell'atmosfera, che con il calare della luce
diventa più intensa.
Il
mercatino si snoda non solo nella piazza principale, ma anche lungo
la Laubengasse—Via
dei Portici,
una strada dall’architettura unica, caratterizzata da porticati
bassi e irregolari, punteggiati da attività artigianali. Per
l’occasione, alcune di queste spostano i loro prodotti su
banchetti, trasformando ogni angolo degli asimmetrici portici in uno
spazio espositivo. Alcune arcate, dotate di muretti, diventano esse
stesse banchi improvvisati, che ne esaltano l’artigianalità e
creano un’atmosfera autentica. Bancarelle si trovano anche nei
dintorni della Porta
Taufers—Tubre,
e in Sankt
Pankratius Gasse—Via San Pancrazio,
dove altri espositori si distribuiscono lungo la via.
20.21.22.
Tra le arcate degli antichi porticati del Laubengasse — Via dei
Portici, questa attività ha creato una suggestiva esposizione
esterna
Fra
tutte, mi colpisce un cartello scritto a mano che recita:
Waldweihrauch
Räucherwerk vom Berg
— Incenso
del bosco, prodotti per fumigazioni dalla montagna. Il
banco è semplice, forse il più essenziale di tutti, con pochissimi
articoli: erbe per fumigazione e pezzi di lana cotta. La venditrice, impegnata con alcuni acquirenti, mi induce quindi a
passare più tardi. Intanto, continuo il mio giro, soffermandomi
anche su banchi già visitati per cogliere dettagli che, magari,
prima mi erano sfuggiti.
23.
Il cartello che promuove gli incensi di montagna per le Rauchnächtenon poteva passare inosservato
E
poi un banco, però, suscita la mia attenzione più di altri: espone
collane e monili molto particolari, realizzati in marmo di Laas—Lasa.
Il marmo per me, confesso, non è mai stato
un materiale affascinante. L’ho sempre percepito come freddo,
distante, quasi ostile. Le sue venature e varianti cromatiche così
amate da molti, non hanno mai incontrato i miei gusti, se non nelle
sculture d’arte. Non l’ho mai apprezzato né nelle pavimentazioni
di casa, né come materiale per lapidi.
24.
Amo come questa Terra sappia coniugare arte e natura. Il marmo di
Laas diventa gioiello, un regalo prezioso da accompagnare con un
dolce o una marmellata di albicocche di montagna, fiore all’occhiello
della Vinschgau — Val Venosta
Tuttavia,
tutto è cambiato quando ho scoperto il marmo di Laas,
una pietra di un bianco purissimo, con una concentrazione di
carbonato di calcio pari al 99%. Estratto da cave situate a 1.500
metri sul livello del mare, nel cuore delle montagne, è considerato
uno dei marmi più belli e pregiati al mondo.
Questo
marmo non è solo materia, ma un’emozione visiva. Il suo candore
immacolato evoca in me l’immagine della neve fresca, l’essenzialità
di un bianco osseo e, soprattutto, le leggende alpine che riportano
alla figura della Bianca Signora del
Tempo, la Donna
di Veggenza, eco di antiche storie
alpine, tramandata attraverso vari nomi, come Willeweiß
o Wilwiss
che permea l’immaginario di chi vive fra queste montagne.
In
quel momento, di fronte a quei monili, mi rendo conto che la mia idea
del marmo è cambiata. Non è più solo un materiale. È una storia.
È un simbolo. E in questo bianco perfetto, trovo un riflesso della
purezza e della forza delle Alpi che lo custodiscono.
Il
mercatino di Glurns—Glorenza non è solo un insieme di espositori,
ma un luogo dove anche la musica ha un ruolo fondamentale. A dare il
via ai contributi musicali sono stati due ragazzini — probabilmente
fratello e sorella — che si sono esibiti su un palco posto sotto un
grande ippocastano. Questa prima performance ha introdotto con
semplicità e autenticità il ricco programma musicale, che ha
contribuito a rendere il mercatino ancora più particolare.
A
seguire, si sono esibiti due gruppi di strumenti a fiato, sebbene in
punti opposti della città ed in ore diverse. Il primo, il Quintett
„Gebläse“ aus Nauders (A) — Quintetto "Gebläse" di
Nauders (A), ha
iniziato con un brano strumentale, proseguendo poi con la versione
cantata e a cappella.
Il
secondo gruppo: „Eppan Blech“— i "Suonatori di Trombe di
Appiano", invece, ha incantato gli avventori radunati, a
pomeriggio inoltrato, intorno a un banco che offriva Glühwein —
vin brulé — e dove anch’io mi trovavo.
In quell’occasione, però, ho
preferito un ApfelGlümix — brulé analcolico a base di mela
— che ho gustato accanto a una delle tante stufe a legna sparse per
il mercato. Era servito in tazze, ovviamente in vendita, e la mia, di
un bel verde bosco intenso, l’ho acquistata per portare con me un
prezioso ricordo di questa esperienza. Anche adesso, mentre scrivo e
sorseggio una tisana, mi accompagna con la memoria a quei momenti.
25. Il fumante ApfelGlümix, un brulé analcolico a base di mela, ha
riscaldato il mio pomeriggio, sorseggiato accanto al fuoco che
ravvivava gli avventori
Era
curioso osservare l’addetto che, munito di carriola piena di
ciocchi, si spostava con precisione e cura da una stufa all’altra
per alimentare i focolari accesi affinché non si spegnessero e
potessero, così, riscaldare coloro che vi si avvicinavano. Il suo
lavoro, apparentemente semplice, contribuiva a mantenere vivi i punti
di calore, anima calda dell’atmosfera del mercatino.
Non
da meno, e suggestivi alla vista quanto affascinanti da ascoltare,
sono stati „Alphornbläser Gargazon“ — i Suonatori di "Alphorn"
(corno delle Alpi) di Gargazzone. Al termine delle loro
esibizioni, è stato sorprendente vederli muoversi con disinvoltura
tra i banchi, portando i lunghi strumenti in spalla con una
leggerezza inaspettata.
I
musicanti, hanno contribuito, davvero, a creare
un’atmosfera unica e indimenticabile.
È
ormai tempo di ritornare al banchetto che vendeva erbe da fumigazione
per le Raunächte.
Finalmente, ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con la
venditrice, Sandra, una tedesca che ha scelto di vivere fra le
montagne della Vinschgau—Val Venosta e con la quale ho avuto una
piacevole conversazione sulla pratica della fumigazione nelle "Notti
fumose".
Incensieri, braci, resine, erbe e demoni sono stati al centro del nostro
dialogo.
Uno
scambio gradevole e intenso, al calare della sera, che mi ha lasciato
un piccolo bagaglio di saperi e conoscenze, sul quale ho riflettuto
per gran parte del tempo del ritorno.
Glorenza,
anche quest’anno, con il suo mercatino, si è confermata la cornice
perfetta per gli artigiani e i produttori della Valle. Mentre mi
lasciavo le sue luci alle spalle, uscendo dalla stessa Porta da cui
ero entrata, mi sono resa conto che il mio era solo un semplice
"arrivederci".
Immagini
*
Tratte
dall'archivio personale
Sitografia
*cfr. La Willeweiß, l'Antica Signora delle Profezie delle Montagne
(Schlern—Rosengarten/Sciliar—Catinaccio, BZ)