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sabato 24 gennaio 2026

Dieci anni di cammino: Il Blog di Lujanta si abbiglia di nuovo

 


Era più o meno a quest’ora, il 24 gennaio 2016, che Il Blog di Lujanta mosse i primi passi.
Un tempo lungo, fatto di riflessioni, studio, ricerca, scrittura, immagini, viaggi e dialoghi, che non avrei mai immaginato così costanti e partecipati.

Questo Blog è nato in un periodo particolarmente difficile della mia Vita e, prima ancora di diventare uno spazio di condivisione, ha accompagnato me stessa. È cresciuto insieme a me, seguendo un cammino fatto di trasformazioni, approfondimenti e scelte sempre più consapevoli.

Con il tempo, però, è diventato evidente che non aveva più bisogno soltanto di un rinnovamento e riorganizzazione dei contenuti, ma di una sede più adeguata, capace di contenere, tutelare e valorizzare un lavoro cresciuto molto più di quanto la piattaforma originaria potesse sostenere.

Blogspot è stato uno spazio idoneo, anche se con molte limitazioni, per tutti questi anni. Oggi, però, il numero degli articoli, la quantità di foto, le continue difficoltà legate alla gestione dell’HTML e l’impossibilità di lavorare sull'aspetto della pagina con la cura e la precisione che desidero mi hanno portata a scegliere una soluzione diversa, più solida e rispettosa del percorso intrapreso.

Da questo momento, i nuovi articoli saranno pubblicati esclusivamente sul nuovo sito.
Qui continuerò a inserire un rimando per ognuno dei vecchi testi, così da rendere il passaggio il più chiaro possibile, mentre la migrazione dei contenuti avverrà gradualmente: richiederà tempo, attenzione e pazienza. Anche una volta completato lo spostamento di tutto il materiale, questo luogo rimarrà attivo per alcuni mesi.

Sono consapevole che esistono soluzioni che permetterebbero di importare tutti gli scritti in modo rapido e unitario. Ho scelto però di non percorrere questa strada, preferendo rivedere con riguardo, insieme alle immagini, ognuno di essi prima del loro trasferimento. È un lavoro che richiederà il tempo necessario, ma che considero parte integrante del processo di crescita e tutela del Blog.

Man mano che gli articoli verranno trasferiti, e fino a cancellazione completa dall’attuale spazio, i brani presenti qui saranno sostituiti da un link che rimanderà al nuovo sito, così da permettere a chi legge di ritrovare facilmente tutti i contenuti senza perdersi nulla. Solo quando la migrazione sarà completata e tutto il materiale sarà stato esportato e ricollocato, questo Blog verrà definitivamente chiuso.

Alcuni testi non compariranno più come articoli singoli, perché entrati a far parte di sezioni dedicate che dieci anni fa, su questa piattaforma, non era possibile immaginare o costruire.

La scelta del dominio .eu non è casuale: rispecchia il respiro di interconnessione, confronto e lavoro comparato che, iniziato da tempo, continuerò a portare avanti anche attraverso i miei viaggi.

Sul nuovo sito non sarà possibile seguirmi come follower: ho scelto di non entrare nel terreno delle questioni legate alla privacy. Inserire il link tra i preferiti sarà il modo più semplice per ritrovarmi. Restano comunque attivi tutti i canali che nel tempo ho scelto e che continueranno a essere aggiornati.

Ringrazio profondamente tutte e tutti voi per il favore crescente, per le parole di apprezzamento e per l’interesse sincero che negli anni mi hanno accompagnata e sostenuta.
Spero di rincontrarvi anche nel nuovo spazio, con lo stesso spirito di attenzione, curiosità e rispetto che ha guidato fin qui questo cammino.

A commemorazione di questi dieci anni ho scelto di creare alcuni segnalibri da donare, che saranno inviati a mie spese, come gesto di gratitudine, a chi ne farà richiesta tramite messaggio privato, utilizzando una delle modalità indicate nella sezione Contatti del sito che mi accoglierà d'ora in avanti. Un segno che accompagnerà questa nuova casa, dedicato alle mie lettrici e ai miei lettori, affinché, aprendo un libro, possano ritrovare il mio ricordo e la mia riconoscenza.

Ho voluto realizzarli su carta kraft, ruvida e non patinata, perché sono segnalibri legati alla montagna: portano l’immagine del Sass d’la Porta, la montagna di Lujanta, che accompagnerà il nuovo sito nel tempo attraverso una restituzione antica e screziata. Il logo riprende la forma del cerchio, con tutte le sue implicazioni simboliche; il triangolo con la punta rivolta verso il basso richiama il Sacro Femminino che mi guida, mentre la L gotica di Lujanta poggia su una falce lunare sormontata da un sole, entrambi a evocare i Culti luni-solari dell’Antica Europa.

Questo testo resterà come ultimo articolo pubblicato su questo Blog, a spiegazione del passaggio in corso.


Il viaggio prosegue su
ilblogdilujanta.eu



martedì 30 dicembre 2025

La Truta e la Zucca (Monti Lessini, Veronese, Veneto)

 



Nella Tradizione cimbra la Truta è una Vampira, una Strega dotata della capacità di trasformarsi soprattutto in calabrone o in lucertola. In queste forme si annida nella bocca delle persone, per poi uscirne all’improvviso, quando meno se lo aspettano. La Truta è inoltre in grado di assumere le dimensioni di una bambola o di una bambina, rimpicciolendosi sempre di più, fino a passare attraverso il foro di una serratura, oppure calarsi da un camino o ancora introdursi da una finestra.

Succhia sangue indistintamente da uomini e animali, oltre a provocare incubi terribili, sedendosi sul ventre del malcapitato di turno per opprimerlo, mentre lei si compiace nel vedere la sofferenza che infligge. Tuttavia, gira voce che una donna possa essere vampira senza averne consapevolezza. Vi è un solo modo per tenerla a bada: imporle di succhiare un chiodo!

Derio, abitante di Pesarola, una località nei pressi di Giazza, era da tempo perseguitato dalla Truta. Non riusciva a capire come liberarsi di quella presenza angosciante che gli negava ogni notte un sonno sereno. Lei, la Truta traeva un piacere sottile dalle sue incursioni notturne: era opprimente e, succhiando sangue qua e là, lo svuotava lentamente di ogni energia, così che al mattino Derio si alzava sempre più stanco e disperato.

Andò da sua nonna Derio a chiedere aiuto. La donna si soffermò un attimo a pensare poi disse al nipote: «Prendi delle rose canine, più ne avrai meglio sarà; posizionale sotto al letto e poi dormi tranquillamente. Tengono lontane sia le Trute che le Smare che anche loro causano incubi.»

Derio trascorse il resto della giornata a raccogliere tralci di rose canine. Giunta la sera, si chinò per sistemarli per bene sotto il letto, mentre per la stanza si diffondeva un intenso odore, e soprattutto ignaro che, fuori dalla finestra, la Truta stesse osservando il suo fare, abbastanza disturbata dalla situazione. Come avrebbe potuto divertirsi quella sera? No, doveva escogitare qualcosa per non rinunciare alla sua dose di “oppressione e sangue”.

Arrivò la mezzanotte e la Truta, dall’esterno, spalancò la finestra per arieggiare la camera, Derio si alzò improvvisamente dal letto, si affrettò a chiudere le imposte affinché non si perdesse il profumo e tornò a sdraiarsi. Ma la stessa scena andò avanti tutta la notte, perché la Truta non era certo soddisfatta di non aver potuto stare seduta a cavalcioni di Derio e quindi aveva solo voglia di fargli dispetto!

Al mattino Derio si alzò ancor più stremato, dopo una notte completamente insonne, e tornò dalla nonna a chiederle una nuova e più efficace soluzione, poiché la prima non era stata di aiuto. La donna diventò meditabonda ed esordì: «Prendi una zucca, ma non una qualsiasi: una di quelle fatte a bottiglia. Deve, soprattutto, essere vuota; poi tappala nella parte superiore, vedrai che la Truta si gonfierà sino a che non sarai tu a togliere il tappo.»

Derio ascoltò ancora una volta i consigli della nonna e, pur nutrendo dubbi sull’efficacia del rimedio, seguì con scrupolo tutte le indicazioni dell’anziana.

La Truta, nella propria dimora e ignara di ciò che stava accadendo, quella sera iniziò a sentirsi gonfia, tanto che decise di non andare ad opprimere Derio. Passarono i giorni e poi una settimana, la Truta, ogni sera, si spingeva fin sotto casa dell’uomo, ma era troppo pesante per andare a vampirizzarlo. Una sera, proprio sotto la finestra aperta della camera da letto dell’uomo, udì delle risa, erano quelle di Derio e della nonna, che si rallegravano del fatto che la Truta non si fosse più fatta vedere e che il rimedio della zucca avesse funzionato.

Attese che la nonna si allontanasse; la Vampira entrò quindi in casa, scongiurando Derio di aprire la zucca-bottiglia poiché in quella condizione non riusciva più a resistere. In cambio si impegnò a non opprimerlo né a succhiargli il sangue mai più durante la notte.

Derio, uomo di buon cuore, si affrettò a recuperare la zucca che aveva nascosta nel sottoscala e la stappò, senza immaginare che la Truta, come una forza fuori controllo, avrebbe cominciato a rimbalzare contro i muri, la credenza e le suppellettili, seminando un caos indescrivibile nella casa.

Quando si sfiatò del tutto, si afflosciò a terra, ma Derio la tirò su per la collottola, andò a prendere scopa e secchio e le intimò di pulire tutto: «mi hai rovinato il sonno per lungo tempo, causandomi incubi terribili; d’ora in avanti sarò io il tuo incubo! Pulisci e ripara tutto, altrimenti tappo nuovamente la zucca.»

La Truta non poté che ubbidire, terrorizzata all’idea di gonfiarsi nuovamente come una palla.

Si racconta che, in quella casa, la Truta sia tuttora intenta a lavare e a rimettere a nuovo l’abitazione.



Note

Dal dispositivo condiviso ad una differente soluzione narrativa

La leggenda accenna inizialmente a un rimedio ben attestato nella Tradizione cimbra: l’obbligo imposto alla Truta di succhiare un chiodo, pratica presente anche nella leggenda di Luserna La Vampira. Questo riferimento colloca il narrato all’interno di un orizzonte tradizionale riconoscibile, richiamando un dispositivo apotropaico ampiamente condiviso.

Tuttavia, nel corso del racconto, la narrazione non sviluppa questo rimedio fino alla sua risoluzione, ma ne introduce progressivamente uno diverso, la zucca-bottiglia, che diventa il fulcro dell'esito finale. Questo slittamento non va inteso come una contraddizione, bensì come una scelta strutturale e simbolica: lo strumento apotropaico del chiodo stabilisce il contesto tradizionale di riferimento e, in questo specifico caso, la zucca-bottiglia consente di articolare una soluzione più complessa, fondata non sulla semplice contenzione dell’Entità, ma anche sul ribaltamento del rapporto di potere.

La leggenda mostra così come, all’interno delle Tradizioni orali, possano coesistere elementi condivisi e varianti locali, e come la narrazione privilegi talvolta un dispositivo più adatto a sviluppare il tema centrale del racconto. In questo caso, la zucca-bottiglia non sostituisce il chiodo perché inefficace, ma viene scelta come soluzione narrativa più idonea alle esigenze simboliche della leggenda.

La nonna come depositaria del Sapere

La figura della nonna svolge il ruolo di mediatrice del Sapere Tradizionale, una funzione che ricorre anche nella leggenda de La Vendetta del Premevenco. In entrambi i casi, l’anziana non agisce direttamente, ma indica rimedi fondati su una Conoscenza Antica, trasmessa per via orale.
Il suo sapere non è improvvisato, ma procede per tentativi, adattandosi di volta in volta alla situazione concreta, secondo una logica pratica e sperimentale tipica delle Tradizioni popolari.

Rosa canina e Zucca-bottiglia: dal proteggere il sonno a contenere l’Oppressione

I tralci di rosa canina, attraverso la presenza combinata di spine e profumo intenso, svolgono una funzione apotropaica. Lo spazio sotto il letto rappresenta, al pari di una finestra o di un foro, non soltanto un punto di passaggio fisico, ma un vero e proprio luogo di transito liminale, tradizionalmente percepito come vulnerabile. Per questo motivo, tali varchi sono spesso protetti da pratiche e dispositivi apotropaici.

In questa leggenda tale funzione è affidata alle rose canine. La rosa canina, pianta selvatica e considerata la rosa antica per eccellenza, cresce prevalentemente nei boschi e nel sottobosco, in prossimità dei margini e delle soglie naturali. Da sempre associata a un’azione stregonica di protezione, assume qui un preciso valore simbolico: il profumo intenso agisce come elemento di disturbo, mentre le spine, grandi e leggermente arcuate, esercitano una funzione respingente.

Tuttavia, questa protezione non si rivela sufficiente. Diventa quindi necessario ricorrere a un elemento che non abbia soltanto una funzione difensiva, ma anche riequilibratrice del rapporto tra la Truta e Derio. Questo ruolo è svolto da un dispositivo che, in questa variante del racconto, è rappresentato dalla zucca, ma non da una zucca qualsiasi: una zucca-bottiglia.

In altre leggende, dove più genericamente viene proposto l’uso di una bottiglia per contenere il disturbo e l’oppressione della Truta, questo elemento simbolico risulta già attenuato o perduto. Proprio la presenza della zucca-bottiglia, invece, conferisce a questo narrato un carattere di maggiore autenticità, collocandolo tra le versioni più complete e significative della panoramica qui proposta.

La Zucca-bottiglia come contenitore rituale ed il gonfiarsi come segno di perdita di controllo

La zucca-bottiglia, scelta rigorosamente svuotata del suo contenuto e tappata, assume la funzione di contenitore rituale. Non distrugge la Truta, ma ne raccoglie e trattiene l’eccesso disturbante. La zucca diventa così uno strumento di inversione del gesto vampirico. Il gonfiarsi dell’Entità rappresenta, invece, la perdita della capacità mutaforma di controllo del corpo e, quindi, del potere predatorio, privandola della possibilità di scaricare la propria violenza sulla vittima.

Ribaltamento dei ruoli e controllo del potere

Il momento in cui Derio minaccia la Truta segna un netto ribaltamento del rapporto di potere. L’oppressore diventa oppresso, e la vittima assume il controllo. Questo rovesciamento non porta alla distruzione della Truta, ma alla sua sottomissione e reintegrazione forzata in uno spazio domestico ordinato.

Pulizia domestica: riparazione dello spazio e ricomposizione forzata dell’ordine

L’obbligo imposto alla Truta di pulire e sistemare la casa assume un valore essenzialmente riparativo. Non si tratta soltanto di ristabilire l’ordine di un ambiente materiale, ma di sanare una frattura simbolica prodotta dalle incursioni notturne dell’Entità. La casa, nella Tradizione, non è uno spazio neutro: è il luogo della protezione, del riposo e dell’integrità del corpo e della famiglia. La sua violazione rappresenta una rottura dell’equilibrio tra interno ed esterno, tra spazio umano e ciò che lo ha perturbato.

Costringere l’Entità a rimettere in ordine ciò che ha distrutto non implica alcuna forma di riconoscimento morale o di colpa, categorie che le sono estranee. Il lavoro imposto serve a togliere forza a ciò che aveva generato il caos, obbligando l’Entità a fare l’opposto di ciò che faceva prima. La Truta non ripara per consapevolezza, ma per obbligo, privata del potere predatorio che le consentiva di agire liberamente.

Il gesto assume così il valore di un ristabilimento forzato dell’ordine: l’Entità, ormai contenuta e subordinata, viene vincolata allo spazio domestico in una funzione opposta a quella originaria. La casa viene restaurata non solo nella sua forma, ma nel suo significato simbolico, tornando a essere luogo abitabile e protetto. Il ribaltamento finale è completo: ciò che produceva caos viene costretto a mantenerlo sotto controllo, e l’oppressione si trasforma in servizio imposto.






Immagine

* Generata con l’A.I.

Bibliografia

* Martello Paola, Sette Volte Bosco Sette Volte Prato, Centro Documentazione Luserna—Trento Istituto Cimbro Luserna— Trento; Istituto di Cultura Cimbra Roana — Vicenza Curatorium Cimbricum Veronese—Verona, Editrice Veneta 2014

Sitografia

* Cfr. La Vampira (Luserna e Sette Comuni, Trentino-Alpe Cimbra e Veneto)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-vampira-luserna-e-sette-comuni.html

* Cfr. La Vendetta del Premevenco (Cadore, Comelico e Bellunese, Veneto)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-vendetta-del-premevenco-cadore.html

* Cfr. Il Pesarol (Bassa Legnaghese, Veronese, Veneto)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/il-pesarol-bassa-legnaghese-veneto.html

* Cfr. La Trude catturata (Dolomiti, Trentino-Alto Adige)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trude-catturata-dolomiti-trentino.html

* Cfr. La Tròta e i Neonati (Val dei Mocheni-Bersntol, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trota-e-i-neonati-val-dei-mocheni.html

* Cfr. La Trud e il Fabbro

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trud-e-il-fabbro-val-di-fassa.html

* Cfr. La Tròta (Val di Fiemme, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trota-val-di-fiemme-trentino.html

* Cfr. Malvina, la Donna che conosceva la Morte (Val di Fassa, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/malvina-la-donna-che-conosceva-la-morte.html

* Cfr. La Smara e i molti nomi della Trude: un'analisi del Tormento Notturno tra le Alpi e alcune aree orientali d'Italia.

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-smara-e-i-molti-nomi-della-trude.html

* Cfr. Frau Drude-Trude

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/frau-drude-trude.html

* Cfr. L'Alp

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/l-alp.html




domenica 28 dicembre 2025

La Vampira (Luserna e Sette Comuni, Trentino-Alpe Cimbra e Veneto)

 


Una sera come tante, una giovane coppia di sposi si mise a letto. Appena calato il silenzio e spento ogni lume, un fruscio improvviso ruppe la quiete: qualcosa si muoveva nell’oscurità. Dopo pochi istanti, l’uomo si irrigidì, paralizzato, incapace perfino di proferire parola. Dalle sue labbra uscivano solo suoni soffocati, simili a un lamento.

La moglie, spaventata e confusa da quella reazione, lo scosse con forza. Solo allora lui riuscì a parlare. Le raccontò che, nel momento esatto in cui avevano avvertito quella strana presenza nella stanza, aveva sentito un peso invisibile piombargli addosso, come se qualcosa cercasse di soffocarlo.
E fu proprio in quell’istante, quando lei lo scosse, che quella presenza si allontanò di colpo.

Il giorno seguente, la giovane coppia si confidò con la madre dello sposo. La donna, udito il racconto, si mise a ridere e disse loro, con tono quasi divertito, che a visitarli era stata la Vampira. I due tornarono a casa per nulla rassicurati dalle parole della donna ma, almeno, da quel momento sapevano chi fosse a turbare il loro sonno. Quella stessa notte, l’oscura Presenza tornò a colpire il marito, e così accadde anche nei giorni successivi. L’uomo si sentiva sempre più debole, poiché la Vampira, ogni notte, gli succhiava il sangue, svuotandolo a poco a poco di ogni energia. Esasperato, fu colto da un’idea improvvisa.

Una notte, decise di attendere. Mentre la moglie era già a letto, lui rimase appostato accanto alla porta della camera da letto, stringendo tra le mani una cavezza da cavallo. Poco dopo, sentì l'Entità salire le scale. Appena la vide entrare, le infilò la cavezza sulla testa e all’istante quella si tramutò in un cavallo. A quel punto, lo sposo corse dal fabbro del paese, supplicandolo di seguirlo a casa per ferrare l’animale. Durante il tragitto, gli raccontò l’intera vicenda. Il fabbro, ancora mezzo assonnato, ascoltò in silenzio, sbigottito. Una volta giunto nella stanza, senza indugio ferrò la bestia, poi fece ritorno alla sua dimora.

Ma non appena rientrò a casa, trovò la moglie — la Vampira — distesa a letto, che urlava per i dolori lancinanti. Quando il fabbro aveva ferrato il cavallo, in effetti, aveva conficcato i chiodi proprio nelle sue mani e nei suoi piedi.

Preso da un sentimento misto di angoscia e sgomento, il fabbro corse a casa della coppia, spiegò tutta la situazione e chiese il permesso di rimuovere i chiodi che aveva appena messo al cavallo, altrimenti la donna sarebbe morta di dolore. Promise infine che non si sarebbero più verificate aggressioni e che avrebbe proibito alla moglie di nutrirsi ancora del sangue della sua vittima.

Così il fabbro tornò a casa e rimosse i chiodi dalle mani e dai piedi della donna, alla quale vietò, da quel momento in poi, qualsiasi forma di aggressione. Piantò quindi un chiodo nel muro e le intimò che, ogni volta in cui avesse sentito il desiderio di succhiare il sangue di qualcuno, avrebbe dovuto succhiare quel chiodo. La Vampira non poté fare altro che accettare e, da quel giorno, non entrò mai più nelle case a cercare vittime.



Note

Il chiodo

In questa versione cimbra, il Tormento Notturno assume i tratti della Vampira, figura già incontrata nella leggenda mochena, dove si manifesta in relazione ai neonati. Emergono tratti simbolici interessanti, in particolare legati al ruolo dei chiodi, che in questo contesto trascendono la loro semplice funzione narrativa.

Il chiodo, infatti, serve a placare la Vampira: la Strega, in virtù del patto stipulato con il marito—fabbro, è obbligata a rivolgere i propri impulsi predatori verso questo oggetto, che funge da sostituto simbolico delle sue vittime. In ambito folklorico, il chiodo assume così il valore di limite e confine tra la natura stregonica e quella umana della donna, tra ciò che è lecito e ciò che non lo è.
I chiodi, da sempre, rappresentano ciò che blocca, sigilla, vincola: strumenti capaci di fermare un maleficio, contenere una forza o imprigionare uno spirito. Il gesto di piantare un chiodo nel muro richiama pratiche rituali apotropaiche e di legatura magica, finalizzate a contenere o esorcizzare entità malefiche.

Il fabbro

Interessante anche il ruolo del fabbro, che abbiamo già visto in altre leggende, come in quella fassana “La Trud e il Fabbro”, dove, se in quel caso si limitava a “consegnare scorie”, qui assume un ruolo coerente con l’archetipo tradizionale di “colui che forgia e domina il Ferro attraverso il Fuoco”. In questa storia, egli è non solo il marito della Vampira, ma anche l’unico in grado di riconoscere e contenerne la natura. Si riafferma così la sua funzione di mediatore tra il Mondo Naturale e quello Soprannaturale, capace di agire su entrambi i piani. Il fabbro non combatte la Vampira con la violenza, ma attraverso un gesto rituale e simbolico, che lo rende artefice di un equilibrio tra l'umano e il demoniaco.





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* Generata con l'A.I.

Bibliografia

* Coltro Dino, Leggende e racconti popolari del Veneto, Newton Compton Edizioni 1982

Sitografia

* Cfr. La Vendetta del Premevenco (Cadore, Comelico e Bellunese, Veneto)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-vendetta-del-premevenco-cadore.html

* Cfr. Il Pesarol (Bassa Legnaghese, Veronese, Veneto)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/il-pesarol-bassa-legnaghese-veneto.html

* Cfr. La Trude catturata (Dolomiti, Trentino-Alto Adige)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trude-catturata-dolomiti-trentino.html

* Cfr. La Tròta e i Neonati (Val dei Mocheni-Bersntol, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trota-e-i-neonati-val-dei-mocheni.html

* Cfr. La Trud e il Fabbro

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trud-e-il-fabbro-val-di-fassa.html

* Cfr. La Tròta (Val di Fiemme, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trota-val-di-fiemme-trentino.html

* Cfr. Malvina, la Donna che conosceva la Morte (Val di Fassa, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/malvina-la-donna-che-conosceva-la-morte.html

* Cfr. La Smara e i molti nomi della Trude: un'analisi del Tormento Notturno tra le Alpi e alcune aree orientali d'Italia.

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-smara-e-i-molti-nomi-della-trude.html

* Cfr.Frau Drude-Trude

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/frau-drude-trude.html

* Cfr. L'Alp

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/l-alp.html





La Vendetta del Premevenco (Cadore, Comelico e Bellunese, Veneto)

 



Mentre fuori le voci del vento si insinuavano tra le assi della casa e le ombre della sera sembravano custodire antichi segreti, una coppia di contadini si apprestava ad andare a letto. La loro casa, modesta ma ordinata, si trovava al margine del borgo, poco distante dal limitare del bosco.

Da qualche tempo, la donna avvertiva nel buio una presenza inquietante in camera da letto. Non rumori forti, non apparizioni o movimenti tangibili: solo un senso opprimente, quasi un gelo che la sfiorava durante la notte, una pressione sul petto, come se qualcosa — o qualcuno — le si sedesse addosso mentre dormiva. Spesso si svegliava ansimando, il cuore in gola, le mani sudate e gli occhi sgranati nel buio.
Una notte, però, decise di attendere quella Presenza. Lasciò il lume acceso sul comodino. Ben presto, intorno a quella luce fioca, apparve un’ape dal nulla che iniziò a ronzare sempre più forte, ipnotizzandola quasi; poco dopo, tornò quel senso di oppressione che non le permetteva di riposare. Un misto di terrore e impotenza.

Il marito, uomo di poche parole, tentava di minimizzare quelle paure. «È solo stanchezza» diceva. «Sono i sogni che ti confondono.» E tornava a dormire, ignaro o forse semplicemente restio a dare ascolto a ciò che non si vede.

Ma la donna non era convinta. Le notti si facevano sempre più angoscianti. Fu così che decise di chiedere consiglio a una vecchia del villaggio, nota per la sua conoscenza delle cose di un tempo, quelle che si tramandano come saperi taciuti. Le raccontò per filo e per segno quello che aveva visto e provato, e la terribile sensazione di incapacità di reagire a quel ronzio che sembrava un richiamo irresistibile ed invece era l’inganno più subdolo per fare sì che la donna non opponesse reazione ai suoi attacchi.

La vecchia, dopo aver ascoltato in silenzio, le disse:
«Quello che ti visita è il
Premevenco. Uno Spirito notturno che schiaccia il petto e annebbia la mente, angosciandoti. Quando torna a trovarti, prendi un coltello che avrai fatto benedire. E colpiscilo, tagliandogli la testa.»

La donna seguì le istruzioni alla lettera. Fece benedire un coltello, lo nascose sotto al guanciale e attese, il cuore in subbuglio, il lume acceso sul comodino con la fiamma tremolante. Quando sentì l’ormai familiare gelo attraversare la stanza e udì il ronzio intorno al lume, si fece forza. Con un gesto rapido afferrò il coltello da sotto il cuscino e colpì... ma sbagliò. Invece di recidere la testa della Creatura, ne incise la coda. Poi si addormentò, convinta di essere finalmente libera di riposare.

Il silenzio tornò nella stanza, ma era un silenzio pesante, carico di presagi. Il Premevenco, infatti, furente per la ferita riportata, si accanì sulla donna con una violenza invisibile ma devastante. Lei lottava per respirare e il cuore, più che battere, martellava nel petto. Con un filo di voce riuscì a svegliare il marito:
«Aiutami... Lui è qui!»

L’uomo, ancora stordito dal sonno, percepì l’agitazione della moglie. Senza pensare, afferrò il fucile posto nei pressi della porta e scrutò nel buio. Vide un’ombra indistinta muoversi vicino al letto. E sparò.
Il colpo squarciò il silenzio. E, con esso, il cuore della donna.

Quando la luce dell’alba entrò dalla finestra, portando con sé il gelo delle mattine d’inverno, tutto era già compiuto. La moglie giaceva senza vita. L’uomo, paralizzato dall’orrore, fissava il corpo esanime, incapace di comprendere appieno quanto accaduto. 

Il Premevenco si era vendicato.



Note

Il coltello apotropaico dalle pratiche ancestrali alla benedizione cristiana

Nella leggenda si racconta che alla protagonista viene consigliato di far benedire un coltello e di utilizzarlo per tagliare la testa dell’ape, che rappresenta solo la forma iniziale con cui il Premevenco si manifesta. In questo dettaglio emergono chiaramente due livelli culturali sovrapposti: da una parte l’uso del coltello, oggetto apotropaico attestato fin dai tempi più antichi, spesso inciso con simboli sacri o protettivi e impiegato per scacciare spiriti o entità malevole; dall’altra la benedizione cristiana, che si innesta su un oggetto già dotato, nella tradizione precristiana, di un valore magico-protettivo.

In questo racconto assistiamo dunque alla stratificazione tra un simbolo protettivo arcaico — il coltello come arma rituale — e l’intervento cristiano, che ne “riattualizza” il potere attraverso la benedizione, integrando pratiche ancestrali in un nuovo sistema religioso pur mantenendone la funzione apotropaica originaria.            

Il gesto rituale: efficacia, errore e vendetta

In questo contesto, l’esito del racconto non deriva da un’inefficacia del rituale, bensì da un errore nella sua esecuzione. Nelle pratiche tradizionali, infatti, l’efficacia apotropaica non risiede unicamente nell’oggetto consacrato, ma nella corretta esecuzione del gesto rituale. Il colpo mancato non neutralizza il potere dello spirito, ma lo provoca, trasformando un atto di difesa in una causa di ulteriore violenza.

Ne consegue che la Tradizione non è indulgente: non basta compiere l’azione “giusta”, ma è necessario eseguirla esattamente nel modo prescritto. Questo percorso narrativo rappresenta un tratto fondamentale del pensiero rituale delle Culture orali e delle leggende di ammonimento, come quella qui riportata. La morte della protagonista non smentisce l’Antico Sapere, ma lo conferma pienamente.






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* Generata con l'A.I.

Bibliografia

* Coltro Dino, Gnomi, anguane, basilischi Esseri mitici e immaginari del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia, del Trentino e dell’Alto Adige, Cierre Edizioni 2012

Sitografia

* Cfr. Il Pesarol (Bassa Legnaghese, Veronese, Veneto)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/il-pesarol-bassa-legnaghese-veneto.html

* Cfr. La Trude catturata (Dolomiti, Trentino-Alto Adige)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trude-catturata-dolomiti-trentino.html

* Cfr. La Tròta e i Neonati (Val dei Mocheni-Bersntol, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trota-e-i-neonati-val-dei-mocheni.html

* Cfr. La Trud e il Fabbro

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trud-e-il-fabbro-val-di-fassa.html

* Cfr. La Tròta (Val di Fiemme, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trota-val-di-fiemme-trentino.html

* Cfr. Malvina, la Donna che conosceva la Morte (Val di Fassa, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/malvina-la-donna-che-conosceva-la-morte.html

* Cfr. La Smara e i molti nomi della Trude: un'analisi del Tormento Notturno tra le Alpi e alcune aree orientali d'Italia.

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-smara-e-i-molti-nomi-della-trude.html

* Cfr.Frau Drude-Trude

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/frau-drude-trude.html

* Cfr. L'Alp

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/l-alp.html




sabato 27 dicembre 2025

Il Pesarol (Bassa Legnaghese, Veronese, Veneto)

 



Un tempo, nelle case povere di montagna, impregnate di fumo e legno vecchio si dormiva come si poteva. I letti non erano che costruzioni improvvisate: quattro pali conficcati nel terreno per sollevare il giaciglio dall’umidità, qualche asse inchiodata alla bell’e meglio per formare una base, e sopra, un pagliericcio riempito di foglie secche che scricchiolavano a ogni movimento.

La notte entrava dalle fessure, insinuandosi con il suo freddo nelle ossa; e con la notte, a volte, arrivavano creature che nessuno avrebbe voluto incontrare. Fra tutte, la più temuta era il Pesarol, che giungeva mentre tutti dormivano. Impalpabile come fumo, entrava nel silenzio più assoluto, si sedeva sull’addome del dormiente e iniziava a premere, sino a diventare un macigno da cui il poveretto non riusciva a liberarsi. Così il respiro si faceva sempre più corto e la paura cresceva, sino a trasformarsi in angoscia, un terrore che diventava il suo nutrimento.

L’unico modo per allontanare il Pesarol era riuscire a svegliarsi e dargliele di santa ragione. La cosa diventava particolarmente difficile poiché chi ne cadeva vittima non era solo oppresso, veniva trascinato in un vuoto senza fondo, un abisso nero in cui corpo e mente precipitavano. La sensazione di cadere e quella di soffocare si univano in un incubo che paralizzava ogni volontà.

Una sera un pastore decise di attenderne l’arrivo, intenzionato a non tollerare più il suo comportamento. Si sistemò per non cedere alla stanchezza e non addormentarsi; il suo gregge era illuminato da una luna che lo rendeva un mucchio di ombre che sembravano pronte ad animarsi da un momento all’altro.

Era davvero difficile, con il passare delle ore, tenere gli occhi aperti, tanto che la spossatezza prese il sopravvento e lentamente gli occhi si chiusero. Era passata da poco la mezzanotte quando ebbe un sussulto che lo ridestò. Vide un berrettino rosso ondeggiare nel buio, che indicava l’arrivo dell'Entità. Rimase immobile attendendo che manifestasse le sue intenzioni e, non appena il Pesarol si posò sullo stomaco, il pastore gli sferrò un malrovescio così potente da scaraventarlo ai piedi del letto.
A quel punto lo cercò nel buio illuminato solo dalla luce lunare: cominciò a rovistare sotto le coperte, affinò l’udito per cogliere un qualche fruscio, segno di presenza, ma nulla, non udì nulla. Il
Pesarol era scomparso, inghiottito dalla stessa notte che lo aveva condotto all’abitazione dell’uomo. E da allora, si dice, non fece più ritorno in quella casa.



Note

Lo stato emotivo come nutrimento

Nella prospettiva folklorica della Tradizione alpina e, più in generale, nel folklore europeo, gli spiriti notturni non sono semplici agenti di disturbo, ma entità che interagiscono con il “campo vitale” dell’individuo. L’oppressione esercitata dal Pesarol, infatti, non è soltanto fisica: la Creatura si nutre dello stato emotivo provocato dalla sua stessa presenza. In questa visione, tipica dei sistemi demologici, la paura non è una reazione passiva del dormiente, ma una vera e propria energia di cui l’Entità si appropria, accrescendo la propria forza mentre quella della vittima si affievolisce. Tale modello interpretativo — diffuso, con varianti, nelle Tradizioni germaniche, slave e romanze — concepisce l’Incubo come uno scambio energetico inversamente proporzionale, in cui l’essere soprannaturale trae vigore dal turbamento umano, rendendosi progressivamente più pesante e più difficile da scacciare. In questo ambito specifico, si tratta di un elemento ricorrente anche nelle altre leggende prese in esame che, pur variando nei nomi attribuiti all’Incubo notturno, ne sottolineano sempre questo tratto peculiare, costantemente capace di incutere angoscia.

La scomparsa nella notte

Nella Tradizione alpina, la notte non è soltanto uno sfondo narrativo o un’ambientazione carica di mistero, ma un vero e proprio luogo simbolico da cui le entità soprannaturali emergono e nel quale fanno ritorno. La scomparsa del Pesarol dopo essere stato colpito — dissolto, inghiottito o riassorbito dall’oscurità — rientra in un modello ricorrente della narrativa orale montana e non equivale dunque a un semplice dissolversi nel nulla. In questo immaginario, la notte rappresenta al tempo stesso la matrice e il rifugio delle presenze ultraterrene: è da essa che provengono e ad essa ritornano. La formula narrativa del “ritorno alla notte” va quindi interpretata in un orizzonte più ampio, come il modo attraverso cui la Cultura alpina descrive la ricollocazione dello Spirito nel proprio ambito naturale, lo spazio simbolico che gli appartiene






Immagine

* Generata con l’A.I.

Bibliografia

* Coltro Dino, Leggende e racconti popolari del Veneto, Newton Compton Edizioni 1982

Sitografia

* Cfr. La Trude catturata (Dolomiti, Trentino-Alto Adige)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trude-catturata-dolomiti-trentino.html

* Cfr. La Tròta e i Neonati (Val dei Mocheni-Bersntol, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trota-e-i-neonati-val-dei-mocheni.html

* Cfr. La Trud e il Fabbro

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trud-e-il-fabbro-val-di-fassa.html

* Cfr. La Tròta (Val di Fiemme, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trota-val-di-fiemme-trentino.html

* Cfr. Malvina, la Donna che conosceva la Morte (Val di Fassa, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/malvina-la-donna-che-conosceva-la-morte.html

* Cfr. La Smara e i molti nomi della Trude: un'analisi del Tormento Notturno tra le Alpi e alcune aree orientali d'Italia.

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-smara-e-i-molti-nomi-della-trude.html

* Cfr.Frau Drude-Trude

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/frau-drude-trude.html

* Cfr. L'Alp

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/l-alp.html



La Trude catturata (Dolomiti, Trentino-Alto Adige)




Una leggenda racconta come, con ingegno e arguzia, un giovane riuscì a catturare la Trude. Fingendosi profondamente addormentato, attese che la Creatura si avvicinasse. La Strega gli alitò gelidamente in faccia e lo guardò con i suoi occhi di color giallo sulfureo. Fu in quell’istante che il ragazzo, con un balzo fulmineo, le gettò un rosario al collo.

Mentre la tenebrosa Figura si dimenava furiosamente per toglierselo di dosso, il ragazzo recuperò dalla stalla due robuste funi, con cui legò i polsi e le caviglie dell'Entità, intrappolandola.

Ma la Strega, nel suo ultimo tentativo di ribellione, sollevò lo sguardo e lo fissò intensamente. Quello sguardo, carico di un potere oscuro, lo vinse: il giovane cadde in un sonno profondo, come se una nebbia incantata avesse avvolto la sua mente.

Quando infine si ridestò, il giovane uomo, ancora intorpidito dal sortilegio, ebbe un sussulto. Accanto a lui, sdraiata, giaceva una giovane donna, abbigliata di nero, di straordinaria bellezza. Quell’immagine inattesa portava ancora al collo il rosario, e le caviglie e i polsi erano ancora avvolti nelle funi che, solo poche ore prima, avevano imprigionato la Trude.


Note

Cristianizzazione e funzione esorcistica

Anche in questo caso, come in altri già analizzati, assistiamo a una rivisitazione in chiave cristiana della leggenda. Il rosario, uno dei simboli per eccellenza della devozione cattolica, assume il ruolo di strumento liberatorio, capace di soggiogare e neutralizzare la Trude. La stessa funzione, in altre versioni della leggenda, è attribuita al segno della croce o alla recitazione di preghiere, tutti elementi che rivelano l’influenza del cattolicesimo nel reinterpretare antiche figure mitiche.

Origine precristiana della Figura

Occorre però tenere conto di come questa Strega, nelle sue manifestazioni originarie, risalga a un tempo ben lontano dal monoteismo cristiano, radicandosi invece in una tradizione pagana. Si tratta di una figura ancestrale, nata in un mondo che non conosceva né croci né rosari cristiani, e che attribuiva al sacro e al magico caratteristiche molto diverse da quelle introdotte successivamente dal cristianesimo.

In tal senso, l’attribuzione di poteri esorcistici al rosario o alla croce appare come un’operazione di sovrapposizione culturale, un tentativo di contestualizzare antiche credenze popolari all’interno del nuovo sistema religioso.

Sopravvivenza dell'archetipo

Tuttavia, sotto la superficie del racconto, emerge ancora la forza originaria e indipendente di queste figure che, sebbene si cerchi di soggiogarle attraverso simboli cristiani volti a consolidare una nuova visione del mondo, appartengono a un universo culturale più remoto e complesso.






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* Generata con A.I.

Bibliografia

* Raffaelli Umberto, Leggende, Fiabe & Figure immaginarie delle Dolomiti, Editoriale Programma 2019

Sitografia

* Cfr. La Tròta e i Neonati (Val dei Mocheni-Bersntol, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trota-e-i-neonati-val-dei-mocheni.html

* Cfr. La Trud e il Fabbro

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* Cfr. La Tròta (Val di Fiemme, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trota-val-di-fiemme-trentino.html

* Cfr. Malvina, la Donna che conosceva la Morte (Val di Fassa, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/malvina-la-donna-che-conosceva-la-morte.html

* Cfr. La Smara e i molti nomi della Trude: un'analisi del Tormento Notturno tra le Alpi e alcune aree orientali d'Italia.

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-smara-e-i-molti-nomi-della-trude.html

* Cfr.Frau Drude-Trude

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/frau-drude-trude.html

* Cfr. L'Alp

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/l-alp.html






 



venerdì 26 dicembre 2025

La Tròta e i Neonati (Val dei Mocheni-Bersntol, Trentino)

 



Nella Valle dei Mocheni si racconta da generazioni che non bisogna mai lasciare soli i neonati. Una volta, si narra che la Tròta si insinuò nella stanza di uno di loro, durante la notte. Il piccolo, adagiato nella sua culla, dormiva beatamente e la madre, sfinita dalla stanchezza, riposava poco lontano. La Creatura sgattaiolò subdolamente sino alla culla, si chinò e iniziò a succhiare del sangue dal capezzolo del povero bambino, che prese a urlare e piangere. La madre accorse immediatamente, mentre la Tròta si allontanava nel buio.

Sconvolta per quanto era avvenuto al suo piccolo, la donna si recò da una saggia del villaggio e le raccontò cosa aveva visto. L’anziana l’ascoltò, poi le consigliò: «Prendi un piccolo lume e nascondilo sotto un secchio per il latte. Metti poi davanti al secchio una croce. Non appena sentirai il bambino piangere, alza il secchio e osserva cosa succede.» La sera successiva la donna seguì per filo e per segno quanto le era stato suggerito e, nascosta, attese.

La Tròta arrivò puntuale come la notte precedente e, non appena si avvicinò alla culla, la madre alzò il secchio. L’Entità si voltò e, nel momento in cui vide proiettarsi sul pavimento e sulla culla l’ombra della croce, scappò dalla stanza, dileguandosi senza fare mai più ritorno. Da quel momento, la madre pose sopra la culla del piccolo un rametto d’ulivo benedetto, e non ebbe mai più visite sgradite.



Note

Tradizione e innesto cristiano

Nella versione raccolta da Sebesta, nel racconto intitolato L’ombra della croce, ambientato in Valle dei Mocheni–Bersntol (Frassilongo, Roveda, S. Francesco), la figura della Tròta riflette l’incontro tra l’Antica Tradizione e successivi innesti cristiani. In questa narrazione, la Tròta assume i tratti tipici di una delle sue possibili manifestazioni, quella vampirica: di notte si avvicina ai neonati durante il sonno, succhiandone il sangue dai capezzoli.

La dimensione cristiana emerge invece nelle tecniche di difesa adottate dalla madre su consiglio dell’anziana del villaggio. L’ombra della croce, ottenuta mediante un lume inizialmente posto sotto un secchio del latte, svolge una funzione apotropaica, costringendo la Creatura alla fuga. Anche il gesto finale — l’appendere un rametto d’ulivo benedetto sopra la culla — appartiene chiaramente al repertorio cristiano della protezione contro gli spiriti malevoli.

Apotropia e assenza di dispositivo

È significativo, tuttavia, che la Tròta non venga né distrutta né smascherata — come accade, ad esempio, nella leggenda del fabbro Foschin — ma semplicemente scacciata attraverso un insieme di oggetti e segni apotropaici che combinano luce, ombra e simbolismo cristiano.

La leggenda mette così in evidenza la differenza tra un trattamento cristiano dello Spirito perturbante e uno che non lo è, come quello adottato dal fabbro nella narrazione precedente. Se il dispositivo, in senso proprio, si configura come una struttura regolativa capace di imporre una limitazione stabile dell’agire della Trud/Tròta, in questo racconto assistiamo invece all’uso esclusivo di forme apotropaiche cristiane: la croce proiettata dall’ombra del lume e il rametto d’ulivo posto sopra la culla del neonato.

Tali elementi non instaurano una relazione con la Presenza né costruiscono un equilibrio, ma mirano a interrompere l’interazione e a scacciarla, secondo una concezione in cui l’allontanamento equivale all’annullamento dell’effetto nocivo. La croce, infatti, non regola ma spezza il contatto, mentre l’ulivo delimita uno spazio che viene così dichiarato inviolabile. In questo quadro emerge con chiarezza il presupposto cristiano: il Male non si amministra, si scaccia.






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*Generata con A.I.

Bibliografia

* Sebesta Giuseppe, Fiaba—leggenda dell’Alta Valle del Fèrsina e Carta d’identità delle figure di fantasia, Edizione Museo Provinciale degli Usi e Costumi della Gente Trentina—San Michele all’Adige 1973

Sitografia

* Cfr. La Trud e il Fabbro

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trud-e-il-fabbro-val-di-fassa.html

* Cfr. La Tròta (Val di Fiemme, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-trota-val-di-fiemme-trentino.html

* Cfr. Malvina, la Donna che conosceva la Morte (Val di Fassa, Trentino)

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/malvina-la-donna-che-conosceva-la-morte.html

* Cfr. La Smara e i molti nomi della Trude: un'analisi del Tormento Notturno tra le Alpi e alcune aree orientali d'Italia.

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2025/12/la-smara-e-i-molti-nomi-della-trude.html

* Cfr.Frau Drude-Trude

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/frau-drude-trude.html

* Cfr. L'Alp

https://ilblogdilujanta.blogspot.com/2018/12/l-alp.html