1. Albero addobbato con uova, Innichen-San Candido (BZ)
1. L’Origine
dei Simboli Pasquali: lepre, uovo e gallina
Narra
la leggenda di Ostara, Dea della primavera e della fertilità, la
quale in una passeggiata in un bosco ancora avvolto dal gelo
dell’inverno, notò un uccello incapace di spiccare il volo a causa
del freddo pungente. Mossa da compassione, decise di trasformarlo in
un leprotto, sapendo che i piccoli di lepre a differenza di quelli
dei conigli, nascono già formati e dotati di pelliccia, consentendo
così al piccolo di sopravvivere agli ultimi giorni di rigore
invernale. Sorprendentemente, nonostante la trasformazione, l’animale
continuò a deporre uova che da quel momento ebbero i colori
dell’arcobaleno, in onore e ringraziamento alla Dea. La lepre e
l’uovo diventarono così simbolo della stagione primaverile.
Nei
contesti culturali del centro Europa, incluso il Sudtirolo, la lepre
ancora mantiene un ruolo di preminente importanza come simbolo della
Pasqua, eredità diretta delle tradizioni legate alla Dea Ostara,
dove simboleggiava fertilità e rinascita.
Al
contrario, nelle altre Province italiane, si assiste a una
significativa trasformazione di questi simboli iniziali. In una
profonda risemantizzazione della simbologia legata alla stagione di
rinascita, la lepre, tradizionalmente legata ai riti primaverili,
cede il posto al coniglio nelle celebrazioni pasquali. Inoltre,
l’uccello che nella tradizione “mitteleuropea” viene associato
alla gallina, subisce una trasformazione nella colomba che non solo
acquisisce un significato diverso, divenendo portatrice di pace, ma
attinge anche da un contesto religioso e cultuale completamente
diverso. Questa transizione simbolica è ancor più rilevante
considerando l'origine del termine “Pasqua”, che in Italiano
deriva dall'ebraico “Pesach”, integrando così simboli con radici
culturali diverse.
Nonostante
lepre e coniglio appartengano entrambi alla famiglia dei leporidi, le
loro peculiari caratteristiche, sia biologiche che comportamentali,
apportano sfumature distinte ai simboli che rappresentano. La
sostituzione della lepre con il coniglio nelle Tradizioni Cristiane
Cattoliche del resto delle regioni italiane non rappresenta soltanto
un cambio iconografico, ma segnala un’ evoluzione nella percezione
dei valori simbolici associati alla Pasqua. Da un lato, il
mantenimento della figura della lepre nelle aree centro, nord ed est
europee riflette una continuità con le origini pagane della
festività, a cui si è stratificata la ritualità pasquale;
dall’altro, l’adozione del coniglio come simbolo pasquale in aree
come il resto dell’Italia segna una reinterpretazione che si
allinea più strettamente ai cambiamenti culturali e alle influenze
religiose che hanno plasmato la celebrazione nel tempo.
Così,
la figura della lepre, e successivamente quella del coniglietto,
insieme all'uovo, assumono dunque un significato profondo come
simboli di rinascita e fertilità associati alla stagione
primaverile. Questi elementi, radicati nella mitologia e nelle
tradizioni legate a Ostara, si riflettono nelle moderne celebrazioni
della Pasqua, ricordandoci l'eterna ciclicità della vita e il
risveglio della natura.
2.
Tipiche uova multicolori, si trovano in vendita nei supermercati a partire dalla fine di febbraio, inizio di marzo
2.
La lepre: simbolo di fertilità, divinazione e transizione fra i
Mondi
Ostara
è spesso raffigurata come una lepre o come una donna dalla testa di
lepre, non di rado anche con questo animale a fianco, sottolineando il forte legame della Divinità con questo
leporide. Simbolo lunare, la lepre di giorno si nasconde, per rendersi
visibile alle prime luci dell’alba, muovendosi agilmente nell’erba
alta, in un gioco di corsa e danza con le sue compagne, ricordandoci
la lepre marzolina di Alice nel paese delle Meraviglie.
Rappresenta insieme al coniglio, gli aspetti della fecondità e del
rinnovamento. La sua tendenza a mostrarsi maggiormente in momenti di
luce incerta, in quelle ore che vengono considerate “di confine”,
ha fatto sì che fosse considerata intermediaria fra questo Mondo e
gli altri, collegandola ad Ecate, Divinità a cui era sacra proprio
in nome degli stessi attributi lunari.
3.
Ostara, statua in bronzo. Walpurgishalle, Thale (Harz,
Sachsen-Anhalt/Sassonia-Anhalt)
3.
La lepre per i Celti
Per
i Celti, la lepre era vista come animale divinatorio e depositaria
di antica saggezza per questo strettamente legata a fate e streghe.
Essi interpretavano i presagi dal suo modo di correre. Sebbene fosse
allevata in zone quali la Bretagna e l’Irlanda, la sacralità
dell’animale ne vietava il consumo della carne, eccetto che durante
la caccia rituale dell’equinozio, quando diveniva cibo sacro per
il pasto rituale della comunità, che ne ne assumeva simbolicamente
le virtù.
Vale
la pena ricordare come nel corso dell'inverno, la lepre adatti il
colore del suo manto, passando dalle tonalità bruno-grigiastro
simile alla roccia, ad un bianco candido, per meglio confondersi con il terreno ricoperto di ghiaccio e neve. Nelle regioni più
settentrionali, la lepre mantiene il suo manto bianco tutto l’anno
per mimetizzarsi al meglio con l’ambiente circostante.
4.
Uova sode colorate e uova in legno decorate di provenienza est
europea
4.
La lepre nella mitologia mondiale: simbolo di Primavera, Fertilità e
Cicli Lunari
Rivolgiamo
ora la nostra attenzione ai simboli legati all'equinozio di
primavera, noto nel Druidismo come Alban Eilir o
Eiler-Luce della Terra. Questo momento, caratterizzato da un
perfetto equilibrio fra giorno e notte, è espresso dal termine
latino aequus nox-notte uguale. L'equinozio primaverile, noto
anche come vernale, avviene quando il sole attraversa l'equatore, ed
è tradizionalmente celebrato tra il 20 e il 23 marzo, segnando il
passaggio dalla introspettiva stagione invernale, alla rinascita
segnata dallo sbocciare di fiori e frutti. In questo contesto la
lepre diviene simbolo di una fertilità rigogliosa, riflettendo la
prontezza del terreno per la semina e il sorgere dei frutti della sua
gestazione.
La
lepre si manifesta in numerose tradizioni in tutto il mondo,
spaziando dalle culture europee a quelle asiatiche ed africane. Si
dice che i disegni sulla superficie lunare siano impronte di lepri, o
addirittura le lepri stesse, a testimonianza dell'associazione lunare
di questo animale. Nella tradizione buddhista, è raccontato di come
Buddha incontrò una lepre disposta a sacrificarsi balzando nel fuoco
per placare la sua fame e in onore a tale gesto impresse l'immagine
dell'animale sulla superficie lunare. In Cina, la lepre è
simbolicamente rappresentata con un mortaio e pestello per preparare
l'elisir dell'immortalità. Ancora in Cina e più diffusamente nel
resto d’Oriente, a sottolineare il suo legame con la Luna, credenza
vuole che la lepre possa partorire solo guardando il satellite.
Persiste in queste Culture, la superstizione che collega la visione
lunare al parto umano: si riteneva che se una donna avesse partorito
guardando il satellite terrestre, il nascituro avrebbe potuto avere
il labbro leporino. Nell’Antico Egitto, Osiride, dopo essere stato
smembrato e gettato nelle acque del Nilo, assume talvolta le fattezze
di lepre, conferendole una sacralità tale da vietarne la caccia.
Nelle
tradizioni europee, nella Mitologia Norrena, la Dea Freya è
descritta con lepri come ancelle. La lepre nell'antichità, oggi
parzialmente sostituita dalle rappresentazioni popolari del
coniglietto, condivide con quest'ultimo un tratto distintivo: la
notevole fertilità, simboleggiata nell'iconico dono dell'uovo.
5. Ostermarkt Innsbruck-Mercatino di Pasqua di Innsbruck
5.
Due strade per una parola: l'evoluzione etimologica di “Lepre” in
Italia e Germania
L’etimologia,
ovvero lo studio dell’origine delle parole e della loro evoluzione
nei secoli, offre il prezioso vantaggio di fornire una panoramica su
come, riflettendo le variazioni di un contesto culturale, i termini
si trasformino in forma, significato e uso all’interno di una
lingua o fra lingue diverse.
Esaminando
la radice più antica nota, possiamo cogliere non solo il principio
di utilizzo di un termine, ma, più significativamente, la cultura e
la visione del mondo che esso manifesta. Di conseguenza, l’origine
di una parola diventa un ponte tra il linguaggio e la percezione di
una cultura che esprime quel termine.
Ci
accingiamo ora ad analizzare l’etimologia del termine "lepre",
comune a molte lingue europee, che ci fornisce un esempio emblematico
di come uno stesso concetto possa radicarsi in modi linguisticamente
differenti, evidenziando specifici percorsi storici e culturali.
Partendo
da questo assunto, focalizzeremo l’attenzione sulle varianti
italiana e tedesca del termine; questo al fine di esplorare e
confrontare le etimologie con l’intento di comprendere più
profondamente sia le differenze che le somiglianze. Proprio
attraverso i confini linguistici che analizzeremo, il termine “lepre”
rivela significati che, sebbene convergano verso lo stesso animale,
seguono percorsi distinti.
Il
termine “lepre” in Italiano si riferisce ad un animale
appartenente alla famiglia dei leporidi, all’interno dell’ordine
dei mammiferi lagomorfi. La lepre è caratterizzata da un manto
tendenzialmente grigio scuro, una coda corta, orecchie lunghe e zampe
posteriori adatte ad effettuare lunghi salti. La voce latina “lēpore”
attinge, secondo un primo collegamento linguistico, probabilmente dal
substrato libico-iberico. Secondo un diverso nesso etimologico, fu
adottato dai rimatori del Trecento nella forma dotta di “lepore”
ed in quella francese di “lièvre” come in Dante.
Molto
ricercata per la prelibatezza della sua carne, se ne trova
attestazione documentaria già prima del 1321, come anticipato sopra,
in Dante, oltre che in ricettari romani della prima metà del 1400
nella denominazione di “lepere”. Il termine compare già in
differenti espressioni trecentesche: lepre, levre, lièvre, lievore.
La prima documentazione scritta di “leprotto”, inteso come lepre
giovane, la rileviamo nel 1560.
Il
vocabolo tedesco “Hase”, invece, compare antecedentemente l’8° secolo. In
Medio Alto Tedesco, "has(e)", così come in Antico Alto
Tedesco "has(o)" e in Basso Tedesco Medievale "hase",
deriva dal proto-germanico "*Hasôn1", che
significa proprio "lepre". Questo termine proto-germanico
si affianca a una variante con un leggero cambiamento grammaticale,
"*hazôn", che si ritrova in Antico Nordico come "heri"
e in Anglosassone come "hara". La diffusione del termine
attraverso le lingue germaniche mostra l'importanza culturale e
ambientale della lepre nelle società antiche.
Interessante
è il legame con il Proto-Indoeuropeo "*koso-/ón", che
suggerisce una radice ancora più antica per "lepre",
condivisa anche in Antico Indiano ("śaśá-", dove la
seconda "ś" deriva da un processo di assimilazione), in
Prussiano Antico ("sasins") e trovando una corrispondenza
in Gallese con "ceinach". Questa connessione indoeuropea
amplia la nostra comprensione di come la lepre fosse percepita nelle
diverse culture antiche.
La
parola "lepre" sembra originariamente significare "il
Grigio", un riferimento al colore del manto dell'animale. Questo
legame tra l'animale e il suo colore è evidente in diverse lingue,
come nel Lituano "širvís" (lepre) derivato da "širvás"
(grigio), e si ritrova in Anglosassone come "hasu"
(grigio-marrone), in Antico Nordico come "hǫss" (grigio),
e oltre il Germanico, nel Latino "cānus" (grigio), che
proviene dalla radice "*kasno-2".
Il
termine ha trovato la sua strada in molte lingue moderne, come
dimostrano l'Olandese "haas", l'Inglese "hare",
lo Svedese "hare" e l'Islandese "heri",
attestando la persistenza e l'adattabilità di questa parola
attraverso i secoli.
L’analisi
di cui sopra esplora le profondità storiche e linguistiche del
termine “lepre”, permettendoci di aver visione di come il
linguaggio umano, sia riflesso ed al tempo stesso componga il mosaico
dell’interazione umana.
6.
Addobbi primaverili, Innsbruck
6.
La Lepre e l'Uovo: Viaggio Simbolico tra Cultura, Tradizione e
Trasformazione
Nel
contesto ebraico-cristiano, purtroppo, la lepre assume connotazioni
negative: considerata impura nel Deuteronomio e nel Levitico, nel
Cristianesimo viene spesso associata a paura e timidezza. In diverse opere
artistiche è spesso raffigurata sotto i piedi di una santa,
rappresentando la dicotomia tra verginità e peccato della carne.
Nel
Medioevo, la lepre divenne simbolo di sventure e si riteneva che le
streghe potessero trasformarsi in questi animali. Si affermava che le
ferite inflitte alle lepri fossero rinvenibili sui corpi delle donne
accusate di stregoneria il giorno successivo. La lepre bianca, in particolare, era
considerata presagio di morte.
Tuttavia,
in altre
Culture, la narrazione cambia significativamente.
Presso i Nativi
Americani,
la Grande
Lepre è
venerata come simbolo eroico dell’alba
nascente, capace di creare e trasformare. Per i Greci era sacra ad
Afrodite ed a suo figlio Eros.
Similmente,
nel contesto pagano, la lepre di Ostara,
rappresenta rinascita e fertilità, incarnando la capacità di
trasformazione emblematicamente rappresentata dall’uovo. L’uovo,
antichissimo simbolo
cosmico
pre-cristiano,
esprime la doppia nascita:
la prima
volta al
momento della deposizione, e la seconda alla schiusa. Questo ciclo
riflette lo spuntare dei primi germogli, metafora del guscio che il
pulcino dovrà rompere per venire alla luce. L’uovo, similmente
alla terra, protegge e nutre la vita che contiene sino alla sua piena manifestazione. Nei
tempi antichi, quando gli Dei erano onorati, le uova venivano
scambiate sotto un albero ritenuto “magico” nel villaggio,
legando così Ostara ai culti arborei.
7.
L'Osterbaum-albero di Pasqua, simboli ancestrali rivestiti di nuovo significato
dal Cristianesimo
7.
Uovo Cosmico e cicli di rinascita: simbologia antica della Primavera
Sumeri
e Babilonesi condividevano la credenza in un principio cosmico
comune, secondo cui una colomba sorvolava le acque del caos,
infondendo loro vita, trasformando così la potenzialità in
esistenza concreta. Nei miti di queste due Civiltà la colomba era
associata, però, ad un altro animale: il serpente, quindi
rifacendoci a queste Tradizioni, l’uovo
primordiale era un uovo di serpente. Analogamente, nella mitologia
egizia, l’uovo cosmico emerge dalla bocca di un serpente di nome
Kneph. Parimenti, la mitologia greca, in particolar modo
nell’Orfismo, racconta di un uovo a cui è legato il mistero
dell’esistenza, sovente rappresentato avvolto dall’Ouroboros,
mitico serpente che si morde la coda in manifestazione di eterno
ritorno.
Questi
simboli, intrisi di significati legati alla rinascita ed al
rinnovamento, persistono nelle celebrazioni della primavera e della
Pasqua, conducendoci attraverso tutta una serie di ritualità che,
per le aree germanofone dell’Europa, ci riportano a un passato
remoto, decisamente anteriore all’era cristiana.
Tra
le tradizioni europee pre-cristiane legate alla primavera, vi era
quella che prevedeva uomini mascherati con pelli di animali e paglia,
aggirarsi per i boschi, per indurre l’inverno ad allontanarsi.
Parallelamente, giovani fanciulle vestite di bianco e ornate di
fiori, spuntavano da rocce ed anfratti invocando l’avvento di
Ostara.
8.
Uova dai colori pastello in vetrine di pasticcerie. Chur-Coira (CH)
9.
È usanza addobbare sia l'interno che l'esterno delle case, ma anche di negozi, bar, ristoranti in
primavera. Un esempio esterno è questo vaso in foggia di uovo che accoglie fiori
di primule e rami di gattici uniti insieme da nastri colorati di
giallo
8.
Ostara: Radici e Riflessi di una Divinità della Primavera
Le
informazioni disponibili su Ostara o Eostre/a nella forma inglese del
suo nome, da cui deriva Easter (Pasqua in Inglese), sono
piuttosto scarne. Le prime menzioni risalgono a Beda il Venerabile,
storico e monaco vissuto tra il 673 e il 735, divenuto poi santo
della Chiesa e celebrato il 25 maggio. Negli studi riportati nel suo
libro “De Temporum Ratione”, nel capitolo XIII, Beda cita
brevemente e senza particolari descrizioni, due Divinità: Ffrede
(Rhede) ed Edstre (Eostra), come le eponime dei mesi di marzo e
aprile, definendole espressamente “Antiche Dee della sua gente”
che diedero origine ai nomi di Redmonath (marzo) e
Eosturmonath (aprile).
Un
ulteriore riferimento storico ci viene dall’autore
latino, Eginardo (Fr. Eginard, Ted. Einhard, Lat. Einhardus 770 — 840), il principale biografo di Carlo
Magno, che identificò il mese di aprile come Dstarmdnoth.
Ancora oggi, in Tedesco, il mese tipicamente associato alla Pasqua è
aprile, ed è anche denominato Ostermonat.
Ciò suggerisce quanto il culto di
questa Dea fosse radicato.
Il
nome Ostara contiene nel suo nome la radice "Ost" che
ancora oggi in Tedesco indica l’oriente, e la cui etimologia
sembrerebbe provenire da "aus" o "aes" ovvero
l’est; sarebbe dunque la Dea dell’alba o del sole nascente.
Questa divinità, in effetti, è rappresentativa di maggiore calore,
luce, rinascita e crescita. È manifestazione quindi di ciò che
con la Festa di Imbolc pulsava sotto la terra e timidamente iniziava
ad emergere.
10. Ostermarkt Innsbruck-Mercatino di Pasqua di Innsbruck, notare come su alcune delle uova (sulla sinistra) compaia la coccinella, altro simbolo del periodo primaverile.
11. 12.Uova di Pasqua, Val Gardena e Innsbruck fine XIX e XX secolo. Tiroler
Folkskunst Museum-Museo Tirolese di Arte Popolare, Innsbruck
9.
Ostara: crocevia di albe e Tradizioni nella ricerca germanistica
Friedrich
Kluge (Colonia 1856 — Friburgo in Brisgovia 1926), eminente
germanista, ha sostenuto la tesi di Ostara come Divinità germanica.
Nel suo rinomato Etymologischen Wörterbuch der deutschen Sprache (Dizionario etimologico della
lingua tedesca), fa riferimento al ricercatore Leopold von Schroeder
(Indianista: Tartu, Estonia 1851 — Vienna 1920), il quale evidenzia
come Ostara non sia l’unica Divinità dell’alba e del nuovo
giorno. Von Schroeder traccia parallelismi con Divinità quali: la
lituana Ausrine, la lettone Auseklis, la romana Aurora,
la greca Eos e l’indù Ushas, tutte figure divine
accomunate dalla stessa caratteristica del nuovo sorgere.
È
interessante notare come, nelle regioni del nord della Germania, in
Basso Tedesco, il termine "Paschen" (Pasqua) fosse utilizzato
nel Medioevo, molto probabilmente derivando dalla parola ebraica
Pesach.
Tuttavia
la natura precisa di Ostara-Eostre rimane avvolta nel mistero, con
alcune teorie che la indicano come una Divinità regionale, forse
venerata in zone collinari e montuose. Le critiche riguardo la
mancanza di fonti certe nelle attestazioni di Beda il Venerabile, con
la motivazione che non si conoscono le sue fonti, rischiano di
diventare tendenziose. Del resto studiosi del calibro di Max Manitius
(filologo e storico Dresda 1858 — 1933), lo elogiò come «il più
grande erudito dell’Alto Medioevo». Michael Lapidge, nella sua
prefazione del 2006 all’opera Storia degli Inglesi,
enfatizza l’impegno di Beda nella ricerca, nell’insegnamento e
nella scrittura, citando la toccante lettera che Cuthbert, suo
allievo e discepolo scrisse a testimonianza della sua eccellenza
letteraria, negli anni immediatamente successivi alla morte del
maestro nel 735 (pag. XLIV) «[…]Ciò che è sicuro, invece è che
dedicò la sua vita, come lui stesso ci dice nell’Historia
Ecclesiastica (V XXIIII 2) a studiare, insegnare e scrivere; del
suo livello come scrittore è testimonianza il vastissimo corpus
delle opere pervenute fino a noi[...]».
Pertanto,
Beda, noto anche per la raccolta delle tradizioni orali del suo
tempo, merita fiducia, riguardo le seppur poche informazioni su
Ostara.
13. Addobbo fuori da un ristorante
10.
Ostara nelle Tradizioni: Da Beda ai Fratelli Grimm e il Sincretismo
Pasquale
Un
millennio dopo il Venerabile Beda, i fratelli Wilhelm (Hanau 1786 —
Berlino 1859) e Jakob Grimm (Hanau 1785 — Berlino 1863),
raccolsero tradizioni orali in quella Regione che sarebbe poi
diventata la Germania, scoprendo attestazioni che narravano di Ostara
e delle sue celebrazioni che cadevano dopo la luna piena successiva
all’equinozio di primavera.
Con
il Concilio di Nicea del 325, venne deciso che la Pasqua cristiana si
festeggiasse indipendentemente da quella ebraica, la prima domenica
dopo il plenilunio che seguiva all’equinozio. Specialmente Jacob
nella sua Deutsche Mythologie Vol. I sostiene che l’idea
della resurrezione fosse un elemento fondamentale della celebrazione
della Dea Ostara e che Ostara o Eastre può quindi esser stata una
divinità dell’alba radiosa e della luce nascente, una Divinità
gioiosa quanto salvifica, la cui concettualità è stata usata per la
festa della resurrezione del Dio cristiano.
14. 15. 16. "Pirhi" Uova di Pasqua decorate a mano della Tradizione Slovena. Slovenski Etnografski Muzej-Museo Etnografico Sloveno, Ljubljana-Lubiana
11.
Ostara: Tra Antiche Consacrazioni e Radici Proto-Germaniche
Una
nuova ipotesi sull’origine della parola Ostern emerge dagli
studi di Jürgen Udolph, filologo dell’Università di Lipsia.
Questi studi mostrano una possibile correlazione del nome Ostara
anche con il proto-germanico Austr che non solo significa est
ma anche acqua, collegandosi al termine Ausa che
significa versare acqua. Questa associazione richiama un
concetto oggi noto come battesimo.
Del
resto Germani e Celti, interagendo lungamente specialmente nelle aree
lungo il Reno, influenzarono vicendevolmente le proprie Culture. Tra
gli Antichi Scandinavi, era diffusa una pratica chiamata appunto
Ausa vatni, un rito di consacrazione dei neonati, che
prevedeva il bagno del capo bagnandone il capo con acqua di fonti
particolari, e l’attribuzione di un nome, che ricorda per
similitudine il battesimo cristiano.
Da
punto di vista linguistico sappiamo che il termine Austro ed
il suo femminile Austra, sono forme proto-germaniche, presenti
nella Cultura Norrena appunto, nella forma del Nano Austri,
entità maschile legata alla direzione dell’est.
Nel
1958, nella zona di Morken-Harff nella Bassa Renania, non
lontano da Colonia e Bonn, sono state scoperte ben centocinquanta
pietre ed un altare votivo chiaramente dedicato a tre Matrones,
Divinità nel numero di tre ed in età matura (in rari casi due donne
più vecchie ed una più giovane) spesso rappresentate con attributi
di fertilità, come cesti di frutta, pani, bambini. Questo
altare che riporta l’acronimo latino V.S.L.M. rappresenta il
ringraziamento per un voto esaudito da queste Divinità, che seppur
oggi possiamo confermare essere di origine germanica e non celtica,
sappiamo avere come epiteto Austriahenae —
Le Madri delle Tribù
dell’Est.
Queste
scoperte supportano l’ipotesi di una correlazione fra la
Ostara/Eostre celtica e le Matrone germaniche legate all’Est, il
cui culto si estendeva a popoli vicini ma etnolinguisticamente
diversi.
Località
tedesche che riflettono la connessione con Ostara le troviamo in:
Bassa Sassonia ad Osterode am Harz, Osterholz, Osterbruch,
Ostercappeln, Osterwald; Osterburg, Osterfeld, Osterwiek in
Sassonia-Anhalt e Osterburcken nel Baden-Württemberg. In Baviera
troviamo Osterofen, mentre l’Austria-Österreich il cui nome evoca
la Dea della Primavera ospita località come Osterwitz in Stiria e
Ostermiething in Alta Austria, legando ulteriormente, il Culto di
Ostara al territorio germanico.
17. 18. Uovo che rivela la simbologia della gallina tra fiori rigogliosi e
colorati, testimoniando la ricca tradizione ucraina. La foto
seguente, con lepri e galline vivacemente decorate,
evidenzia come tali simboli siano diffusi non solo nel centro-nord
Europa, focus principale di questo articolo, ma si estendano anche ai
Paesi dell'Est.
12.
Rituali di Primavera: Tradizioni di Fertilità e Rinascita
Nel
cuore delle celebrazioni primaverili e pasquali, questa che è e
rimane una Festa del Fuoco, si distingue per la ricchezza di
tradizioni e rituali che la animano, particolarmente vivi in questa
Regione, come anche in Austria e Germania.
12.1
Feldweihe,
la consacrazione del campo
È
un rituale che i contadini celebrano ancora
adesso,
avviene in concomitanza con l’equinozio di primavera. Si tratta di
disperdere ai quattro
angoli del campo: menta piperita, rami di salice, erbe aromatiche e
primule, dedicandole alla "primavera". Al centro del campo si conficca e accende una
candela bianca
chiedendo un tempo bello che porti raccolti ricchi e rigogliosi e
per proteggerli da tempeste. Anche la forma di questo rituale ricorda l’unione del Femminile e del Maschile, la candela un chiaro simbolo fallico che penetra il terreno, è accesa a
rappresentare il calore del fuoco, e l’invocazione ai quattro
angoli del campo, richiama gli auspici
di fertilità massima e di protezione di tutto ciò che potrà
nascere dall’utero-madre della profondità del suolo.
12.2 Scheibenschlagen o
lancio dei dischi ardenti
È
una tradizione radicata nella cultura alpina tirolese estendendosi
anche in Baviera, in Svizzera ed in Friuli sulle Alpi carniche, dove
è chiamata Tir des cidulis. Questa pratica si svolge
generalmente la prima domenica di Quaresima, trovando particolare
risonanza nella Vinschgau-Val Venosta, in località di
Planol/Pianvenna a Malles.
Questa
domenica chiamata tradizionalmente Holepfannsonntag o
Funkensonntag si rivive e tramanda una tradizione di origine
celtica che consiste nello sbattere, posizionati su colline scelte
precedentemente dalla comunità e denominate Scheibenbichl,
dischi o piatti, gli Scheiben appunto giù dalla collina. Il
rumore prodotto dai dischi incendiati e fatti oscillare prima del
lancio, serve a scacciare definitivamente l’inverno, e a propiziare
la fortuna del lanciatore e del territorio circostante, con la
distanza del lancio a simboleggiare l’auspicio di prosperità.
Oggi
la festa coinvolge prevalentemente i giovani, impegnati nel taglio
dei giovani alberi, per creare i Larmstangen o Kasfängga
o Hex che assumono forme geometriche specifiche: il triangolo,
il rombo o la croce, che vengono issati con metodi che riportano a
tempi antichi e rappresenteranno un falò ancestrale visibile da
distanze considerevoli.
Con
il calare del crepuscolo, il fuoco divampa sulla collina mentre i
giovani impugnano verghe di nocciolo su cui verranno messi i dischi
di legno di betulla spessi circa 2 cm, di forma circolare o
quadrangolare, dal diametro variabile dai 6 ai 15 cm e con un foro al
centro che permetterà di fissarli su bastoni dalla lunghezza di 1-2
metri e che sono lasciati su braci e trasformati in tizzoni ardenti.
19. Scheibenschlagen o lancio dei dischi ardenti
20. "[...] Il rumore dei dischi incendiati e fatti oscillare prima del lancio, serve a spaventare ed allontanare in maniera definitiva l’inverno [...]"
21''[...]I giovani impugnano verghe di nocciolo su cui verranno
messi i dischi di legno di betulla spessi circa 2 cm, di forma circolare o
quadrangolare [...]"
Così
prima il tiratore creerà suggestive forme circolari, generate
dall’oscillazione dei bastoni,
che batterà poi su un angolo a creare il lancio, accompagnato
dall’urlo di una cantilena talvolta
in rima, volta ad attirare fortuna e fertilità, o esprimere
sentimenti di amicizia quanto di antipatia. Dalla
vetta della collina, il falò testimonia questa pratica millenaria,
collegata a culti della fertilità e considerata di buon auspicio per
i futuri raccolti, che in questa zona erano
particolarmente importanti, in quanto
considerata il granaio di questa regione alpina. Più a lungo,
dunque, arderà il falò, mentre i dischi vengono lanciati più
lontani possibile, più grande
sarà l’augurio di un raccolto rigoglioso nella stagione a venire.
Oggi le cantilene sono rivolte al
Signore, ma i falò che testimoniano questa ritualità talvolta
possono assumere forme simboliche ed essere fatti con alberi ricoperti di paglia in forma di
croce, o effigi di strega, o rappresentare immagini di vulva, la
vulva di questa Madre di Fertilità.
"Die Scheib, die Scheib in meiner Hand,
ich schlag sie weit ins Land
dass Friede und gute Erntezeit
der Herrgott hier ins verleiht"
Traduzione
"Lancio il disco con le mie mani, lo lancio lontano affinchè il Signore ci accordi pace e un buon raccolto"
22.
23. Forme create dallo Scheibenslagen
24.
"[...] I falò che testimoniano questa ritualità talvolta
possono assumere forme simboliche ed essere fatti con alberi
ricoperti di paglia in forma di croce, o effigi di strega, o
rappresentare immagini di vulva, la vulva di questa Madre di
Fertilità."
12.3 Holepfannsonntag nel Voralberg (A)
La stessa tradizione, denominata anche Küachlisonntag o Alte Fastnach, si ritrova anche nella regione alpina dell’Algovia presso Oberstdorf sulle Alpi Bavaresi, nella Foresta Nera, in Svizzera, e nel Voralberg austriaco,
oltre che in
località
tirolesi
come
Landeck,
Flirsch, Schnann. Qui è
usanza allestire falò che portano in cima una figura denominata la
strega, tradizionalmente
vestita di
paglia. La più antica
attestazione di
questa usanza,
confermata
da fonti
storiche, risale al 1090
quando un incendio arse il monastero benedettino di Lorsch in Assia,
colpito proprio da un disco infuocato scagliato da alcuni ragazzi, la
sera del 21 marzo.
Documentazioni successive,
risalenti ai secoli XV,
XVI e XVII confermano
la persistenza del rituale
nelle aree di
Basilea,
Lucerna,
Bregenz e
Innsbruck.
L’inserimento
di
una bambola di paglia in cima
ad alcuni falò rappresenta un’introduzione recente introdotta a
partire dal XIX secolo.
25. Holepfannsonntag nel Voralberg (A)
12.4 Osterfeuer
Esistono
anche altri tipi di falò, noti come Osterfeuer, ovvero i
“fuochi di Pasqua” che seguendo la tradizione di questi accesi
precedentemente, ardono il Sabato Santo o la Domenica di Pasqua. La
prima attestazione di questi fuochi si ha intorno al 1550 circa,
collocandosi sempre fra Germania ed Austria. In cima alla catasta di
legno in alcune zone viene messo un manichino che rappresenterebbe
Giuda. Le ceneri, successivamente, verranno sparse sui campi, come
rito per propiziare un abbondante raccolto.
26. [...]Esistono
anche altri tipi di falò, noti come Osterfeuer,
ovvero i “fuochi di Pasqua” che seguendo la tradizione di questi
accesi precedentemente, ardono il Sabato Santo o la Domenica di
Pasqua [...]
12.5
Palmbusch
Il
Palmbusch è una tradizione che ha luogo la Domenica
delle Palme. Prima di questa festa, vengono preparati dei mazzi di
rami di gattici chiamati Palmkätzlein, che sono in realtà
rami di salix caprea — il salice delle
capre. L’ etimologia di questo nome ci ricollega a due parole
celtiche: sal con il significato di vicino e lis con
quello di acqua, in quanto la pianta cresce tendenzialmente nei
pressi di corsi d’acqua.
A
questi rami, oltre ai gattici, sono aggiunti bosso, ginepro, tasso,
abete o tuia e fiocchi colorati. Il complesso viene poi fissato a
lunghi bastoni e portato in chiesa dai bambini, per ricevere la
benedizione. Queste composizioni cariche di significato, sono viste
come protettrici della casa dal maltempo, in particolare dai temporali estivi. Una
volta essiccate, queste composizioni vengono impiegate nelle
fumigazioni tradizionali delle Raunachte, le cosiddette Notti Fumose, corrispondenti alle Dodici Notti Solstiziali d'Inverno.
27.
[...] Palmkätzlein,che sono in realtà rami di salix
caprea, il
salice delle capre. L’ etimologia di questo nome ci ricollega a due
parole celtiche: sal con
il significato di vicino e lis con
quello di acqua, in quanto la pianta cresce tendenzialmente nei
pressi di corsi d’acqua.
È
particolarmente rilevante la scelta del salice, considerata una delle
piante magiche, a partire dalle sue proprietà curative utilizzate
ancora oggi, e per la sua capacità di proteggere dai malefici, e tradizionalmente è la pianta usata anche per la costruzione delle scope delle streghe. È una delle prime piante a fiorire, da febbraio
ad aprile, predilige il sole e terreni umidi e cresce in aree prettamente montane, fino ai 1600 metri sul livello del mare, mentre è completamente assente nelle zone costiere. Le sue infiorescenze
sono dette amenti.

28. 29. 30. 31. "[...] A questi rami, oltre ai gattici, sono aggiunti bosso, ginepro, tasso, abete o tuia e fiocchi colorati. In Austria si aggiungono anche piccoli Bretzel senza sale e senza lisciva evitando così di sviluppare l'intensa tonalità marrone scuro caratteristica di questo pane. Il complesso viene poi fissato a lunghi bastoni e portato in chiesa dai bambini, per ricevere la benedizione. [...]Interessante è anche notare come la corteccia con il passare degli anni, mostri fessure longitudinali di forma romboidale, richiamando i falò pasquali di cui abbiamo parlato più sopra.
32.33. Amenti di salix-caprea -
gattici della tradizione primaverile
34. Tronco di salix-caprea
Il salice contribuisce all’ecosistema come albero mellifero, fornendo nettare alle api per la produzione di miele. Il nome popolare con cui sono conosciuti i rami gattici o anche misici, deriva dagli amenti bianco-setosi e “pelosi” che ricordano le code dei gattini, mentre il termine latino caprea, indica quanto le capre ne vadano ghiotte.
12.6
L’Osterbaum: l’albero
di Pasqua
Il
Giovedì
Santo,
nelle
famiglie
di
Tradizione
Cattolica,
soprattutto in quelle in cui
vi è la presenza di
bambini,
vengono decorate le uova che
saranno apposte sull’ Osterbaum-l’albero
di Pasqua: una
composizione di rami di
gattici messi in vaso ed
addobbati per l’occasione con uova appese. L’addobbo potrà
essere fatto anche all’esterno dell’abitazione, decorando un
albero appartenente alla casa. Uova sode colorate, spesso nei colori
dell’arcobaleno, si trovano in vendita fin dalla fine di febbraio o
inizio di marzo, in negozi
e supermercati, insieme a
leprotti e galline di cioccolata o comunque dolci di ogni forma, tendenzialmente non troppo grandi. Sebbene nei supermercati, specialmente delle città più grandi, sia possibile trovare uova con sorpresa di dimensioni più generose, queste non riflettono la tradizione più autentica della zona, caratterizzata da dolci dalle misure più contenute. Le uova sempre di
cioccolata di piccola o media
dimensione, saranno nascoste e
cercate, dopo il pranzo di
Pasqua, in giro per il giardino di casa dove un leprotto birichino,
l’Osterhase,
li ha nascosti. Curioso anche notare come
madrine e padrini usino
regalare pandolci a forma di leprotto ai nipoti maschi e di
gallina alle nipoti femmina.

35. Osterbaum-albero di Pasqua, Innichen-San Candido (BZ)
36."[...]Curioso
anche notare come madrine e padrini usino regalare pandolci a forma
di leprotto ai nipoti maschi [...]
12.7
L’Eierpecken
Un’altra
curiosa tradizione è quella dell’ Eierpecken,
conosciuto anche come Osterpecken,
Preisguffen
o
Goggele pecken, che
si traduce nel gioco
del combattimento con le uova.
In questo gioco
due bambini si sfidano a
colpi di uovo, usano le punte
prima e poi la
parte piatta. Vince chi
rimarrà con
l’uovo intatto più a
lungo.
Conclusioni
L’articolo
intende esplorare la simbologia e le tradizioni legate ad Ostara,
radicate nell’antichità pre-cristiana, che ancora oggi risuonano
nelle celebrazioni pasquali specialmente di area germanofona. Ostara,
con i suoi emblemi della lepre e dell’uovo incarna il risveglio
della natura e la rinascita della primavera, riflettendo i cicli di
vita, morte e rigenerazione che regolano l’esistenza.
Il
testo mira ad evidenziare la distinzione tra le radici di Ostara
celebrata nei mesi di marzo ed aprile e la Pasqua cristiana, una
festività mobile che cade nello stesso periodo, ma che originano da
presupposti cultuali distinti. Evidenzia come il Cristianesimo abbia
integrato, attraverso un processo di appropriazione culturale già
visibile nelle celebrazioni natalizie, elementi di tradizioni
arcaiche. La trasformazione della lepre in coniglio e l'adozione
dell'uovo pasquale rappresentano un ricalco dei temi di fertilità e
rinascita, riconfigurati nel contesto della resurrezione e redenzione
cristiana.
Attraverso
questa analisi, si invita ad una riflessione critica su come simboli
e riti millenari siano stati reinterpretati ed adattati.
Riconoscere
queste intersezioni e trasposizioni non solo serve a rendere
giustizia al patrimonio storico, ma anche ad arricchire la
comprensione della nostra eredità collettiva, intrisa di significati
profondi e simbolismi anche nelle festività moderne.
Tutte
queste usanze che si perdono nella notte dei tempi, ci mostrano come
attraverso i suoi simboli e rituali ancora vividi di significati,
Ostara sia ancora ben presente nelle ritualità primaverili. Ostara
colei che sorge con i raggi più caldi del Sole della primavera, dopo
il freddo ed il buio dell’inverno. Ostara la Dea che risorge a sé
stessa.
_________
*
Tratte dall'archivio personale laddove con firma filigrana
*
19. e 23. guidaaltoadige.blogspot.com
*
29. meinekirchenzeitung.at
*
30. press.austria.info/de
*
31. salzburgerland.com
*
Dove non esplicitamente evidenziato crediti su richiesta.
Se
sei l'autore di una delle immagini pubblicate e desideri che venga
aggiunto un credito o che l'immagine venga rimossa, ti prego di
contattarmi.
Bibliografia
*
Beda, Storia degli Inglesi
Vol.I. (introduzione) a
cura di Michael Lapidge,
Mondadori Editore 2008
*
Conte Cavagna Sangiuliani di Gualdana Antonio, Nuovo dizionario
geografico universale statistico storico commerciale
tomo IV parte I, Giuseppe Antonelli Editore 1845
*
Cortellazzo Manlio e Zolli Paolo, DELI – Dizionario Etimologico
della Lingua Italiana. Seconda Edizione a cura di Cortellazzo
Manlio e Cortellazzo Michele A. Zanichelli 2022
*
Fattore Roberto, Feste pagane, Macro Edizioni 2004
*
Grimm Jacob,
Teutonic
Mythology
Vol.
I
(Cap
XIII),
Jacob Bell
and Sons
1882
*
Heinz Sabine, I simboli dei Celti, Edizioni il Punto
d’Incontro 2008
*
Kluge Friedrich, Etymologisches
Wörterbuch der deutschen Sprache. Bearbeitet
von Elmar Seebold, 23. Erweiterte Auflage,
Walter de Gruyter 1995
*
Lecoutex Claude, Dizionario della
mitologia germanica,
Argo 2007
*
Monaghan Patricia, Figure di donna nei miti e nella leggenda,
Edizioni Red 2004
*
Rangoni Laura, Gli animali magici, Xenia Edizioni 2005
Articoli
e monografie on line
*Rimola
Laura Violet, Il Tempio della Ninfa: Eostre,
l’Alba
della Primavera
https://www.tempiodellaninfa.net/
*
Romanazzi
Andrea, Due Passi nel Mistero: Le
Tradizioni
Pasquali.
Tra
antiche
divinità
nordiche
e
simbologie
pagane
http://www.duepassinelmistero.com/
Filmografia-Documentari
*
Schönegger Hubert:
Un presente da mille anni,
le tradizioni nelle Alpi
Sitografia
*www.artedea.net
*www.eldaring.de
*https://guidaaltoadige.blogspot.com/
*www.questico.de
*www.sprachauskunft-vechta.de
*www.suedtirol.com
*www.verdiincontri.com
*www.wikiwand.com